Abuso di contratti a termine: Comune di Reggio Calabria condannato. Accolto il ricorso del giornalista Massimo Calabrò

palazzo san giorgio 6Il giudice del lavoro del Tribunale di Reggio Calabria ha accolto il ricorso del giornalista Massimo Calabrò condannando il Comune di Reggio Calabria per abuso di contratti a termine. Calabrò, difeso dall’avvocato Rosella Macrì, dal 2002 al 2010 ha lavorato all’Ufficio Stampa del Comune di Reggio Calabria, con contratti di collaborazione autonoma, ma di fatto svolgendo sempreattività di lavoro dipendente. Nella sentenza del Tribunale di Reggio Calabria, il giudice Arturo D’Ingianna afferma, infatti, “che il periodo di tempo con cui il Comune ha tenuto a servizio la parte ricorrente sul medesimo posto e con più contratti a termine, rende chiaro come non sussista quella condizione oggettiva e temporanea che anche alla luce della giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea può giustificare l’apposizione dei termini e la reiterazione protratta”. Ricordando che “il limite previsto dall’ordinamento italiano per la reiterazione di rapporti di lavoro è di tre anni”, il giudice del lavoro sottolinea che “nel caso in esame sul medesimo posto e per le stesse mansioni vi è stata una successione di contratti di lavoro per un periodo di oltre tre anni e senza sussistere ragioni temporanee e imprevedibili ma su posti stabilmente vacanti. Si ravvisa, quindi, un’abusiva utilizzazione di contratto a termine per coprire un posto permanentemente scoperto e come tale merita una sanzione risarcitoria dissuasiva”. Pertanto, il Tribunale di Reggio Calabria ha condannato il Comune al risarcimento di “7 mensilità di retribuzione globale di fatto spettante al personale di categoria D (entro cui la contrattazione collettiva del Comparto Regioni-Enti Locali colloca l’attività del giornalista) con riguardo alla tariffa retributiva vigente alla cessazione del rapporto e parametrata, ove la classificazione prevedesse posizioni stipendiali differenti in ragioni di anzianità di servizio, ad una posizione stipendiale di anzianità calcolata dal primo giorno di attività di lavoro fino alla cessazione”.  “Questa sentenza – evidenzia Calabrò – segue un altro ricorso vinto. Il giudice del lavoro del Tribunale di Roma aveva, infatti, già riconosciuto la natura subordinata del mio rapporto di lavoro (e di altri colleghi) a seguito dell’ispezione dell’Inpgi, l’Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani, condannando il Comune di Reggio a versare le differenze previdenziali (e non per mancati versamenti, come qualche consigliere comunale ha recentemente ed erroneamente dichiarato in aula)”. A seguito della sentenza non appellata, il Comune di Reggio ha compiuto tutti gli atti propedeutici finalizzati al pagamento del risarcimento del danno. «Anche se tecnicamente la sentenza “accoglie parzialmente” il mio ricorso  – commenta Massimo Calabrò a Giornalistitalia.it – si tratta di una vittoria che mi soddisfa pienamente, anche perché il ricorso è stato redatto e presentato dai miei avvocati Giuseppe Donato Nuzzo e Rosella Macrì ancor prima della sentenza della Corte di Cassazione n. 5072 del 2016 che stabilisce una indennità onnicomprensiva compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto». «Ringrazio – afferma Massimo Calabrò – il Sindacato Giornalisti della Calabria ed il suo segretario Carlo Parisi per il supporto costante. Ad aprile 2015 con Pec il Sindacato aveva, infatti, inviato formale diffida all’Ente con varie richieste che, rimaste prive di riscontro, hanno inevitabilmente aperto il contenzioso legale. Non si tratta di grandi cifre, ma ho voluto fortemente insistere su questa strada, rivelatasi vittoriosa, perché alti burocrati e mercanti del tempo giocarono sulle spalle mie e dei miei colleghi”.