Tropea: annullato lo scioglimento del Comune, “non rilevati collegamenti con la criminalità organizzata”

tropea (2)E’ stato accolto dal Tar del Lazio, prima sezione, il ricorso contro il decreto di scioglimento per infiltrazione mafiosa del Comune di Tropea sciolto dal Consiglio dei Ministri nell’agosto 2016 su proposta dell’allora Ministro dell’Interno, Angelino Alfano. E’ stato anche annullato il provvedimento impugnato dai ricorrenti – ossia il sindaco Giuseppe Rodolico e due assessori, assistiti dagli avvocati Alfredo Gualtieri e Demetrio Verbaro. Sia il sindaco che gli assessori avevano impugnato il decreto del presidente della Repubblica del 12 agosto 2016 che disponeva lo scioglimento del Comune. La procedura di accesso agli atti era stata aperta nell’ottobre precedente e aveva decretato lo scioglimento per infiltrazioni della criminalita’ organizzata nella gestione dell’ente locale. Secondo i ricorrenti mancano “concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalita’ organizzata“. Sempre secondo la difesa Gualtieri Verbaro, “il provvedimento, infine, oltre a non indicare in maniera puntuale condizionamenti e collusioni determinanti l’alterazione del procedimento di formazione della volonta’ dell’ente, degli organi elettivi ed il pregiudizio alla sicurezza pubblica, non terrebbe in alcun conto l’intensa attivita’ della giunta per contrastare il fenomeno mafioso“. La presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero dell’Interno, costituiti in giudizio, avevano chiesto il rigetto del ricorso, giudicandolo infondato. Ma il Tar del Lazio ha abbracciato le tesi dei ricorrenti accogliendo il corso e annullando, per effetto, il provvedimento di scioglimento. La tesi della sussistenza di elementi di condizionamento dell’azione amministrativa nel comune di Tropea, è rimasta indimostrata. Ecco le motivazioni della sentenza del Tar del Lazio che ha oggi portato all’annullamento dello scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’importante centro turistico calabrese. “La tesi della sussistenza di elementi probanti di condizionamento e collegamento ? si legge nella lunga sentenza dei giudici amministrativi – e’ rimasta indimostrata, perche’ non emergono concrete azioni di interferenza amministrativa poste in essere da appartenenti a cosche operanti nel territorio, risultando, di contro, affidata al solo rilievo delle irregolarita’ elencate, le quali, sia per la loro consistenza che specificita’, rivelano disfunzionalita’ non dissimili da quelle che interessano molte amministrazioni locali; laddove le irregolarita’ amministrative rilevanti non possono consistere in meri giudizi negativi sull’attivita’ degli amministratori locali, ovvero in elementi che non rappresentino un serio indice della presunta esistenza di fenomeni di infiltrazione e condizionamento mafioso”.