Auguri a Bruno Pizzul, tra telecronaca e poesia

Dal ritardo della prima telecronaca nel campo neutro di Como ad USA 94. Bruno Pizzul con la sua voce, ha attraversato più di trent’anni di calcio dietro il microfono della Rai, diventando nel tempo una vera e propria icona.

Bruno pizzulFesteggia quest’oggi 79 anni, essendo nato l’8 marzo 1938 ad Udine, Bruno Pizzul, è ancora oggi una delle voci più conosciute della Televisione italiana.  Una voce inconfondibile, probabilmente nata per fare quel mestiere e per entrare nelle televisioni di tutti gli italiani per tantissimi anni. Insieme a Nicolò Carosio e Nando Martellini, Bruno Pizzul entra di diritto nell’Olimpo dei telecronisti azzurri. Una voce che ci ha unito, a volte fatto ridre, ma soprattutto ci ha fatto emozionare e saltare davanti allo schermo.

Divenuto calciatore professionista e topicbuon centromediano, fu ingaggiato dal Catania nel 1958. Giocò anche nell’Ischia,nell’Udinese e nella Cormonese, ma la sua carriera sportiva finì presto a causa di un infortunio al ginocchio. Dopo la Laurea in Giuruìiprudenza l’ 8 aprile del 1970 Bruno Pizzul commenta la sua prima partita (Juventus-Bologna, spareggio di Coppa Italia disputatasi sul campo neutro di Como) alla qualePizzul arrivò con quindici minuti di ritardo; cominciò a commentare quella partita dal 16º minuto: fortunatamente era trasmessa in differita e poté rimediare successivamente. La prima vittoria da lui annunciata in diretta ai telespettatori di una squadra italiana in una finale di coppa europea fu invece quella del Milan in Coppa delle Coppe ai danni del Leeds United, a Salonicco il 16 maggio 1973, mentre la finale della stessa competizione del 1999 (tra l’altro l’ultima) tra Lazio e RCD Mallorca al Villa Park di Birmingham e quella di Coppa UEFA dello stesso anno tra Parma e Olympique Marsiglia giocata al Luzhniki Stadium di Mosca furono le ultime vittorie di squadre italiane nelle competizioni europee da lui raccontate.

Bruno Pizzul ci ha raccontato cBrunoPizzul_oriz-1050x700inque Campionati Mondiali, condotto numerose rubriche televisive e commentato centinaia di partite, specialmente Coppe Europee, da cui escono dalla scatola dei ricordi i suoi celebri “rinvio allaviva il parroco” …”, “palleggio sontuoso” e, nelle gare di andata e ritorno di Coppa, l’immancabile “partita da interpretare nell’ottica dei 180′ minuti“Acuto osservatore delle fasi di gioco, bravo a livello tecnico ed uman, le sue telecronache erano sempre puntuali, sobrie e mai sopra le righe e scevre da ogni spunto polemico, con l’unico momento di vera angoscia provato nell’aver dovuto, purtroppo, commentare in diretta la “Tragedia dell’Heysel. Da Messico 70, passando dai Mondiali di “Spagna ‘82” ed Usa 94:“Ecco Roberto… alto! Il campionato del mondo è finito. Lo vince il Brasile ai calci di rigore. È una conclusione che ci lascia con grande amarezza” . Parole mai dimenticate così come le gioie ed i dolori che la nazionale italiano ci ha fatto vivere incluso L’Europeo del 2000 e la voce commossa di Bruno Pizzul. La squadra di Zoff ela vittoria con il golden goal di Trezeguet

Oggi pensando a Bruno Pizzul tornano in mente le telecronache del passato e quelle odierne. Attimi, pause e parole del passato contro la frenesia del calcio d’oggi fatta di scoop, di notizie per far notizia, la spettacolarizzazione dovuta e forzata. Ma perchè?  Un legame tra il calcio sobrio di una volta e quello super spettacolarizzato di oggi….noi con nostalgia caro diremmo adesso ” E’ stato tutto molto bello”