Cariati: sequestrati 5 chilometri di reti da pesca illegali, multati i trasgressori

La Guardia Costiera di Corigliano Calabro e di Cariati ha proceduto a serrati controlli a bordo dei pescherecci ormeggiati nel porto, sequestrate 3 reti da posta derivanti tipo spadare

20170530_115522Nell’ambito del Piano nazionale per il controllo delle reti derivanti, martedì 30 maggio è stata effettuata un’operazione di contrasto all’uso delle reti comunemente note come “spadare” in quanto finalizzate principalmente alla cattura del pesce spada. Con l’obiettivo di contrastare questo fenomeno personale della Guardia Costiera di Corigliano Calabro e di Cariati ha proceduto a serrati controlli a bordo di pescherecci ormeggiati nel porto di Cariati, controllando 3 diverse unità e operando il sequestro di 3 reti da posta derivanti tipo spadare ciascuna lunga oltre 1 chilometro e mezzo; una volta calate in mare avrebbero coperto una superficie pari a oltre 40 campi di calcio. A seguito dell’attività operativa effettuata sono stati inoltre elevati 3 verbali amministrativi ciascuno per 4.000 Euro a carico dei Comandanti dei 3 pescherecci, per un totale di 12.000 Euro incassati dall’Erario. Le Spadare sono reti da posta derivanti, cioè non fisse, usate per la cattura di grossi pesci pelagici, soprattutto pescespada da cui prendono il nome. Sono reti lunghe anche fino a 20 chilometri e larghe fino a 30 metri che provocano il cosiddetto “effetto muro” catturando tutto ciò che vi finisce dentro: oltre alle specie bersaglio anche le tartarughe, i delfini, i capodogli, le balenottere, gli squali. Questo tipo di pesca, essendo non selettiva, arreca danno anche alle specie di interesse commerciale soprattutto per la cattura di pescespada immaturi o sotto misura. Contro questo tipo di pesca vi è stata prima la risoluzione 44/225 del dicembre 1989 delle Nazioni Unite, seguita dal Regolamento CEE n. 345/92 del 28/10/1991 e successivamente dal Regolamento 894 del 29/4/1997 che dispone la messa al bando delle spadare a partire dal 1 gennaio 2002 nei Paesi dell’Unione Europea, mentre dal 2005 sono vietate in tutto il Mediterraneo.