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Dalida: Raiuno celebra la famosa cantante italo-francese, ma non tutti sanno che aveva origini calabresi

Dopo il suicidio di Luigi Tenco, Dalida chiese di interrompere il Festival di Sanremo dal quale erano appena stati eliminati, ma non le venne concesso

dalida okIn onda questa sera, mercoledì 15 febbraio alle 21.25, su Rai1, «Dalida», il film tv con Sveva Alviti che veste i panni della celebre e sfortunata cantante e Riccardo Scamarcio nel ruolo del fratello Orlando. Vero nome Iolanda Gigliotti, Dalida è stata molto amata e apprezzata tra gli anni ’50 e i primi Anni ’80. L’artista italo-francese, scomparsa nel 1987, ha lasciato un ingente patrimonio artistico al mondo della musica: ben 38 album. 170 milioni, invece, i dischi venduti. Adesso il film «Dalida», prodotto da Pathé con Rai Cinema per la regia di Lisa Azuelos, ne ripercorrerà la vita e la carriera. Dalla nascita al Cairo, in Egitto, alla prima esibizione all’Olympia di Parigi, dalle nozze con il produttore discografico Lucien Morisse al tormentato amore per Luigi Tenco, morto (forse) suicida dopo il loro duetto a Sanremo nel 1967 con la celebre «Ciao amore, ciao». Nel cast è presente anche Alessandro Borghi (che ha recitato in «Che Dio ci aiuti 2» e «Squadra mobile»), che interpreta Tenco.

dalidaDalida nacque a Choubrah (alle porte del Cairo) in una vasta comunità italiana, da genitori calabresi originari di Serrastretta, in provincia di Catanzaro; aveva un fratello più grande e uno più piccolo, Orlando e Bruno. E la musica era già nel suoDna: il padre, Pietro, era primo violino all’Opera del Cairo. A diciassette anni vinse il concorso di bellezza ‘Miss Ondine’ e in seguito l’ambito ‘Miss Egitto’, titolo grazie al quale riusci ad entrare nel mondo del cinema. Iolanda decise quindi di lasciare l’Egitto e tentare la fortuna come attrice in Europa. Alla fine del 1954 si trasferì a Parigi, in un appartamento di Rue Ponthieu, vicino agli Champs Elysées. Nel 1956, ispirandosi al film del 1949 Sansone e Dalila, adottò il nome d’arte Dalila, che cambiò in seguito in Dalida e registrò il suo primo disco su vinile. Il repertorio in lingua italiana di Dalida fu corposo: è arrivata in prima posizione per due settimane nel 1967 con Bang Bang, ha interpretato brani firmati da Paolo Conte (La speranza è una stanza, 1968), Herbert Pagani, Bruno Lauzi (Uomo di sabbia), Gino Paoli (Un uomo vivo, 1960), Umberto Bindi (Non mi dire chi sei, 1960), Piero Ciampi (La colpa è tua, 1970), Luigi Tenco (Vedrai Vedrai, 1979, Ciao amore ciao, 1967). Suoi successi, in hit parade: Gli zingari, Ascoltami, I ragazzi del Pireo, La danza di Zorba, Mama, L’ultimo valzer, Dan dan dan, Quelli erano giorni, Un po’ d’amore.

dalida tencoLa fortuna professionale non andò però di pari passo con la vita privata. Dovette affrontare una vita amorosa tormentata e il suicidio di ben tre suoi compagni di vita. L’episodio più celebre quello di Luigi Tenco, con il quale pare che la cantante avesse una tormentata storia d’amore. Il 26 febbraio 1967, dopo che la canzone “Ciao amore ciao“, che avevano interpretato insieme, venne eliminata dalla giuria del Festival di Sanremo, Tenco si tolse la vita, anche se i veri motivi del suicidio non furono mai chiariti. Fu proprio Dalida a trovare il cadavere e dopo poche ore tentò anche lei di suicidarsi in un albergo a Parigi, dove aveva soggiornato con lo stesso Tenco prima di Sanremo; fu salvata dall’intervento di una cameriera. Durante gli anni settanta l’artista ottenne diverse soddisfazioni professionali, ma il ‘male di vivere’ tornò a farsi sentire nel 1977, quando tentò di nuovo il suicidio. Anche questa volta non riuscì nel suo intento.

Il 2 maggio 1987, però, a dieci anni dall’ultimo tentativo di suicidio e a venti dal primo, Iolanda Gigliotti si tolse la vita: dopo aver chiamato il fratello-manager Orlando per comunicargli il rinvio di un servizio fotografico, e dopo aver detto alla cameriera che sarebbe andata a teatro, uscì con la sua auto, fece il giro dell’isolato, spedì una lettera al fratello e si recò nella sua casa in rue d’Orchampt, sulla Butte di Montmartre, dove ingerì una quantità spropositata di barbiturici. Morì il 3 maggio. Accanto al corpo fu trovato un biglietto con scritto: “Pardonnez-moi, la vie m’est insupportable” (Perdonatemi, la vita mi è insopportabile).