Aumenta il divario economico e sociale tra Nord e Sud [DATI]

Aumenta il divario economico tra Nord e Sud

lavoroE’ aumentato il divario economico e sociale tra Nord e Sud in Italia. A questo risultato e’ giunto l’Ufficio studi della CGIA che ha messo a confronto i risultati registrati da 4 indicatori: il Pil pro capite; il tasso di occupazione; il tasso di disoccupazione; il rischio poverta’ o esclusione sociale. In termini di Pil pro-capite, nel 2015 (ultimo anno in cui il dato e’ disponibile a livello regionale) il differenziale e’ salito a 14.905 euro (32.889 euro al Nord e 17.984 al Sud, pari ad una variazione assoluta tra il 2015 e il 2007 di +650 euro). Al Sud le variazioni percentuali piu’ negative si sono registrate in Sardegna (-2,3%) in Sicilia (-4,4%), in Campania (-5,6%) e in Molise (-11,2%). Sul fronte del mercato del lavoro, invece, le cose non sono andate meglio. Nel 2016 la forbice si e’ allargata, registrando un differenziale di 22,5 punti percentuali (variazione +2,4%). Nella graduatoria regionale spicca la distanza tra la prima e l’ultima della classe. La divaricazione piu’ importante, tuttavia, emerge dalla lettura dei dati relativi al tasso di disoccupazione. Nel 2016 e’ arrivata a 12 (gap pari a +4,5%). Sebbene tutte le regioni d’Italia abbiano visto aumentare in questi ultimi 9 anni la percentuale dei senza lavoro, spiccano pero’ i dati della Campania e della Sicilia (entrambe con un +9,2%) e, in particolar modo, della Calabria (+12%). Anche in materia di esclusione sociale, infine, la situazione e’ peggiorata. Nel 2015 infatti (ultimo anno in cui il dato e’ disponibile a livello regionale) e’ salita al 46,4%. In pratica quasi un meridionale su due si trova in gravi difficolta’ economiche. Al Nord, invece, la soglia di poverta’ e’ passata dal 16 al 17,4%. Il gap, pertanto, tra le due ripartizioni geografiche e’ aumentato in questi 8 anni di 2,2 punti percentuali. “Il Mezzogiorno – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – ha delle potenzialita’ straordinarie ed e’ in grado di contribuire al rilancio dell’intera economia del Paese. Certo, bisogna tornare a investire per ammodernare questa parte del Paese che, purtroppo, presenta ancora oggi delle forti sacche di disagio sociale e di degrado ambientale che alimentano il potere e la presenza delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. A nostro avviso, inoltre, bisogna riprendere in mano il tema del federalismo fiscale. Grazie al compimento di questa riforma potremmo avvicinare i centri di spesa ai cittadini, responsabilizzando maggiormente la classe dirigente locale che avrebbe sicuramente meno trasferimenti dallo Stato centrale ma, in cambio, beneficerebbe di una maggiore autonomia fiscale, elevando cosi’ l’efficienza della macchina pubblica. Il saldo per il Sud sarebbe comunque positivo: grazie anche alla solidarieta’ praticata dalle regioni piu’ ricche – conclude Zabeo -, potrebbe beneficiare di maggiori risorse finanziarie di quante ne usufruisce adesso, innescando un meccanismo virtuoso che avrebbe delle ripercussioni positive anche nel resto del Paese“.