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Fascì (PCI): “Il declino del Porto di Gioia Tauro nel silenzio più assoluto”

porto-gioia-tauro“Da anni scriviamo sui giornali, partecipiamo alle proteste dei lavoratori, assumiamo posizione pubblica nel tentativo di accendere i riflettori delle Istituzioni sul destino del Porto di Gioia Tauro. Avendo contatti continui con le maestranze del Porto avevamo piena coscienza della deriva che il Porto stava subendo. Ed infatti, purtroppo è arrivata la notizia che MCT ha deciso di procedere al licenziamento non di uno ma di ben 400 lavoratori. Quattrocento famiglie calabresi che rimarranno senza reddito; che saranno probabilmente costretti ad emigrare. Eppure, che sarebbe andata a finire così lo si sapeva già da tempo. La vicenda di Gioia Tauro per molti versi è assimilabile a quella vicenda di crisi che ha investito l’Aeroporto dello Stretto. Tutte le Istituzioni sapevano ma si sono girate tranquillamente dall’altra parte. Nessuno si è impegnato per risolvere i problemi, per creare prospettive e – adesso e come per l’Aeroporto – si sveglieranno dopo il decesso. E qui chiamiamo all’appello il Presidente della Città Metropolitana, l’ex Presidente della Provincia, il Presidente della Giunta Regionale, tutto il Consiglio Regionale, la deputazione calabrese in Parlamento, il Governo tutto, a partire dal Ministro degli Interni che pure è calabrese e reggino.
A tutti, uno per uno scriveremo nell’immediatezza un accorato appello ma anche per rappresentare una protesta grande ed arrabbiata. Perché non si possono perdere i gioielli della nostra terra senza muovere un dito, lasciando i lavoratori da soli a protestare. Da anni chiediamo: l’attuazione di un progetto di sviluppo dell’intera area di Gioia Tauro; la realizzazione del tronco ferroviario necessario per collegare il porto alla linea ferrata (per consentire il traffico dei container mare-terra che poteva comunque costituire un’occasione di occupazione e di sviluppo); intervenire per limitare il dominio assoluto di MTC che di fatto si è impossessato dell’Area Portuale dove fa il bello ed il cattivo tempo; procedere al recupero della gestione pubblica del porto rompendo con la privatizzazione in mano ai tedeschi. Niente di niente. Anzi hanno fatto di peggio. Hanno ossequiato il Governo Renzi che è venuto in Calabria imbrogliando tutti con la creazione di una fantomatica “Agenzia per il ricollocamento dei lavoratori”. Bugia a priori visto che avrebbe dovuto prima creare le aziende dove ricollocare i lavoratori; anzi proprio quella promessa doveva far alzare le antenne perché evidentemente Renzi sapeva le intenzioni della MTC fin da allora. Ma noi nel Mezzogiorno siamo abituati alle false promesse ma non impariamo mai. Eppure saremmo teoricamente in una condizione ideale: le istituzioni locali sono tutte in mano al PD e cioè il Partito del Governo e del Potere; eppure non risulta traccia nemmeno di una interrogazione parlamentare. Ebbene, oggi manifestiamo solidarietà ai lavoratori licenziati, alle loro famiglie, ed a tutti i lavoratori in sciopero; saremo con loro nelle prossime giornate di sciopero ma sappiamo che non è sufficiente. Se non si alzerà forte, vera e concreta la voce delle istituzioni calabresi non si muoverà nulla.
Se le istituzioni calabresi non metteranno in capo progetti ed investiranno risorse per lo sviluppo dell’area di Gioia Tauro il Porto morirà e con esso moriranno anche le speranze di sviluppo del nostro territorio”. E’ quanto scrive in una nota Lorenzo Fascì del PCI.