Reggio Calabria, presentato lo spettacolo “Ek Rizon”

Ieri sera il sipario del teatro “Francesco Cilea” di Reggio Calabria ha ospitato l’opera “El Rizon” che ha riscosso un grande successo

62 miles trioSono da poco trascorse le 21. Il sipario del teatro “Francesco Cilea” di Reggio Calabria si apre. Sul palco un pianoforte, un contrabbasso e una batteria. Fa il suo ingresso Cristina Greco, presentatrice della serata.

«Delphi, tempio del Dio Apollo. Un gruppo di abitanti di Calcide interroga la Pithia…laddove il più sacro dei fiumi si getta nel mare ed una femmina si unisce ad un maschio  .. là vi concederò una terra…e si misero in cammino con altri compagni di viaggio”.

Inizia così la 1ª Rassegna Concertistica “Ek Rizon”, “Alle Radici”, voluta dall’associazione Archigramma e dal Comune di Reggio Calabria per ricordare, con momenti musicali e culturali di alto profilo, i natali della città dello Stretto. E infatti, prima di dare spazio alla musica, il prof. Daniele Castrizio racconta, in 12 minuti 12, gli eventi che portarono alla fondazione di Rhegion. Un racconto che va a ritroso nel tempo, fino al 743 a. C. :

«Secondo Strabone, storico e geografo, un gruppo di vergini spartane furono stuprate da alcuni giovani aristocratici messeni. L’episodio scatenò una prima atroce guerra, datata 743 a.C.

Alcuni esponenti del popolo Messeno non accettarono la decisione e furono mandati in esilio. Privati di tutto, questi inviarono a Delfi ambasciatori per interrogare il dio Apollo che risponse: “Non vi ho abbandonati. I Calcidesi fonderanno un’importante città e voi vi unirete a loro…”.

Così nel mese di giugno (“apollonios”) del 743 a.C., calcidesi e messeni fondarono Reggio».

La ricerca del Prof. Castrizio cambia la storia di Reggio Calabria: sono 2.760 gli anni compiuti dalla città, tra le più antiche città d’Italia, dunque, con buona pace di tutti.

E scusate se è poco…

Ma questo è solo il primo degli indimenticabili episodi del suo millenario passato. Perché per guardare fiduciosi al futuro bisogna conoscere il proprio passato.

Dopo la storia, ecco la musica. Ad aprire il cartellone di “Ek Rizon”, i “62 Miles Trio”: Giampiero Locatelli al pianoforte, Silvio Ariotta al contrabbasso, Emanuele Fuduli alla batteria.

Il Trio propone un repertorio di standards e tunes jazz rivisitati in chiave moderna. La caratteristica è la diversa estrazione culturale che attraversa il sound globale (musica euro-colta, minimal music, world music ecc..).

Il repertorio jazzistico è contraddistinto dalla forte presenza delle song di autori come Billy Strayhorn, Duke Ellington, Cole Porter, George Gershwin e tanti altri illustri rappresentanti del panorama jazzistico del secolo scorso. E lo spettacolo è davvero fantastico.

Giampiero Locatelli vola sui tasti, occhi chiusi, a sentire la musica fluire dall’anima. Silvio Ariotta viaggia sul contrabbasso con un carattere degno di New Orleans, Emanuele Fuduli accarezza e picchia la sua drum con passione, senza sosta.

E così si parte con “Invitation” e “Yesterdays”, due standard jazz leggeri e incalzanti. Cambio di clima con il delicato “Alfie” di Burt Bacharach, brano dal ritmo lento quanto dolce.

A questo punto, il Trio sorprende il pubblico con un intenso blues, rivelatosi una brillante creazione dei 62 Miles. “L’abbiamo composta in camerino”, svela al pubblico Giampiero Locatelli a fine brano. Quindi è la volta di “Here, there and everywhere”, abile rivisitazione in chiave jazz del famoso pezzo dei Beatles. Il piano fa riecheggiare il motivo portante mentre la batteria, quasi in stile bossanova, accompagna con leggerezza il deciso e armonioso incedere del contrabbasso.

Il pubblico del teatro è rapito, trascinato e poi accarezzato da sonorità ora decise, ora più leggiadre.

La raffinata “Wild Flower” di Wayne Shorter anticipa l’esecuzione di “Nica’s dream” di Horace Silver, standard dalle sonorità latine che Emanuele Fuduli suona con una bacchetta e una mano libera sul rullante, quasi fosse un bongo.

La chiusura in crescendo è affidata a “The song is you” di Jerome Kern, brano reso famoso anche dalla versione di Sinatra.

Quindi il bis, con la favolosa “In a sentimental mood” di Duke Ellington, introdotta dal toccante piano di Locatelli, a salutare il pubblico accorso al “F. Cilea”.

Cala così il sipario sul primo dei cinque appuntamenti con la Rassegna Concertistica “Ek Rizon”. Tante le emozioni, tra storia e musica, già regalate alla città. E tante ancora ne regalerà.

Ufficio Stampa “Ek Rizon”