Reggio Calabria: “con i 377 licenziati da MCT si chiude un capitolo della storia del Porto di Gioia Tauro”

Reggio Calabria: “con  i 377 licenziati da MCT si chiude un capitolo della storia del Porto di Gioia Tauro”

Porto Gioia Tauro“Il Porto delle speranze, della prova dell’altissima professionalità delle nostre maestranze, il Porto dei record, il Porto che doveva essere strategico nelle ipotesi di sviluppo della Calabria intera, non c’è più. Esiste una struttura che l’Azienda sta svuotando e che è incredibilmente sottovalutata dalle autorità politiche locali e nazionali che non si sono adeguatamente impegnate nella difesa del Porto. Infine, c’è un Porto che, per alcuni sindacati, può essere ridimensionato radicalmente per quasi un terzo della sua forza lavoro. Si era già compreso che il Porto non era al centro dei pensieri della classe politica, quando era stato inspiegabilmente escluso dalla “Via della Seta”, accordo con le autorità cinesi che già avevano dimostrato il loro interesse grande verso quest’area del Mediterraneo con l’insediamento nel porto del Pireo (Atene) che, però non ha le caratteristiche tecnico-logistiche di quello di Gioia Tauro. Quella sarebbe stata l’occasione per contrattare non solo l’uso del Porto, ma anche delle aree retrostanti, di quell’area industriale che è poco più di un deserto disastrato. Ma ora occorre porsi alcuni interrogativi: i 377 licenziati sono ricollocabili al lavoro e dove, in quali attività? La sfilza delle promesse conoscerà l’approdo alla realtà o sarà l’ennesima beffa per i calabresi? Che ruolo responsabile ed attivo intendono giocare i Governi nazionale e Regionale per fare fronte alla crisi in atto, cioè quali investimenti intendono realizzare o promuovere con loro fondi o rivendicare in sede europea?

E poi, se si riduce in maniera così consistente il personale, e conseguentemente il traffico e le prestazioni, servono ancora tutti i metri di banchina assegnati a MCT o si deve rivedere la concessione per mettere banchine utili a disposizione di chi vuole investire ed insediarsi nell’area? Questo passaggio difficile della nostra storia avrà almeno un elemento positivo: farà comprendere senza ombra di dubbio se abbiamo classi dirigenti all’altezza e che sappiano assumersi la responsabilità di proporre e sostenere soluzioni vere. Vere, perchè non è più il tempo in cui si possono accettare palliativi. Il SUL, per parte sua, continuerà a lottare e proporre, ad incalzare ed a denunciare finchè tutti gli attuali licenziati non abbiano trovato un nuovo e buon lavoro e finchè non prenderà corpo la rinascita delle possibilità di occupazione e sviluppo per quest’area” scrive in una nota il segretario nazionale Sul Portuali.