Calabria, Emiliano Russo: “Le mie figlie orfane di un padre vivo”

Emiliano il giorno della festa del papà ha deciso di incatenarsi nei pressi del Tribunale di Vibo Valentia

emiliano russoUn gesto di protesta esemplare, un grido di dolore che racconta la disperazione di un padre. Così si potrebbe definire la vicenda che vede protagonista Emiliano Russo. Emiliano il giorno della festa del papà ha deciso di incatenarsi nei pressi del Tribunale di Vibo Valentia per far accendere i riflettori sulla tragica situazione che coinvolge lui e le sue due bambine: “ Le mie figlie sono state rapite dalla madre- ha dichiarato l’uomo- le ha portate in Slovacchia”. L’uomo racconta che lo Stato slovacco gli ha imposto un totale annuale di ore a disposizione con le figlie pari a 60 ore, cioè una volta ogni tre mesi o cinque giorni in totale, ma di fatto sono passati tre anni dall’ultima volta che ha abbracciato le sue bimbe. Emiliano, 41 enne di Limbadi, annuncia ora lo sciopero della fame finché non avrà la certezza di riavere le proprie figlie.

Il suo calvario inizia nell’ottobre del 2013, quando i rapporti con la moglie di origini slovacche, sono ormai incrinati. La moglie più volte manifesta al marito il desiderio di voler portare via le figlie, ma nulla fa presagire una decisione imminente.  La situazione degenera quando la donna decide di denunciare il marito  per (presunte) violenze familiari. Emiliano finisce ai domiciliari in casa della madre, ma constatata l’insussistenza delle prove a suo carico, viene scagionato dopo due giorni. Al suo rientro in casa però l’amara scoperta: “Sono uscito da questa storia assurda pensando di riabbracciare le bambine e chiarire tutto con mia moglie. Invece, una volta tornato a casa, l’ho trovata vuota. Mia moglie e le figlie erano sparite. Non c’era più neanche l’auto”.

Da quel momento per l’uomo parte la disperata ricerca, solo grazie alle verifiche dell’Europol emerge  con certezza che si tratta di caso di sottrazione internazionale di minori. Le bambine sono in Slovacchia, “Quindi –afferma l’uomo– aveva inscenato il maltrattamento per andarsene”.

Ad oggi Emiliano, per via del ritiro della denuncia alle Unità Centrali, ha perso la patria potestà e ha visto cambiare la propria residenza dall’Italia alla Slovacchia. Ma nonostante questo, e nonostante una malattia che gli ha potato via il lavoro, Emiliano non si arrende:  ”Chiedo – ha detto Russo – che mi sia consentito di fare il padre, come tutti, e di poter vivere ed educare le figlie secondo le leggi italiane e che la madre venga giudicata per il reato che ha commesso. Ringrazio la Procura di Vibo per l’operato e l’impegno che sta profondendo nella mia vicenda, ma mi auguro che la sua azione possa essere più incisiva e faccia accelerare l’iter per far rimpatriare le mie figlie, che sono orfane di un padre vivo. Andrò avanti – dichiara– fino a quando non si farà realmente qualcosa dall’Italia per sanare questa enorme ingiustizia. Fino a quando non avrò la prova che le mie bambine stanno tornando da me“.