Calabria: “la legge è uguale per tutti tranne per i lavoratori co.co.co.”

Per Leondardo Del Giudice la legge è uguale per tutti tranne per i lavoratori co.co.co.

lavoro“Con la presente intendiamo evidenziare alle SS.LL. che nel nostro Paese – l’Italia – nelle aule dei tribunali italiani, nonostante ci sia scritto LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, con amarezza e profonda delusione si può affermare che, nei fatti, così non è almeno per i lavoratori co.co.co. di cui al D.M. 66/2001. Infatti, la legge dello Stato la quale dovrebbe avere efficacia erga omnes non ha efficacia nei confronti di 900 famiglie italiane buttate al macero sociale da ragioni di opportunità politico-burocratiche. Da tempo ci si sforza di segnalare paradossali ingiustizie attraverso lettere, comunicati, incontri, manifestazioni, proteste ecc… azioni tutte rimaste inascoltate a cui sono seguite risposte incomprensibili, fredde e burocratiche prive di fondamento giuridico, quasi a marcare il totale disinteresse delle istituzioni di fronte al problema che vivono 900 famiglie italiane. Ancora oggi i lavoratori co.co.co. D.M. 66/2001 sono esclusi dalla procedura concorsuale “graduatorie permanenti 24 mesi” per l’accesso ai ruoli provinciali della scuola come personale delle segreterie scolastiche. E’ superfluo fare la storia di questi lavoratori perché ai Signori in indirizzo è ampiamente nota da tempo; la mappa concettuale di seguito esplicitata rende chiaro il problema in termini di requisiti di accesso, disparità di trattamento e violazione di norme, mette a confronto in modo sintetico il bando e lo status dei co.co.co. D.M. 66/2001. Dall’esame della mappa si evince una palese violazione di norme ed una ingiustificata disparità di trattamento – UNA INGIUSTIZIA – che non fa onore ad uno Stato di Diritto su cui si fonda la nostra Repubblica. La problematica è stata sollevata in Parlamento da vari Deputati e Senatori, in ultimo anche in VII Commissione Cultura della Camera con una interrogazione a firma dell’On.le Ribaudo ed altri, ai quali il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, On. Sesa Amici, ha risposto tra l’altro “Più in generale, si sottolinea che negli ultimi anni il legislatore ha introdotto diverse misure normative tese a valorizzare l’esperienza professionale dei soggetti titolari dei rapporti di collaborazione coordinate e continuativa ai fini dell’accesso al pubblico impiego”.

Quindi se questa risposta ha un fondamento giuridico perché il MIUR fa orecchie da mercante? Sembra che ci sia una discrasia da parte dell’apparato amministrativo burocratico del MIUR in funzione anche di quanto si afferma all’interno di una Commissione Parlamentare la quale svolge la funzione legislativa. Ci troviamo di fronte ad un caso dove il legislatore sa che c’è una violazione di norme e che questi lavoratori hanno diritto a partecipare alla procedura concorsuale ed il ministero nella sua componente politico-amministrativa ignora il problema, violando le norme in essere e determinando disparità di trattamento. Nulla di legale hanno le risposte burocratiche del MIUR, dove dice che questi lavoratori sono dei lavoratori L.S.U., lo status giuridico di L.S.U. non vige in quanto il rapporto di lavoro è cessato nel 2001 e nel 2001 proprio con il D.M. 66/2001 è cambiato lo status giuridico contrattuale dei lavoratori co.co.co. D.M. 66/2001, i quali hanno un contratto di collaborazione coordinata e continuativa nella Pubblica Amministrazione per attività e funzioni ATA, con posto in organico accantonato nella scuola pubblica statale. L’attuale sistema di reclutamento del personale scolastico, già di per sé, dispone l’accesso alle graduatorie permanenti e quindi ai ruoli tenendo conto anche della tipologia contrattuale atipica,  riconoscendone esplicitamente il servizio prestato ed in alcuni casi anche quello non prestato. Quando è il momento di mettere fine a questa INGIUSTIZIA ? Il MIUR ha il dovere di rispettare i principi costituzionali dove la regola dell’imparzialità e dell’uguaglianza contenuti nell’art. 3 della Costituzione, impongono alla Pubblica Amministrazione l’obbligo di trattare in modo eguale fattispecie eguali ed in modo diverso fattispecie diverse.

Qui nel contesto specifico siamo davanti a fattispecie eguali, dove il contratto di collaborazione è un contratto a tempo determinato e anche secondo la normativa europea i rapporti di lavoro similari vanno trattati alla stessa stregua“, conclude Leonardo Del Giudice.