A Reggio Calabria la presentazione del libro “Chiamatemi Giuseppe”

locandina padre AmbrosoliA 30 anni dalla morte di  padre Giuseppe, la Fondazione Ambrosoli di Milano ricorda la figura del missionario comboniano con la presentazione del libro “Chiamatemi Giuseppe”, di E. Soglio con G. Ambrosoli, Ed. San Paolo, 2017 (prefazione Card. G. Ravasi). A Reggio Calabria l’incontro si è tenuto il 5 luglio ore 19,00 presso l’istituto del dott. G. Cassone. Emerge una nuova prospettiva di azione in Africa: “salvare l’Africa con l’Africa” secondo l’ideale di Comboni coniugando  solidarietà e sviluppo umano. Due i motivi che hanno portato alla stesura del libro afferma la d.ssa Giovanna Ambrosoli: lasciare un ricordo nel trentesimo anno  dalla sua morte e l’esigenza di accogliere la sua eredità “ricominciando lì dove tutto è nato”. La Fondazione, nata nel 1998,  ha lo scopo di sostenere l’ospedale a livello finanziario per affrontare le emergenze (patologie infettive, malaria,ecc.) e sviluppare competenze  locali per garantire una autonomia sempre maggiore delle persone a livello locale, secondo lo spirito comboniano.

La vocazione di p. Ambrosoli nasce in famiglia a Ronago (Como): sacerdote, medico, missionario. In un tempo di migrazioni verso i Nord del mondo, p. Ambrosoli  “emigrò”  in direzione opposta,  verso l’Africa, afferma don Nino Pangallo, Direttore Caritas di Reggio Calabria e moderatore. Il dr. Giovanni Cassone, medico,  ai saluti iniziali,  spiega, emozionato, che la sinergia nata con la Fondazione Ambrosoli,  grazie all’amico Tito Squillaci, è una occasione preziosa per realizzare  in Africa  quello sviluppo medico sanitario, che in passato non ha potuto realizzare in Malawi, sebbene  siano stati costruiti tre asili. S.E. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, Vescovo della Diocesi Reggio Calabria Bova afferma che nel libro, coinvolgente, emergono le virtù eroiche del sacerdote; l’evento, organizzato nell’anno dedicato dalla Diocesi alle Vocazioni sacerdotali, costituisce un segno importante. P. Ambrosoli, proclamato  Venerabile [nel 2015] e  causa di beatificazione in corso, ha concluso gli studi di Teologia in Africa; la sua vocazione lo ha portato a fare delle scelte nella vita per Cristo con gli ultimi. Il dr. Pasquale Veneziano, Presidente dell’Ordine dei Medici, richiama la missione del medico, votato al sacrificio e alla responsabilità. Presente anche il Centro Missionario Diocesano con la Delegata diocesana della POIM, la d.ssa Cinzia Sgreccia, la quale ha portato i saluti del Direttore, sac. Yves Pascal Nyemb. Straordinaria l’opera realizzata che coniuga due obiettivi: la cura delle persone e lo sviluppo umano in loco, in linea con la “Chiesa in uscita” auspicata da Papa Francesco  (cfr. E. G.). La d.ssa Giovanna Ambrosoli, nipote del missionario, attraverso  il video “Amore infinito. Una storia vera”, ne delinea il profilo: emerge la figura di un medico premuroso e tenace, tra villaggi rurali con famiglie numerose, dedite all’agricoltura e all’allevamento, dove  la città più vicina è a  130 km di distanza  e con  una popolazione tra le più giovani del mondo. Oggi al Dr. Ambrosoli Memorial Hospital, la scuola di formazione annessa St. Mary’s Midwifery School  qualifica 61 studentesse l’anno in Ostetricia, richieste per la loro competenza anche al di fuori dell’Uganda. Padre Giuseppe, giunto nel 1956  in Africa, via mare e su una Jeep nella savana, trasformò un piccolo dispensario a Kalongo in un grande ospedale dedito in particolare al settore materno infantile. Lo zio era stato visionario: allora un reparto di ostetricia era impensabile, eppure aveva avviato le basi; la guerra civile in Uganda negli anni ’80 (per venti anni) e l’ordine di evacuazione lo costrinsero  ad abbandonare la struttura …”bruciano le medicine  e con esse la speranza…” rievoca il video. Tutto finito? No. Dopo tre anni l’attività rinasce e diviene punta di diamante per l’Africa sub sahariana: 22.274 ricoveri l’anno (2015-16), diversi reparti tra cui Ostetricia e Pediatria.

P. Ampelio Cavinato, missionario comboniano, aveva seguito il suo sfinimento alla radio con i baldacchini al momento dello sgombero dall’ospedale. Il carisma di Daniele Comboni consiste  nel lavorare CON,  e non per,  le persone,  alla pari,  preparando  le competenze, l’operato di squadra e la crescita per raggiungere la vera indipendenza e l’autonomia del paese operando “ a scomparsa. P. Giuseppe non agiva da solo, sottolinea il padre,  ma collaborava con moltissime persone prediligendo gli emarginati, come Cristo, incoraggiando a credere in se stessi per costruire insieme il bene comune operando  con metodo, come nuovo popolo, di Cristo, che evangelizza attraverso l’esperienza e non la teoria. E la rivista “Leadership”, di p. Agostoni, che fa scuola di politica, ne costituisce un esempio.  Oggi i movimenti migratori dall’Africa ci angosciano facendoci sentire piccoli. Augura che la società civile di oggi, come Comboni ieri, si coinvolga in un movimento missionario ampio che  pensi ad un piano globale e accompagni i medici e altri  in questo percorso.

Il dr. Tito Squillaci, medico, collaboratore del missionario per oltre due anni, con la moglie, la prof.ssa Nunzia Cocuzza, afferma che p. Ambrosoli “si è impegnato a diminuire le disuguaglianze  nel mondo in senso laico con lungimiranza”. Emergono i ricordi fino alla sua dipartita nel 1987. La distruzione causata dalla guerra civile non ha intaccato l’ospedale da lui costruito e difeso dalla gente del luogo. Cita alcuni suoi collaboratori, con il coraggio di denunciare le illegalità perpetrate, pagando con la vita: C. Marino in India, A. Fiorini e i coniugi Tacconi. Tra le testimonianze anche la dott.ssa siciliana Rosita Torre. Nunzia Cocuzza spiega la predilezione dei pazienti per l’ospedale di p. Giuseppe nonostante le distanze. Avrebbe voluto che il missionario celebrasse il suo matrimonio quell’anno, ma egli era consapevole del suo grave stato di salute: “…allora io forse non ci sarò”, disse; e fu così. L’evento organizzato coincide casualmente con i trenta anni di anniversario della coppia. Il medico saluta i presenti in Ugandese ringraziando per il dono ricevuto “Afòio Rubànga”.In Africa non si va per pietà ma per amore” (p. Giuseppe).

Cinzia Sgreccia