Acr Messina, progetti falliti e speranze deluse: la Serie D ed il coraggio di ripartire

L’Acr Messina dice addio la Serie C ed al calcio professionistico, per ripartire dalla Serie D

Messina-StadioUna sensazione di vuoto enorme, un epilogo disastroso per la squadra, per ll’intera città ed una una tifoseria importante che  per la terza volta in 24 anni dovrà ripartire dai dilettanti. Arduo il compito di realizzare tutto ciò, un incubo già vissuto e scongiurato da molti sino a Venerdì, poi il verdetto: per la terza volta in meno di 30 anni il Messina scompare dalle mappe professionistiche. Fino alla fine abbiamo sperato che il tutto potesse risolversi, ma così non è stato, restano tanti  dubbi,questioni irrisolte e tanta amarezza. Ha fallito Franco Proto e “la sua piccola squadra di lavoratori appassionati che ci hanno provato o chi ci ha abbandonato portando quel paziente in fin di vita sul lettino e scappando via”, l’Acr Messina non ha presentato il ricorso contro l’esclusione dal campionato di Serie C 2017/2018, non è stata stipulata la polizza fideiussoria necessaria per l’iscrizione al prossimo torneo professionistico  e le garanzie fornite dal club giallorosso non sono state accolte dall’organo di controllo.

3.-Proto-1024x768Una società che non  ha avuto il supporto della città e di quella classe imprenditoriale utile a tenere in vita  il calcio che conta in riva allo stretto, una città  rimasta incredibilmente “indifferente al nostro sforzo, al nostro tentativo”. Il sindaco Accoriniti basito, spaesato dinanzi a previe rassicurazioni e pacche sulle spalle ha assistito inerme al lento fallimento del Messina Calcio, non che la colpa dei debiti ereditati sia del Presidente o del sindaco, ma le parole alla fine non hanno rispettatto le vere intenzioni dei protagonosti: dall’asta fallimentare in poi (primavera 2009), sino agli ultimi, disperati, tentativi, la società peloritana non è riuscita a garantire l’iscrizione al prossimo torneo: non è stata rispettata la prima scadenza del 26 giugno, poi quella del 30 giugno, né quella del 5 luglio, inadempienze che avrebbero comportato punti di penalizzazione ma non la definitiva esclusione. Si sapeva , tutti a Messina erano a conoscenza della situazione disastrosa che si doveva affrontare (il ricorso doveva contenere la fideiussione da 350mila euro con il premio assicurativo di 38mila euro; 600mila euro tra stipendi e contributi; ripianare il bilancio con una somma di poco superiore ai 28mila euro; 20mila euro per saldare un vecchio debito nei confronti della lega calcio).  Ma cifre di questo genere difficilmente sono reperibili nel giro di poco e senza una pianificazione gestionale ed economica. Nessuno si è fatto  avanti nel momento pù delicato, si attendevano aiuti ma Proto è rimasto solo. Adesso la delusione e l’amarezza di un’intera città, accompagano i dubbi e le domande di molti tifosi che una risposta chiara e trasparente forse non l’hanno mai avuta. Eppure anche a Reggio Calabria la situazione dei cugini sembrava risolvibile così come è accaduto a Catanzaro ed Agrigento.

striscione tifosi messinaLa sconfitta più grande per la città è stato quello di aver perso il professionismo, di dover ripartire per l’ennesima volta  dai campi della Serie D o dell’Eccellenza, toccherà adesso  al Sindaco salvare il salvabile, cercando di reperire imprenditori disponibili (o società già esistenti) in grado di sostenere un campionato senza debiti attraverso un bando e contattare il Presidente della FIGC Tavecchio per chiedere l’scrizione in Serie D (occorre versare subito 150mila euro a fondo perduto, 50mila euro per documentazione ed iscrizione), come fece la Reggina due anni fa con Mimmo Praticò al comando. Il calcio ha bisogno del Messina, i  tifosi ci sono sempre stati anche nei momenti più duri, 1.100 abbonamenti senza conoscere il futuro ma solo per la fede, i primi ad essere nuovamente penalizzati in un realtà (messinese e del sud Italia), dove problemi extra calcistici attanagliano da sempre  il territorio (disoccupazione, malavita,  disagio sociale e  condizione economica disastrosa) le conseguenze morali per cittadini sportivi sono davvero gravi, scoraggiati in una realta’ sempre piu’ priva di emozioni lo sport risulta invece di vitale importanza perchè: “suscita emozioni, ricongiunge persone, ha il potere di risvegliare la speranza dove prima c’era solo disperazione“(Nelson Mandela).