Devianza Minorile: “la maggior quota di minori condannati risiede al Sud”

La Maggior quota di minori condannati risiede al Sud

carcereL’introduzione del concetto di devianza ha avuto una sua rilevante utilità per impedire che il tema della problematicità sociale che si esprime in comportamenti di netta contrapposizione con le norme del vivere civile si appiattisse sulla nozione di criminalità. Non tutto ciò che non è previsto dalla legge penale come reato può considerarsi privo di rilevanza negativa sia per le persone singole che per la comunità. La nozione di devianza dai valori sociali ha consentito una analisi delle difficoltà sociali non ristretta a quel campione limitato di soggetti che a seguito di condanna penale si trovava sotto il controllo penitenziario. Ed ha permesso specie nel settore minorile di prendere in considerazione tutte quelle difficoltà nel processo di personalizzazione e di socializzazione che non sempre si esprimono in comportamenti penalmente sanzionabili ma che si estrinsecano anche in modi di vita ancor più gravemente sintomatici di posizioni autodistruttive o laceranti del tessuto sociale. La devianza consiste, pertanto, nel radicato rifiuto dei valori etici e sociali, civili, di procedure socialmente prescritte, ma anche violazione di norme fondamentali che consentono lo sviluppo della persona e la convivenza sociale. Il disadattamento a differenza della devianza è l’espressione di una difficoltà del soggetto di comunicare con se stesso, con il mondo delle cose, delle persone e dei valori in maniera adeguata. E’ la conseguenza di gravi difficoltà relazionali personali e/o sociali e di insufficiente strutturazione del proprio io individuale e sociale. Il disagio è invece una situazione di difficoltà ambientale o relazionale che rende meno sereno e lineare il percorso di sviluppo. Si deve però riconoscere che devianza, disadattamento e disagio possono costituire fasi diverse di un unico percorso involutivo: perciò è necessario intervenire tempestivamente sin dal momento in cui emerge la situazione di disagio per risolvere problemi che se non affrontati possono portare a forme sempre più gravi di disadattamento prima e di devianza poi.

La devianza minorile specie quella più facilmente identificabile attraverso il rilevamento della commissione di reati, statisticamente valutabili per l’obbligatoria denuncia all’Autorità Giudiziaria, è in preoccupante aumento. Non sono solo i dati quantitativi che destano preoccupazione: da un esame più approfondito di essi emergono caratteristiche della devianza minorile, che si esprime in comportamenti penalmente rilevanti assai inquietanti. Innanzitutto si va notevolmente abbassando l’età in cui si commettono delitti: le denunce nei confronti dei minori di quattordici anni, e quindi non imputabili, sono in costante aumento. E’ presente inoltre un numero rilevante di minori immigrati che commettono reati: il dato è preoccupante non solo perché dilata i pericoli per la collettività ma anche perché è assai difficile realizzare processi di recupero per soggetti con cultura e bisogni assai diversi e completamente privi di sostegno. Si va altresì sviluppando un uso dei minori da parte della criminalità organizzata ove i minori vengono utilizzati come esecutori materiali di reati commissionati da adulti oppure cooptati dalle organizzazioni malavitose per la consumazione di “reati di strada” quali il contrabbando, lo spaccio di droga, l’estorsione, il furto). Viene segnalato il formarsi di bande organizzate composte da minori la cui finalità è finalizzata alla consumazione di reati contro il patrimonio e contro la persona: aumenta così non solo la spinta al delitto e la continuità nell’attività delinquenziale ma anche la probabilità di successive aggregazioni del minore alle associazioni delinquenziali organizzate adulte. Vanno aumentando i reati in violazione della legge sulla droga commessi da minori. La triplicazione del numero delle denunce nel giro di pochissimi anni costituisce un dato assai inquietante perché questo tipo di reato è spesso connesso a reati contro il patrimonio e comunque è indice di un forte collegamento tra criminalità minorile e criminalità adulta.

La devianza minorile non è omogeneamente distribuita sul territorio nazionale: la maggiore quota di minori condannati riguarda soggetti che vivono nel Sud e la quota maggiore di minorenni che entrano negli Istituti penali si concentra nell’Italia Meridionale ed insulare. Le imputazioni a carico di minorenni in Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata rappresentano insieme quasi il 50% del totale delle imputazioni. Una simile concentrazione è assai indicativa di quanto una deprivazione educativa, conseguente alle carenze sociali ed all’insufficienza di servizi di sostegno, porti al disagio, al disadattamento e quindi alla devianza. Sono in aumento forme di devianze che se non si esprimono sempre in comportamenti penalmente sanzionati sono egualmente distruttivi della personalità individuale e dannosi per la convivenza sociale. Sono state individuate diverse tipologie di devianze di questo tipo (la tossicodipendenza, l’alcoolismo, la prostituzione, il teppismo, il vagabondaggio, le fughe da casa ) e sono state singolarmente studiate forme di intervento specifico per la prevenzione ed il recupero di tali devianze. Va sempre più aumentando la violenza nell’ambito scolastico che si estrinseca non solo nei danneggiamenti degli edifici e delle suppellettili scolastiche, ma anche in forme di sopraffazione nei confronti dei compagni. Non vi è alla base di questo atteggiamento solo il rifiuto del sistema scolastico che si percepisce inadeguato e non infrequentemente respingente ed a cui si reagisce nella forma rozza della subcultura della violenza gratuita. Vi è anche il bisogno per chi non ha alcuna prospettiva di essere “eroe positivo” che è in qualche modo appagante perché da l’impressione di essere e di contare, mentre ci si avverte come invisibile. Nell’ambito della devianza minorile appare particolarmente apprezzabile considerare l’azione deviante come una forma di comunicazione, che diventa una comunicazione amplificata in quanto richiama in maniera forte l’attenzione di coloro ai quali tale comunicazione è rivolta, sollecitando cioè le risposte del controllo sociale; queste risposte possono essere viste anch’esse come una forma di comunicazione che, in un processo circolare, ritorna a sua volta al soggetto deviante. Nel caso della devianza minorile la funzione dell’azione deviante è, quindi, non tanto di natura strumentale (si ruba per accumulare denaro), quanto di tipo espressivo: attraverso essa i ragazzi esprimono i propri bisogni di identità, di relazioni etc.

Autorevole dottrina definisce “azione deviante comunicativa” quella “complessa dimensione riguardante la sequenza di azioni e interazioni strettamente collegata all’episodio deviante”. In quest’ottica l’azione deviante non coincide solo con il comportamento, ma include anche il soggetto che agisce, che elabora cioè socialmente (secondo regole esterne legate alla società) e cognitivamente (secondo mediazioni interne) i vari tipi di condizionamento, trasformandoli e ricostruendoli in un ottica circolare, con  continui e costanti influenzamenti reciproci3. Tale analisi che, appunto, si pone nell’ottica del costruzionismo complesso è particolarmente in linea con l’impostazione di una parte della dottrina4 che vede riferimenti espliciti di questo fenomeno all’unità d’analisi della criminologia della goal directed action (azione diretta ad uno scopo). Da tale schema risulta di particolare importanza, soprattutto nel tentativo di un analisi della devianza minorile, l’anticipazione mentale degli effetti, quegli effetti cioè che il soggetto anticipa rispetto al proprio comportamento. La dottrina distingue in due tipi gli effetti in questione: quelli strumentali, cioè quegli effetti anticipati consapevolmente dal soggetto, e quelli comunicativi, che risultano essere prioritari nel caso del comportamento deviante minorile. Gli effetti comunicativi possono essere suddivisi in:

  1. a) effetti legati all’identità, ovvero al Sé: in età evolutiva ogni azione diventa una sfida all’identità, in quanto pone l’esigenza al soggetto di riorganizzare la sua continuità interna;
  2. b) effetti relazionali: l’azione contiene messaggi comunicativi che non riguardano solo il soggetto che la compie o che ne è direttamente interessato, ma anche i propri gruppi di appartenenza (famiglia, scuola etc.);

c) effetti di sviluppo: ogni azione si pone in una prospettiva di cambiamento o di mantenimento della soggettività individuale;

  1. d) effetti normativi e di controllo, che riguardano appunto il sistema di norme di riferimento all’interno del quale tale azione si svolge e il rapporto che l’autore dell’azione stessa ha con esso.

Tali dimensioni sono strettamente legate fra di loro, inserite come sono nell’ottica della circolarità. Nel caso di soggetti in età evolutiva possono essere considerate di maggiore importanza la dimensione dell’identità e quella relazionale, in quanto si considera l’individuo come un sistema non stabile e sempre aperto a nuove possibilità di organizzazione. Ciò però non vuol dire che la devianza minorile possa essere spiegata solo in termini di disfunzionalità di queste dimensioni, in quanto bisogna sempre considerare il modo in cui tutte le dimensioni succitate si organizzano fra di loro. La visione circolare, portata avanti dalle ultime ricerche in campo criminologico, permette di analizzare le varie componenti del soggetto e dell’azione commessa, inserendo il tutto in un contesto più complesso, utile per capire il significato di una particolare azione, in un particolare momento e in un particolare contesto. Sono in aumento forme di devianze che se non si esprimono sempre in comportamenti penalmente sanzionati sono egualmente distruttivi della personalità individuale e della convivenza sociale. Sono state individuate diverse tipologie di devianze di questo tipo (la tossicodipendenza, l’alcoolismo, la prostituzione, il teppismo, il vagabondaggio, le ripetute fughe da casa) e sono state singolarmente studiate forme di intervento specifico per la prevenzione ed recupero di tali devianze. Ciò può essere utile a patto che non ci si dimentichi che le singole forme di devianza, criminale o non criminale- sono tutte espressione di eguale, profondo disagio e fallimento del processo formativo, e che spesso è del tutto casuale la forma attraverso la quale il minore cerca illusoriamente di risolvere i problemi che gli derivano dalla sua sofferenza esistenziale. E’ giusto ed opportuno che la società di oggi si preoccupi seriamente del fenomeno della devianza minorile in costante aumento e del fatto che essa esprime ed esplicita il malessere del mondo giovanile: ma una simile preoccupazione può essere positiva solo se la società nel suo insieme, non limitandosi a deprecare il fenomeno, riconosca in pieno le proprie responsabilità nei confronti delle difficoltà giovanili.

Nessuno può seriamente negare che la devianza è strettamente collegata a fattori deficitari – individuali, familiari, ambientali e più genericamente sociali- che si intersecano profondamente tra loro e che operano come concause anche rilevanti del disadattamento che sfocia in devianza: ogni storia individuale appare segnata da un coacervo di elementi che tendono a provocare uno stato di disagio a cui il giovane reagisce con comportamenti anomali. Appare chiaramente smentito dall’esperienza una sorta di determinismo causale, secondo cui a certe condizioni individuali e sociali del soggetto, necessariamente deve corrispondere una situazione di devianza: è significativo per esempio come due fratelli nelle stesse identiche condizioni esistenziali possano imboccare strade diametralmente opposte. Va perciò sempre più emergendo l’opportunità di prendere maggiormente in considerazione il soggetto deviante, la sua individualità, la sua sia pur relativa autonomia, rispetto alla situazione esistenziale in cui si trova, la sua capacità di interagire e reagire alle oggettive condizioni di vita. La capacità del soggetto di investire di senso il reale, di orientarsi e di agire in esso in funzione di un proprio schema profondo di significati, il suo ruolo attivo nell’elaborazione dei condizionamenti che lo circondano, diventano i nuovi domini della riflessione sul fenomeno della devianza minorile.