Si converte all’Islam e viene arrestato per traffico d’armi: “il mio nuovo nome è in onore del sesto Imam”

Mario di Leva si converte all’Islam e viene fermato per traffico d’armi con Libia e Iran

Masked Palestinian Members of Islamic Jihad E’ stato fermato questa mattina Mario Di Leva, nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di armi. Da un’email si legge che l’uomo si fosse convertito all’islam e avesse scelto il suo nome in onore del sesto Imam. E’ quanto emerge dal decreto di fermo emesso dai pm della Dda di Napoli Catello Maresca e Luigi Giordano, titolari dell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Nel corso delle perquisizioni  sono stati rinvenuti documenti e supporti informatici ”che confermano pienamente l’attivita’ di commercio d’armamento e ‘dual use’ con paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, con particolare riferimento all’Iran e alla Libia”, scrivono i magistrati.  Inoltre la Procura di Roma, che indaga sul sequestro in Libia di quattro tecnici della Bonatti e, in particolare, sulla morte (avvenuta in circostanze ancora poco chiare) di Salvatore Failla e Fausto Piano, sentira’ presto i coniugi di San Giorgio a Cremano, Mario Di Leva e Annamaria Fontana, fermati oggi nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Napoli su un traffico internazionale di armi. Il pm Sergio Colaiocco, che ha gia’ preso contatto con i magstrati partenopei in vista di uno scambio di atti e informazioni, effettuera’ l’atto istruttorio in una fase successiva alla convalida del fermo della coppia. E’ emerso infatti che il 22 luglio 2015 i coniugi Mario Di Leva e Annamaria Fontana, arrestati oggi dalla Finanza per traffico di armi, si scambiano delle note audio via sms e commentano il sequestro di quattro italiani in Libia, due dei quali, Fausto Piano e Salvatore Failla, morirono. I messaggi Whatsapp risalgono alla sera. Mario Di Leva scrive alla donna: “Hey hanno rapito quattro italiani in Libia”. Annamaria: “Gia’ fatto, notizia vecchia, gia’ sto in contatto”. “Ce li hanno proprio quelli dove noi siamo andati – dice la donna – gia’ sto facendo, gia’ sto operando con molta tranquillita’ e molta cautela”. I pm non escludono “una loro possibile attivita’ nel complicato meccanismo di liberazione che solitamente avviene tramite il pagamento di riscatti o la mediazione con altri affari ritenuti di interesse dai miliziani”. “Appare significativo il fatto che i coniugi, in una conversazione effettuata fra di loro con programmi notoriamente non intercettabili, ammettono di essere in contatto con soggetti appartenenti a milizie tribali libiche implicate in azioni terroristiche”, c’e’ scritto nel decreto di fermo. In una mail l’uomo conferma di utilizzare la societa’ panamense Mallory Airline in quanto ”trattandosi di una societa’ costituita in uno stato che non aderisce ad alcuna forma di embargo nei confronti dell’Iran, puo’ esportare aerei e pezzi di ricambio presso quel paese e si presta, quindi, per essere utilizzata per l’effettuazione di triangolazioni commerciali al fine di eludere i divieti internazionali”. Allo stato non si conosce quali siano i motivi per cui Di Leva e Fontana manifestino interesse per la vicenda del rapimento dei connazionali, “non potendosi escludere una loro possibile attivita’ nel complicato meccanismo di liberazione che solitamente avviene tramite il pagamento di riscatti o la mediazione con altri affari ritenuti di interesse dai miliziani”, sostengono i pm della Dda.