Aeroporto dello Stretto: “basta con le toppe che sono peggio del buco”

Aeroporto dello Stretto: “basta con le toppe che sono peggio del buco”

alitalia“Su come l’Aeroporto dello Stretto sia riuscito ad arrivare alle condizioni attuali rimangono davvero tanti interrogativi. Lasciamo da parte tutte le vicende che hanno portato a questa situazione, con in primis SOGAS e la mala gestione che ha contraddistinto lo scalo reggino dal 1986 ad oggi. Ripartiamo dai primi mesi del 2016, SOGAS già con il respiratore ed alimentazione assistita. Enti locali tutt’intorno ad assistere inermi, salvo cambiare la flebo qualche volta, ove necessario. In quei giorni, il presidente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, dichiarava che la ex compagnia di bandiera avrebbe chiuso le rotte in perdita e aggiungeva che se le Regioni fossero interessate al mantenimento di tali rotte era necessario assicurare dei contributi. Era il 4 marzo 2016. Nonostante i preavvisi, gli enti locali non hanno preso coscienza della situazione fino a Novembre, quando cominciano a suonare i campanelli di allarme e i giornali a caratteri cubitali preannunciavano l’addio di Alitalia da Reggio. La campagna referendaria e l’intervento del Ministro Del Rio avevano congelato questa decisione, però la politica locale è rimasta ancora immobile. A meno che qualcuno possa definire rimedio la manifestazione d’interesse per la promozione dell’attività volativa messo in campo dalla Regione Calabria. Alitalia, ha detta del Presidente della Regione Oliverio, non ha partecipato. Ci teniamo a sottolineare che questa iniziativa è una manifestazione d’interesse e non un bando, l’avviso d’interesse è sottoposto al vaglio dell’Unione Europea che deve approvarlo (sempre se lo farà visto che sono state già richieste ulteriori integrazioni), si tratta di procedure lunghe (passeranno almeno sei mesi) ed il finanziamento previsto per singolo volo prevede una cifra molto bassa (circa 300€ a volo). Da sottolineare la risibile dotazione ipotizzata su Reggio Calabria, dove per le tratte coperte da Alitalia (Roma, Milano e Torino) è previsto il finanziamento per l’incremento di solo due voli settimanali rispetto agli attuali, pertanto è facile dedurre come il rimborso che riceverebbe l’impresa partecipante sia veramente esiguo o, nel caso di Alitalia, non sufficiente certo a coprire i 6 milioni di perdite sullo scalo reggino. Insomma, non ci siamo.

Una soluzione proposta da Alitalia era quello di inserire le rotte per Roma e Milano in regime di continuità territoriale. Il Comune, per bocca del Sindaco Falcomatà, si era riproposto di dare input a questa procedura, ma, in tal senso, non risultano richieste ufficiali del civico concesso nei confronti della Regione. Come sempre, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Una lettura attenta delle norme ci dice che prima di procedere all’imposizione di oneri bisogna verificare se ci sono compagnie disposte ad operare la tratta in regime di libero mercato (in ballo ci sono 500 mila passeggeri), quindi già incontriamo un primo scoglio. Inoltre, la crisi che coinvolge lo scalo ed Alitalia richiede rapidità d’intervento, i tempi tecnici per approntare un bando di continuità territoriale sono di almeno un anno, per vedere un aereo decollare al Minniti con tale regime almeno un anno e mezzo. Neanche questa soluzione può andare bene. Secondo indiscrezioni giornalistiche, la maggior parte delle perdite accumulate su Reggio Calabria dalla ex compagnia di bandiera siano dovute alla presenza sullo scalo di personale Alitalia che gestisce l’handling in autoproduzione, unico scalo, oltre Fiumicino ad avere questo tipo di servizi. Gli aeromobili tricolore spendono per ogni toccata a Reggio Calabria 1.600€, contro i circa 600€ di Lamezia e Catania, scali dove i servizi di terra sono gestiti dalle relative società aeroportuali. Si potrebbe pensare ad un riassorbimento dei dipendenti Alitalia in SACAL stessa, tramite la cessione del ramo di azienda operante su Reggio, rendendo sostenibile pertanto l’operatività della compagnia con base a Fiumicino. Sugli altri scali, negli anni scorsi, si è operato così ma le condizioni economico-finanziarie erano differenti. Ma che ne sarà di chi rimarrà fuori? Su centocinquanta dipendenti, tra Alitalia e SOGAS, per forza di cose buona parte rimarrà a casa. Il nuovo gestore, a regime, necessiterà di solo una sessantina di persone (stime ottimistiche) per garantire la funzionalità dello scalo. Con buona pace di chi, sul suo posto di lavoro in aeroporto, aveva riposto le basi per costruirsi un futuro.

Auspichiamo vivamente che il tavolo di mercoledì, che vedrà coinvolti gli attori locali e il governo, riesca a trovare finalmente una soluzione definitiva ai problemi con Alitalia e apra nuovi spazi di collaborazione con SACAL, il futuro gestore degli scali di Reggio e Crotone. È arrivata l’ora delle soluzioni definitive, basta toppe che spesso sono peggio del buco“, conclude l’Associazione Pendolari Reggini.