Riccardo Zampagna, breve storia di un ribelle: il cuore operaio nel calcio moderno

Tutti i tecnici che l’hanno allenato, da Cosmi a Mutti passando per Beretta, sono d’accordo nel dire che Riccardo Zampagna era fortissimo in acrobazia e di testa con i… suoi colpi

Riccardo ZampagnaTante sono le acciaierie a Terni. Una storia complicata quella della fabbrica, che lega da sempre temi molto importanti per la vita delle persone: il lavoro, l’ambiente e la salute delle persone. Una storia lunga 130 anni, vissuta in modo morboso ed indissolubile dai suoi operai che solo negli ultimi tempi  vivono in simbiosi con la crisi del settore con conseguente  perdita del lavoro e temi fondamentali quali, salute ed Ambiente. Come tutti i poli industriali  di una certa rilevanza l’acciaieria Ternana ha sempre rappresentato molto per la città Umbra, basta passeggiare per il centro per incontrare  lavoratori che oggi sono spesso figli degli operai di un passato che ha indissolubilmente legato la città, e con essa i suoi abitanti, alla fabbrica. Già, gli operai coloro che   dedicano ed allo stesso tempo  consegnano vita e propsettive all’acciaio. Si lavora fino a riempirsi i polmoni poi il passaggio di consegna al figlio.

terni-acciaierie-2Guadagnavo 800mila lire al mese come operaio nella tappezzeria di Giampiero Riciutelli e altrettanti me ne dava il presidente dell’Amerina. Calciatori si nasce e io non ci sono nato. Il calciatore cresce passando attraverso i settori giovanili, con gente che gli spiega cosa fare. Io invece lavoravo dalle 6 alle 13, poi mangiavo un panino guidando verso Perugia. E quando mi hanno detto “sarai un giocatore della Ternana”, mi sono venuti i brividi. Sono andato sotto la curva per togliermi la maglia, guardo la curva per vedere chi conoscevo, e conoscevo un po’ tutti. Ad un certo punto, vedo pure mio cugino che piange“. (Riccardo Zampagna sui suoi esordi e una carriera controcorrente). Negli anni ’80, per la famiglia e per il figlio Zampagna, l’orizzonte è la ciminiera di una fabbrica. “Figliolo, non andare mai a lavorare alle Acciaierie; lì nessuno ti darà mai la pacca sulla spalla e ti dirà bravo se fai un buon pezzo” , in quel polo siderurgico il padre, operaio all’Acciaieria trascorre tutta la sua vita, mamma Franca, donna paziente sprona il figlio a non seguire percorsi diversi del padre, grande lavoratore e consapevole sino alla scomparsa, di un mondo siderurgico, pieno di insidie e poche gratitudini. Riccardo lo ha sempre ricordato e ringraziato: “Ecco, io ho sempre giocato per ricevere quella pacca e sentirmi dire: Bravo Riccardo. I soldi vengono molto dopo tutto questo”. Eppure per il giovane Riccardo oltre la  scuola c’è il turno in catena di montaggio, routine quotidiana di anni addietro quando tra i libri di scuola e la  fabbrica,  il pallone la sera, era l’unico strumento per annientare piacevolmente le  forze residue.  Obbligo costante è la Curva Est la domenica per  sostenere la sua Ternana.

IMG_2348-300x222Tipica vita di chi ama il calcio, gli amici e la sua città. Riccardo sin da piccolo ama il pallone, l’aria pulita e manifesta una profonda insofferenza per un destino quasi segnato. Così grazie al calcio e allo spinta del padre, “il mio primo tifoso” affermerà successivamente,  inizia un percorso totalmente differente da quello di suo padre, fatto di gavetta, lotte e rovesciate. Inizia nella squadra di Borgo rivo, poi Narni a pochi km da casa, e nel 1996 il suo primo vero trasferimento da calciatore lo porta alla Pontevecchio, dove segna 13 gol in 22 partite in Serie D. Tutto lascia credere che Riccardo Zampagna resterà un semplice bomber di periferia, anche perchè all’uomo semplice  bastano passione e modestia per essere felici. Tappezziere di giorno, allenamenti serali e le partite la domenica questa  la routine di  Riccardo che ama il calcio ma non vive solo di calcio fino a quando un giorno in Umbria di passaggio c’è un osservatore che, vedendolo in campo, invia subito  Trieste una videocassetta con tutte le sue giocate. Inizia ne l settembre del 1997  la storia di Zampagna calciator, si accasa alla Triestina, in Serie C2 dove resta un anno e mezzo mettendo a referto 27 partite e 9 reti alla prima stagione. Arezzo, Catania, Brescello, Perugia, Cosenza, Siena e il boom nel 2002 a Messina, con 17 gol in Serie A, all’età di 30 anni sonole  tappe del bomber di provincia.

ZampagnaNell’estate 2003 torna a casa, nella Ternana: ultrà, simbolo del cuore operaio della città, contribuisce ad uno dei migliori campionati degli umbri in Serie B, realizzando 21 reti in campionato. Il 16 gennaio 2005, in occasione di Livorno-Messina, è protagonista del saluto a pugno chiuso agli ultrà gemellati amaranto, criticato e punito con multa di ventimila euro. Un gesto che Zampagna rifarebbe senza problemi tantissime altre volte,  così come i  numeri e le  acrobazie, che lo hanno reso grande: il  pallonetto al volo contro la Lazio, una rovesciata contro la Roma e un’altra contro la Fiorentina, quest’ultima che gli vale il premio AIC Oscar del calcio per il miglior gol del 2007. Testardo, coerente e quella sana pazzia sono caratteristiche apprezzate da tantissimi tifosi ed avversari. Un ribelle del calcio moderno (le ultime generazioni mancano di umiltà, vogliono tutto e subito senza sacrifici, eppure rispetto a noi hanno una gran fortuna. Quando io avevo 18 anni, i calciatori più anziani ti facevano vivere in un clima di “nonnismo”. Coerente con se stesso rifiuta  offerte milionarie (Fulham, Monaco, Paris St. Germain) pur di stare bene con la sua gente, a Bergamo è a casa, a Terni ha lasciato il cuore: “quanto alle telecamere negli spogliatoi, per fortuna che non faccio più parte di quel teatrino lì, come minimo mi rifugerei in bagno a fumarmi una sigaretta, come ho sempre fatto, per non farmi riprendere”.

zampagna3_650-e1426868024702Per chi oggi  ha avuto modo d’incontrarlo  Riccardo Zampagna  è quello di sempre, ha recentemente aperto una tabaccheria a Terni e nel tempo libero allena squadre dilettanti;  scende spesso n piazza per protestare contro gli esuberi alle Acciaierie Ternane ed è sempre parte attiva nelle manifestazioni organizzate a scopo beneficio per Ospedale di Terni.Nel frattempo, il 12 dicembre 2010 torna a giocare a livello amatoriale sposando il progetto del calcio popolare portato avanti dall’Associazione Comunista Sportiva Dilettantistica “Primidellastrada”, con la quale disputa il campionato UISP di Terni. Il 10 aprile 2011 pubblica un libro autobiografico chiamato Il calcio alla rovescia, devolvendo l’intero incasso all’ospedale di Terni per l’acquisto di un mammografo, oggi invece, lontano ed estromesso dai grandi riflettori co si rifugia spesso nei campetti di periferia Umile e tenace, massiccio con un filo di pancetta e con la voglia di non mollare mai.

riccardo ZampagnaFortemente attaccato ai suoi tifosi ed ai valori di un calcio semplice, fatto di più passione e meno denaro, Riccardo Zampagna rimane sempre così con l’espressione da ragazzone di provincia, gli occhi pieni di vita  e quella  naturalezza che è riuscita a segnare e far sognare molte piazze italiane sempre con lo stesso cuore, quello operaio. In campo aveva  grinta e passione, quello che prova a trasmettere ad i giovani di oggi:  lottare fino all’ultimo, essere ostinati e giocarsela fino in fondo come chi, ogni giorno alle 6 di mattina “stacca” la sveglia per andare a lavorare.