Lega Pro, final four: l’”Artemio Franchi” è vuoto, un flop nell’innovazione

Un giorno infrasettimanale, la diretta tv e poca passione dei locali per il calcio minore. Le semifinali delle final four sono un flop

parma-pordenone-1La semifinale play off di stasera tra Alessandria e Reggiana siamo sicuri farà salire di poco la media spettatori registrata nella prima semifinale di Parma – Pordenone. Ieri sera l’”Artemio Franchi” superava a stento le 2.500unità, lasciando agli occhi dei presenti ed ai telespettatori l’impressione di giocare quasi un amichevole a porte chiuse;  a dare animo al primo incontro (terminato 6-5 d.c.r a favore dei corciati) sono solo le rispettive tifoserie disperse nei settori dell’impianto fiorentino. I 1.743 sostenitori crociati ed i circa 400 “ramarri” sistemati in uno spicchio adiacente la tribuna centrale hanno comunque onorato la penultima garra di stagione, cercando di sostenere le rispettive squadre oltre il 120′ min. Vuoi il turno infrasettimanale lavorativo, vuoi la diretta tv su Rai Sport e soprattutto il disinteressamento degli appassionati calciofili locali nei confronti del calcio di terza serie, emerge un triste dato: il Franchi è vuoto ( 3.000 spettatori su 41.000 posti disponibili). A Wembley una finale anche solo per salire dalla Conference ai Professionisti farebbe 40.000 spettatori con squadre di piccolissime realtà, ma non vogliamo soffermarci su dati che devono tener conto di diversi aspetti e distanto dal punto di socio-culturale.

parma-pordenone-3Le parole di Gravina prima delle final four anticipavano il flop di spettatori esaltando però al contempo Firenze,  e la sua matrice storica- culturale “come luogo permanente di riflessione sull’oggi e sul futuro del calcio italiano”. Il Presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, infatti ha puntato proprio su Firenze per rilanciare un progetto e richiamare l’attenzione del calcio italiano, non calcolando esattamente la realtà  locale:”giocheremo nello stadio che porta il nome del nostro fondatore, Artemio Franchi: il primo presidente federale, io lo considero il più grande dirigente del calcio italiano. Ma abbiamo scelto Firenze anche per un’altra ragione: è la culla dell’umanesimo e noi stiamo portando avanti una rivoluzione culturale, spero che Firenze diventi la culla di una rivoluzione che possa cambiare il calcio italiano”. Tralasciando l’aspetto culturale e riflessivo bisogna tener conto della realtà calcistica  italiana e delle società minori, bisogna tener conto di altri fattori che avvicinino la gente al calcio minore e ridare nuovo smalto. Gravina ci sta provando attraverso nuovi format, integrazioni regolamentari e nuove modalità di svolgimento per riavvicinare il più possibile tutti coloro scottati annulamente da vicissitudini extra calcistiche (passaggi di società, iscrizioni, scommesse,ritardi nei pagamenti fidejussioni ecc.) che attangliano il campionato di Lega Pro/ Serie C da molti anni. Tutti daccordo sulla Finale a gara unica. La doppia semifinale sempre in gara unica sul campo neutro, a nostro avviso  resta una scelta sbagliata, un innovazione introdotta quest’anno ma molto lontano da quelle che sono le intenzioni di Gravina e dirigenti.  Nessuno avrebbe obiettato la scelta di Firenze come sede della finale, ma il format delle due semifinali non convincono e non entusiamsano.

curvanordrcconlajuvestabiaplayoff93-94D’altronde Firenze si sa, èpatria del Calcio storico e sede della nazionale, Coverciano sede del Centro Tecnico Sportivo Federale, la FIGIC, Firenze è sempre più capitale del calcio moderno. Da qui dove la Lega Pro ha sede, si tengono incontri, decisioni e meeting e convegni sul sistema calcio italiano, come quelli che stanno accompagnando le fasi finali dei play off.  Le sei giornate termineranno con la finalissima del 17 allo Stadio Franchi, dove le due squadre finaliste si contenderanno l’accesso in serie B. I numeri però non fanno sconti così come la prima semifinale tra Parma e Pordenone e lo scetticismo di dover giocare in futuro, lontano dalle mura amiche le due semifinali a scapito di uno spettacolo asettico che toglie validità territoriale alle piccole cittadine.
Aprrezziamo l’impegno di Gravina intorno ai problemi di sistema, al riequilibrio di risorse, di politica sportiva dove c’è ancora molto da lavorare così come bisognerà lavorare per ridare smalto al calcio minore ed ai suoi principi. Apprezziamo  il ritorno alla denominazione originaria di Serie C, più rappresentativo per tifosi ed appassionati di vivere il calcio moderno, non è nostalgia ma un modo di  pensare al futuro preservando determinati valori di questo sport.