Reggio Calabria: così la città ricorda l’eccidio dei Carabinieri Fava e Garofalo [FOTO, VIDEO E INTERVISTE]

Questa mattina a Reggio Calabria si è svolta la commemorazione per il 23° anniversario dell’eccidio degli Appuntati dei Carabinieri Fava e Garofalo

commemorazione eccidio garafolo e fava26Si è svolta questa mattina, presso il Cipo Commemorativo sito nell’area di sosta della A3 – Salerno Reggio Calabria, la commemorazione per il 23° anniversario dell’ecccidio degli Appuntati dei Carabinieri Fava e Garofalo. Presenti le vedove dei due carabinieri, il Procuratore Cafiero De Raho e tutte le autorità militari, religiose e civili. Antonino Fava era nato il 15 dicembre del 1957 a Taurianova in provincia di Reggio Calabria. Vincenzo Garofalo invece, era nato il 10 aprile del 1960 nel paesino di Donnalucata, una piccola frazione marinara situata in provincia di Ragusa e collegata al Comune di Scicli. Erano tante le cose che avevano reso la vita di Antonino poco differente da quella di Vincenzo. Entrambi si erano sposati. Antonino era padre di due figli. Vincenzo era padre di due figli. L’aspetto che li accomunava, maggiormente, era soprattutto l’Arma dei Carabinieri. Infatti, sia Antonino sia Vincenzo, prestavano servizio presso il Comando Provinciale dell’Arma di Reggio Calabria ed erano stati assegnati al Nucleo Radiomobile della Compagnia di Palmi. Come se non bastasse, entrambi avevano conseguito il grado di appuntati scelti. Gli appuntati Vincenzo Garofalo e Antonino Fava furono crivellati di proiettili, il 18 gennaio 1994, mentre a bordo della loro Radiomobile percorrevano l’autostrada calabra nel tratto Bagnara-Scilla. Antonino e Vincenzo, obbedendo all’imperativo dell’Arma (lottare per la salvaguardia della società italiana contro la malavita organizzata) persero la vita nella prigione di lamiera del loro mezzo, in una notte invernale.   Ancora oggi, a ventitre anni di distanza, i due eroici carabinieri vengono ricordati, perché il loro sacrificio costituisce un esempio e un monito per quanti continuano ad osteggiare i valori sacri per i quali essi combattevano e si immolarono.