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In Calabria più di 4 detenuti su 10 soffrono di un disturbo psichico

carcereNelle carceri calabresi vivono più di 2 mila 700 detenuti. A causa dell’isolamento e dell’improvvisa perdita di libertà oltre il 40% ha sviluppato o subito un peggioramento di un disagio psichico.Luciano Lucanìa, Presidente della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria, sottolinea come la Calabria sia in prima linea nel trattamento delle malattie mentali in carcere. A Rossano Calabro gli esperti si confronteranno domani sul progetto nazionale “INSIEME – Carcere e salute mentale” per dar vita a un approccio unitario nella gestione dei disturbi psichiatrici all’interno degli istituti penitenziari italiani.

Rossano Calabro, 4 aprile 2017 – Degli oltre 2 mila 700 detenuti nelle carceri calabresi[1], più di 4 su 10 convivono con una malattia mentale tra disordini della personalità e dell’adattamento, depressione maggiore e disturbi piscotici[2]. È il quadro allarmante su cui gli esperti si confronteranno domani nel corso della tappa calabrese del progetto nazionale “INSIEME Carcere e salute mentale”, promosso dalla Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria, dalla Società Italiana di Psichiatria e dalla Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze con il supporto incondizionato di Otsuka. L’iniziativa punta a sviluppare un approccio unitario e multidisciplinare per la gestione dei disturbi psichiatrici nelle carceri italiane attraverso il coinvolgimento di numerosi professionisti provenienti da diversi istituti penitenziari di tutta Italia.

Dietro le sbarre, l’isolamento e l’impossibilità di comunicare con i propri cari possono facilitare la comparsa o l’aggravarsi di patologie psichiatriche già esistenti. “La limitazione della propria libertà e lo shock di entrare in una realtà completamente diversa a quella a cui una persona era abituata, come quella del carcere, possono dar vita a traumi psichici importanti. Il detenuto si trova improvvisamente tagliato fuori dal mondo e privato della possibiltà di comunicare con l’esterno se non per sporadici contatti con il proprio avvocato e con la famiglia. Si tratta – commenta Luciano Lucanìa, Presidente della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziariadi situazioni estreme a cui non tutte le persone sono in grado di adattarsi e che possono quindi portare alla comparsa o al peggioramento di disturbi psichiatrici anche gravi”.

Il coinvolgimento del carcere di Rossano Calabro all’interno di un progetto nazionale come “INSIEME” è solo l’ultima testimonianza dell’impegno della Calabria nei confronti dei detenuti che soffrono di un disturbo mentale. “La nostra Regione ha da tempo recepito le nuove norme nazionali sulla gestione dei detenuti con problemi psichiatrici, che prevedono anche la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari a favore delle REMS, luoghi di cura dove coloro che soffrono di un disagio mentale possono scontare la propria pena in un ambiente sicuro. Oltre alla REMS di Santa Sofia di Epiro in provincia di Cosenza, che è già operativa, sono in corso i lavori per aprire quella di Girifalco in provincia di Catanzaro e per potenziare la sezione di tutela della salute mentale del carcere di Reggio Calabria. E’ inoltre di prossima apertura l’articolazione per la tutela della salute mentale presso il carcere di Catanzaro. Non è quindi un caso – dichiara Luciano Lucanìa che il progetto nazionale “INSIEME” faccia tappa in Calabria visto l’impegno che da sempre la nostra Regione dimostra nel cercare di dare risposte concrete ed efficaci alla problematica dei disturbi psichiatrici nelle proprie carceri”.

Il progetto “INSIEME – Carcere e salute mentale” è partito a settembre 2016 e ha già coinvolto le carceri di Civitavecchia, di Milano Opera, di Monza e di Genova. L’iniziativa punta a dar vita a un approccio unitario e multidisciplinare per la gestione delle malattie mentali negli istituti penitenziari attraverso la creazione di schemi e algoritmi unitari sia durante la detenzione, sia al momento del suo rilascio, assicurando così una continuità terapeutica-assistenziale anche dopo la scarcerazione.


[1] Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – Ufficio del Capo del Dipartimento – Sezione

Statistica – situazione al 28 febbraio 2017

[2]“LA SALUTE DEI DETENUTI IN ITALIA: i risultati di uno studio multicentrico” – Agenzia Regionale di Sanità della Toscana – Aprile 2015