Reggio Calabria: continuano i disagi per i Falchi dello Stretto

A Reggio Calabria continuano i disagi per i Falchi dello Stretto

lavoroA Reggio Calabria continuano i disagi per i Falchi dello Stretto. “Continuano i disagi al sottoscritto, nel silenzio delle Istituzioni Governative, Amministrative e soprattutto dai Palazzi di Giustizia, silenzio ed indifferenza nei  confronti di chi da anni subisce rassegnato la distruzione di tutto ciò che prova a costruire in questo territorio particolare dove la fanno da padroni malfattori e piccoli criminali, non c’è più posto per le persone oneste. In fatti dopo tanti sacrifici un imprenditore di questa città decide di investire su di me e su una mia idea mettendomi a disposizione una stuttura di circa 5.000 mq, un intero ex campo base delle Autostrade SpA… purtroppo non siamo riusciti nemmeno a fare la consegna delle chiavi perché il giorno che doveva avvenire scopriamo ahimè che la struttura che era stata data a me in comodato d’uso gratuito per dieci anni era stata saccheggiata, depredata di tutto… dagli impianti elettrici, di rete, idrici, videosorveglianza ai mobili ed accessori di uffici e dormitori… una cosa assurda una danno reale di oltre 130.000€ per il quale ho sporto denuncia e pubblicato una nota, nota alla quale a distanza di diverse settimane nessuno ha replicato, ne solidarietà, ne proposte per riattivare quella struttura tantomeno interventi d Pubblica Amministrazione COSP, forze dell’Ordine o Magistratura, tantomeno una parola dall’Associazionismo Antiracket reggino quello che quando qualche altra vittima del racket subisce la qualunque alza polveroni e proclama campagne e comitati di sostegno, stavolta no la vittima è una testa pensante una persona che dice la verita e non la si può gestire quindi silenzio assoluto, abbandono ed isolamento questa storia potrebbe togliere attenzione e fondi al protagonista amico di tutti soprattutto dell’antiracket reggino, quindi tutto ciò che è vero e lontano dal mondo mafioso deve essere offuscato come creando una cortina di silenzio ed isolamento talmente assurda che alla fine porterà alla morte il vero imprenditore oggetto di intimidazioni serie e durature negli anni con una sola pecca non aver voluto adeguare la storia alle esigenze dell’antracket. Io mi vergogno di essere Reggino, mi vergogno di essere italiano” conclude Salvatore D’Amico.