“Costruiamo strade di memoria”: domenica a Cittanova l’iniziativa in nome di Ciccio Vinci e Lea Garofalo

Domenica a Cittanova l’iniziativa  con Vimodrone in nome di Ciccio Vinci e Lea Garofalo

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Domenica 23 aprile, alle 10, il Polo Solidale per la Legalità di Cittanova ospiterà la  tappa “Costruiamo strade di memoria”. L’incontro, che metterà in rete familiari delle vittime innocenti delle mafie, sindaci, rappresentanti degli istituti scolastici e cittadini: è la volontà dei due sindaci, di Avviso Pubblico e di Libera di lavorare per dare seguito al gemellaggio. Che è molto più di un gemellaggio: è uno scambio continuo di memoria che si fa impegno.

Lorenzo Frigerio modererà gli interventi di don Pino Demasi, referente di Libera Piana, di Matteo Luzza, responsabile regionale di Libera Memoria, di Maria Antonietta Sacco, neo vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico, del Presidente del Consiglio regionale della Calabria Nicola Irto, dell’assessore al Welfare, Pubblica Istruzione, Lavoro e Politiche Giovanili Federica Roccisano e dei sindaci di Vimodrone e Cittanova, Antonio Brescianini e Francesco Cosentino.

«Dobbiamo mettere in rete le persone, perché sono le persone che fanno la differenza. Perché hanno competenza, conoscono, si applicano. E perché non dimenticano che prima di tutto sono cittadini e credono nella Costituzione, nello Stato». Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, aveva costruito sulle persone la forza e l’urgenza del gemellaggio tra i Comuni di Vimodrone (Mi) e Cittanova (Rc). Era il primo aprile, giorno in cui nella cittadina lombarda veniva sottoscritto l’atto, e Romani spiegava: «È, questo, un tempo della paura e della rabbia, un tempo in cui ci si chiude e si alzano muri. Ecco perché la giornata di oggi è importantissima: è un ponte che apre, il gemellaggio aiuta a consolidare la responsabilità prima ancora che la legalità. Noi non possiamo essere disorganizzati». Era partito tutto il 10 dicembre 2016, quando don Luigi Ciotti, inaugurando a Vimodrone la titolazione della biblioteca a Lea Garofalo e a Cittanova il Polo della legalità a Ciccio Vinci, aveva stimolato i due sindaci a iniziare un percorso condiviso. Antonio Brescianini e Francesco Cosentino hanno iniziato da allora, e quella giornata, la prima di un lungo percorso, che domenica 23 aprile approderà a Cittanova, aveva permesso di stabilire i punti focali della strada da costruire insieme.

«Questo» aveva aggiunto Romani «sta diventando un Paese di favori, piuttosto che di diritti. Sono sempre di più i sindaci minacciati perché portano trasparenza dove c’era opacità, ma c’è una diffusa illegalità di massa. La cultura dei furbetti e dell’opportunismo è il terreno fertile in cui cresce la criminalità organizzata. C’è ancora tanto da fare. Abbiamo fatto passi importanti, guai a negarlo. Ma dobbiamo continuare a farlo contemporaneamente, anche nella prevenzione. Noi con Avviso Pubblico facciamo formazione agli amministratori non per puro esercizio di sapere, ma per creare una rete in cui chi ha sperimentato cose che funzionano mette a disposizione informazioni ed esperienze. La cosa più importante è sapere. Un territorio che alza le orecchie e apre gli occhi può fare la differenza, decidendo da che parte stare. Nei fatti, non solo con le parole».

Forti e importanti, gli interventi del primo incontro, moderato dal coordinatore di “Libera Informazione” Lorenzo Frigerio, che condurrà anche la mattinata del 23 aprile.

Interventi senza sconti, come quello di Alessandra Dolci, magistrato della Dda di Milano. Partendo dalle dichiarazioni dell’ex prefetto di Milano Lombardi, nel 2010 (“a Milano e provincia la mafia non esiste”), Alessandra Dolci aveva spiegato: «Chi non sa non vede. Chi non conosce il fenomeno mafioso non è in grado di coglierne i segnali. Non ci siamo difesi. Non li abbiamo respinti. Ci hanno colonizzato. Altro che anticorpi. Gli anticorpi non hanno funzionato perché gli ‘ndranghetisti sono visti come operatori commerciali. Ben vengano gemellaggi come quello di stamattina: io conosco ben altri tipi di gemellaggi, quelli del lato oscuro della forza. Posso farvi molti esempi del tipico pragmatismo lombardo, in cui c’è la completa sostituzione di rappresentanti della ‘ndrangheta rispetto alle istituzioni». Esempi, nomi e cognomi, per chiarire che «finché non li vedremo come un corpo estraneo, allora loro continueranno ad avere il sopravvento. Continueranno a vincere loro».

Toccanti i ricordi di Francesco Vinci, attraverso un video, e di Lea Garafolo, attraverso l’intervento dell’avvocato Enza Rando: «Lea sarebbe contentissima di sapere che questa biblioteca è stata dedicata a lei: le biblioteche erano i luoghi che amava di più delle città in cui ha vissuto. Mi diceva sempre “io voglio vita, non voglio morte”. A me Lea ha insegnato molto. Ad esempio che tutte le mafie sono venute al nord. Lea ha lasciato un esempio importante per molte donne di ‘ndrangheta che stanno andando dai magistrati in Calabria a chiedere di salvare i figli».

Chiaro il percorso ribadito dal sindaco Brescianini: «Partiamo dalla responsabilità, per consegnare il testimone fatto di valori reali ai nostri giovani». E chiarissime le suggestioni ricordate dal sindaco Cosentino: «Dovete costruire le città educative: così ha detto don Ciotti a Cittanova ed ha ripetuto a Locri. Un’esortazione che non dobbiamo mai smettere di fare nostra. Noi amministratori dobbiamo essere e dare l’esempio. E dobbiamo guardare sempre ai nostri ragazzi, per dare loro la forza di crescere con i valori di giustizia, legalità e impegno che fanno la differenza. E creano rete».

Il percorso è lungo, intreccia memoria e impegno.