Massimo Palanca, Re di Catanzaro: baffi neri ed un piedino fatato

Non è che ogni volta che andasse sulla bandierina t’aspettavi il colpo di genio, ma nella sue due permanenze nel miglior Catanzaro della storia, Massimo Palanca segnò 137 volte: 13 da calcio d’angolo

massimo palancaDoti impensabili per un ragazzino dal fisico gracile come il suo. Scatto eccezionale, buona elevazione, potenza e precisione nel tiro  uno dei migliori attaccanti della storia del Catanzaro.  “L’imperatore” della Curva Ovest così veniva chiamato Massimo Palanca. A Catanzaro è ancora una leggenda, non solamente per come giocava a pallone, ma soprattutto per il modo di vivere il calcio e la vita, un uomo dietro ad una maglia pronto confrontarsi con le persone al termine degli allenamenti, disposto ad ascoltare e a scherzare, un ragazzo semplice. Si notava per i folti baffi e per le doti tecniche, per tanti anel capoluogo calabrese è ancora il re del pallone e mai dimenticato. Non è che ogni volta che andasse sulla bandierina t’aspettavi il colpo di genio, ma nella sue due permanenze nel miglior Catanzaro della storia, in un totale di 367 presenze, segnò 137 volte: 13 da calcio d’angolo. Piccolino e agile, baffoni neri  più grandi del suo piede ( numero 37) dove racchiudeva estro e fantasia, capace di spiazzare tutti con un gesto atletico di cui, forse, neppure lui aveva piena consapevolezza. Palanca resta nell’immaginario degli appassionati tra i personaggi più caratteristici del calcio italiano di provincia soprattuto per la sua spontaneità: “Noi che cosa facevamo? Quando tiravo il calcio d’angolo io, c’era un giocatore, che era Claudio Ranieri, che praticamente saltellava davanti alla porta avversaria. Il portiere per un attimo non vedeva la palla, quando gli riappariva si trovava spiazzato. Ma non c’era solo questo. Facevo allenamenti specifici sfruttando il vento di Catanzaro, dove notoriamente soffia molto. Non mi allenavo solo sui calci d’angolo, anche sulle punizioni. Quando venivano a giocare a Catanzaro io tiravo anche da centrocampo”. Già nella stagione 1974-75 molte squadre sono sulle sue tracce.
palanca La Reggina sembrava la massima pretrendente per accaparrarsi le  prestazioni  sportive del giovane nato a Camerino, ma la mancata promozione in serie B degli amaranto frenò  il trasferimento in riva allo Stretto, così nell’estate del 1974, il Catanzaro lo rileva dal Frosinone per 350 milioni di Lire. Il presidente Nicola Ceravolo per la stagione 1974/75 affida la panchina a Gianni Di Marzio: ”prima di tutto devo dire che andai a vedere dove fosse Catanzaro sulla cartina geografica, non mi vergogno a dirlo. Poi il primo viaggio da Roma fu una cosa allucinante, dormii in treno con la testa sulla valigia. A Frosinone prendevo 120.000 Lire, a Catanzaro 1 milione al mese.Come da tutte le parti si facevano contratti annuali, ogni anno era una guerra con presidenti e dirigenti per strappare 100.000 Lire in più. Viene da ridere pensando a quello che succede ora. Ma sono un povero diavolo: vivo alla giornata, penso all’oggi, il domani non m’interessa. Sto in provincia, lontano mille chilometri dai grandi centri, ma la sera quando vado a casa Catanzaro diventa Parigi, Roma, New York. Sarò un po’ matto, ma è così”.
Roma - CatanzaroIl “folletto”, come qualcuno lo ribatezza per i 171 cm di statura ed il piede numero 37, mette a segno 11 reti in 34 gare e trascinarono per la seconda volta il Catanzaro in massima serie. Dopo 5 anni dalla storica promozione del 1971 (la prima volta che una squadra calabrese veniva promossa in massima serie) si assiste a l’esordio di O’Rey in serie A datato 3 Ottobre 1976 in un Catanzaro-Napoli (0-0). Fu capocannoniere della Serie B nella stagione 1977-78 con 18 reti, stagione culminata con la seconda promozione personale in massima Serie. L’anno seguente, si laureò capocannoniere della Coppa Italia 1978-1979, trascinando il Catanzaro fino alle semifinali. Massimo Palanca er già il giocatore simbolo ed il futuro del Catanzaro che in quegli anni vive un sogno e rappresenta l’orgoglio calabrese in tutta Italia. Sempre in quella stagione, rimasero nella memoria di tutti, catanzaresi e non, le tre reti (di cui una direttamente dal calcio d’angolo) segnate allo stadio Olimpico durante l’incontro con la Roma del 4 marzo 1979, finito 3-1 per i calabresi. Sotto la presidenza di Adriano Merlo la squadra raggiunse due settimi posti consecutivi, nel 1980-1981 e nel 1981-1982. Questi piazzamenti valsero ai calabresi gli appellativi di Regina del Sud e Timore del Nord.E’ il momento più alto delle aquile giallorosse, i palloni spiovevano e lasciavano stupefatti i portieri, una botta di sedere borbottavano i più diffidenti ma il Re di Catanzaro non illudeva nessuno segnava e faceva segnare.

1981 – 1986:L’Addio ed il ritorno in giallorosso

1979-1980Dopo sei intense stagioni le strade del Catanzaro e di Massimo Palanca si dividono. Nel 1981 all’età di 28 anni “piedino di fata” viene ceduto al Napoli per un miliardo e 350 milioni di lire più la metà di Cascione. Con quella cifra il Catanzaro acquisterà Bivi, Celestini e Santarini e disputerà il miglior campionato di serie A della sua storia, come su citato, raggiungendo un settimo posto finale. A Napoli probabilmente lo presero per questo il talento ma al San Paolo non si vide nemmeno l’ombra del Re, del folletto o dell’imperatore che ammaliò il popolo giallorosso. Massimo Palanca gioca poco, non trova spazio ed il suo mancino resta a riposo. Il Napoli è un mezzo fallimento, una parentesi al Como non si rivela migliore. Il Catanzaro nel frattempo precipita in C2 al Foligno, quando ormai ha superato i 30 anni ed il treno per il grande calcio è ormai transitato….forse l’unico errore per il Re con i baffi , aver lasciato la sua amata Catanzaro. E’ il 1986. Il Catanzaro del presidente Pino Albano è sprofondato in serie C e la squadra del tecnico Tobia non riesce a decollare nel girone B così nel mese di Ottobre inizia a spargersi in città la voce del ritorno di Massimo Palanca, un pretesto, un icona una profezia, un modo per risollevare le sorti dei calabresi sta di fatto che e tra l’incredulità e l’entusiasmo generale, O’Rey ritorna davvero. Cinque anni distatni ma un legame indissolubile tra città e uomo. Rispolvera nuovamente il suo magico sinistro e sfiora l’ultima impresa con la promozione in A mancata per un punto nel 1988. Si ritira nel 1990, con oltre 200 reti segnate in gare ufficiali Lo stadio torna a palpitare come una volta ed a 33 anni O’Rey torna ad essere nuovamente l’imperatore della curva Ovest. L’annata termina con la promozione in serie B e la conquista del titolo di capocannoniere con 17 reti all’attivo.

PALANCA (1)Indimenticabile l’1-3 nel derby contro il Cosenza. Vista la rivalità e l’importanza della gara, davanti ad un “San Vito stracolmo per l’occasione, Palanca segna una doppietta che anni dopo definirà come “una delle più grandi soddisfazioni della mia vita”.Il tempo sembrava essersi fermato a Catanzaro, come se quei baffi folti non fossero mai andati via dal Ceravolo… durante una trasmissione sportiva, Sandro Ciotti lo definì come “uno dei sinistri più forti d’Europa“. La Curva Ovest non vedeva l’ora che entrasse in campo per intonare nuovamente “Massimè Massimè, pari na molla pari na molla”. .. e se lo stemma della società giallorossa fin dalle origini è stata l’aquila imperiale, simbolo di Catanzaro l’ imperatore, il piedino fatato, il Re con i folti baffi  o semplicemnte Massimo Palanca, ne è stato il sovrano indiscusso