Reggio Calabria, grande successo per lo spettacolo della rassegna concertistica “Ek Rizon”

Ieri sera a Reggio Calabria si è svolto lo spettacolo della rassegna concertistica “Ek Rizon” che ha riscosso un grandissimo successo

Di-che-musica-sei“Straniero che percorri questi sentieri, lo sgomento che i tuoi sensi avvertono è dovuto alla nostra invisibile presenza: tremila fummo inviati da Rhegion, amata da Apollo; tremila tutti perimmo…”

Ecco il ricordo della battaglia di Kailia, l’odierna Ceglie Messapica (Puglia), combattuta tra Iapigi e Messapi da un lato e Tarentini e Reggini dall’altro. Si tratta della più grande strage di greci che si ricordi. E questi greci altro non erano che reggini. A raccontare la storia che portò a questo tragico epilogo, dal prestigioso palco del teatro “F. Cilea” di Reggio Calabria, è il prof. Daniele Castrizio. È il secondo appuntamento con la Rassegna concertistica “Ek Rizon”, pensata per festeggiare i natali della città dello Stretto, fondata 2760 anni fa.

Non una lapide, un segno, a memoria di questo sterminio. Nulla è dedicato al ricordo dei tremila reggini periti in guerra. Forse è giunta l’ora di riparare a questa iniquità.

Quindi, arriva il momento del concerto, “Ritratti Russi”. Sì, perché il 12 giugno la Russia festeggia la propria giornata nazionale, il Giorno del Rinnovamento. A tributare l’omaggio al grande Paese europeo, due pianiste russe. Infatti, protagoniste della serata sono Natalia Sokolova e Cristina Mocanu, madre e figlia, insegnanti di pianoforte nella scuola “Krescendo” di Reggio Calabria.

Il programma, diviso in due parti, inizia con compositori russi dell’Ottocento per poi giungere ai contemporanei.

Ad aprire il concerto è Natalia Sokolova che sceglie “Dumka”, un andante maestoso tratto dallo “Schiaccianoci” di Tchaikovsky, come primo brano per poi continuare con “La Separazione – Notturno” e “L’allodola” di Glinka, musicista particolarmente amato in patria perché considerato il fondatore dell’opera russa.

I brani trascinano il pubblico presente in un’altra epoca. Natalia Sokolova sfiora in tasti con maestria, raccontando in note storie piene di vita ed emozioni. Il piano è struggente, romantico, a volte malinconico. E così si viene catapultati in una atmosfera da dottor Zivago, lì tra le vie di Mosca, tra amore e oblio, paure e speranze.

Il clima cambia e si fa più festoso con “Gopak” di Modest Musorgsky, brano tratto dall’opera comica “Sorocincy Fair”, che racconta dell’omonima danza ballata durante il matrimonio tra Gric’ko e Parasja.

La prima parte si chiude con l’intensa “Elegie” di Rachmaninov.

Spazio quindi a Cristina Mocanu che si presenta con “Le Campane” di Slonimsky, brano che inizia con la pianista che fa risuonare le corde dalla cassa, in un alternarsi continuo con la tastiera. Siamo nel ‘900 russo, tutt’altra atmosfera. Il repertorio di Cristina Mocanu è certamente più vivace ma non meno godibile del precedente. I passaggi sulla testiera sono rapidi ma estremamente espressivi. Con “From Kashchey’s life di Desyatnikov, invece, la musica torna a essere più lenta, toccante, quasi introspettiva.

Si torna a ritmi e intenzioni a volte schizofreniche con “A la Albeniz” di Shchedrin, prima del duetto con le musiciste impegnate in brani suonati a quattro mani.

Il pubblico ascolta ammirato la performance delle due pianiste russe, da anni ormai a Reggio Calabria perché innamorate della nostra terra ma sempre legate alle sonorità del suolo natio.

Madre e figlia alternano e incrociano gli interventi, in un fluire di suoni che vanno dalla “Quadriglia” di Shchedrin fino alla sequenza di brani tratti da “Anyuta” di Gavrilin.

Il finale scelto è “Tarantella”, buono per omaggiare una terra dove tarantella è sinonimo di musica, ballo e tradizione. Applausi scroscianti hanno salutato il duo pianistico al termine di un concerto capace di accompagnare i presenti a migliaia di chilometri di distanza, in una Russia malinconica e gentile che fa ancora sognare.

Prossimo appuntamento con la Rassegna Concertistica “Ek Rizon” il 16 giugno prossimo con il concerto del “Trio Diémer” e il terzo racconto della storia reggina con il prof. Castrizio che svelerà tutta la verità sui Bronzi di Riace.