Reggio Calabria: “gravi problematiche affliggono il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria”

Diverse e gravi problematiche affliggono il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria di Reggio Calabria

754932-polizia_penitenziariaLe Organizzazioni Sindacali rappresentative degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, hanno oggi incontrato presso la Prefettura, l’Autorità garante dell’ordine e della sicurezza Pubblica della Provincia di Reggio Calabria. La convocazione delle OOSS, richiesta in via d’urgenza dalle stesse si è posta l’obiettivo di informare S.E. delle gravi problematiche che affliggono i due Istituti Penitenziari insistenti nella città di Reggio Calabria. Tali problemi a tutt’oggi irrisolti, nonostante le numerose segnalazioni rivolte agli organi Superiori PRAP e DAP, sono rimasti inascoltati e caduti nell’oblio. Dopo i dovuti ringraziamenti espressi per la particolare attenzione e celerità dimostrata dal Prefetto per la convocazione, i rappresentanti hanno consegnato un sintetico documento congiunto e lo hanno illustrato in ogni sua parte. Sono state evidenziate le condizioni lavorative e le connesse criticità in cui il personale di Polizia penitenziaria è costretto ad operare  nei 3 reparti  presenti sul territorio reggino: plesso penitenziario “Arghillà”,  plesso “San Pietro” e Nucleo Traduzioni e Piantonamenti Cittadino, che accorpa le esigenze di entrambe le strutture carcerarie.

Relativamente al plesso di “Arghillà” si è fatto rilevare come l’Amministrazione abbia modificato l’originaria destinazione della struttura, da Casa di  Reclusione, ospitante detenuti con fine pena breve, appartenente al circuito penitenziario di Media Sicurezza e che pertanto presuppongono l’attuazione di un regime di controllo e vigilanza c.d. dinamica, in un Istituto con detenuti condannati all’ergastolo per reati di criminalità organizzata, soggetti sottoposti a monitoraggio per i fenomeni di radicalizzazione islamica, detenuti accusati di reati a sfondo sessuale. Tali circuiti detentivi impongono una netta separazione tra di loro ed un elevatissima professionalità del personale, nell’adempimento dei propri compiti Istituzionali. In tale contesto, gli operatori, a causa  della carenza di organico, sono costretti ad operare in turni predisposti anche fino a 16 ore continuative di lavoro e spesso non possono fruire della pausa per la consumazione del pasto presso la mensa obbligatoria di servizio, perché non gli può essere garantita. Ad aggravare ulteriormente la situazione concorre l’assenza di una caserma agenti, che costringe il personale ad alloggiare in locali non idonei. Seppur l’Amministrazione non ha fornito dati Ufficiali, si è appreso che il personale in servizio  deve ancora fruire di congedo ordinario dall’anno 2015 a seguire. Alla nuova e ben diversa destinazione d’uso della struttura, l’Amministrazione Penitenziaria non ha inteso provvedere alla modifica dell’originaria e deficitaria pianta organica relativa al personale, seppur si continui a insistere sull’indispensabile rideterminazione della stessa.

Relativamente al plesso “San Pietro”  si è fatto rilevare come le condizioni lavorative sono notevolmente peggiorate a seguito dell’apertura dell’Istituto di Arghillà e comunque si opera sotto le soglie minime di sicurezza. Si registrano infatti con cadenza giornaliera, accorpamenti di più posti di servizio assegnati ad un’unica unità, soppressione di altri posti di servizio nevralgici e anche in tale contesto si registra un considerevole accumulo di congedo ordinario già dall’anno 2015, e un impiego di ore di lavoro straordinario di circa 3.000 ore mensili. Stessa condizione lavorativa  è riserbato agli operatori impiegati al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti che devono garantire l’espletamento delle traduzioni per la presenza dei detenuti nei processi ed effettuare i numerosi piantonamenti di entrambe le strutture, con il disagio di un parco auto vetusto e datato, privo della manutenzione, dove manca persino l’aria condizionata sui mezzi blindati. L’organico ivi presente, dall’apertura di Arghillà non ha subito nessun considerevole incremento di unità, e ciò nonostante sopperisce alle esigenze di entrambi gli Istituti con un esiguo numero di unità di personale, 30 unità a fronte di circa 600 detenuti. Giornalmente viene richiesto il posticipo delle udienze, garantendo la presenza dei detenuti solo nelle ore pomeridiane o, nella peggiore delle ipotesi, le udienze non vengono celebrate. Per ultimo, il rappresentante Regionale dell’Amministrazione, tenta di imporre un accorpamento dei tre Reparti per far sì che la Direzione possa gestire giornalmente la mobilità del personale, così violando i protocolli d’intesa vigenti ed in palese contrasto rispetto alle indicazioni fornite dal Capo del D.A.P.