A Reggio Calabria iniziativa su Luigi Tenco nel 50° anniversario della scomparsa

leone anassilaosSi terrà martedì 17 gennaio presso la Sala di San Giorgio al Corso con inizio alle ore 17,30 promosso dall’Associazione Culturale Anassilaos l’omaggio a Luigi Tenco nel 50° anniversario della scomparsa con l’intervento di Lilly Arcudi, coordinatore di Anassilaos e Giacomo Marcianò, studioso di musica contemporanea. Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967, Luigi Tenco si toglie la vita dopo che la canzone da lui presentata al Festival di Sanremo era stata esclusa dalla serata finale della rassegna. Tenco aveva cantato, in coppia con Dalida, la cantante italo francese con la quale da qualche tempo aveva intessuto una relazione sentimentale, il brano “Ciao amore ciao”. Originariamente, il cantautore aveva proposto “Li Vidi Tornare”, una canzone antimilitarista che non piacque alla casa discografica (RCA) in quanto considerata non adatta a un evento di quel tipo. Tenco allora, per rendere più fruibile il brano, cambiò il ritmo e le parole. Nasce così “Ciao Amore Ciao” nella versione conosciuta. Brano di forte contenuto sociale – nonostante le modiche apportate – “Ciao amore ciao”, non venne molto apprezzato dalla giuria sanremese e non arrivò neppure in finale determinando quel corto circuito emotivo-psicologico che spinse il cantante al suicidio. Luigi Tenco nasce il 21 marzo 1938 a Cassine, provincia di Alessandria. Il suo esordio discografico avviene nel 1959 con la pubblicazione di due singoli, “Mai” e “Mi chiedi solo amore”, raccolti anche in un unico EP. Cresciuto artisticamente a Genova, da profondo appassionato di jazz, partecipa a differenti esperienze musicali in gruppi che ebbero, tra le fila, anche Bruno Lauzi, Gino Paoli e Fabrizio De André. Il suo primo gruppo si chiamava “Jelly Roll boys jazz band” . Inizialmente il cantautore viene accompagnato dal gruppo dei “Cavalieri”, tra i quali si possono annoverare alcuni fra i più celebri nomi della musica italiana come Enzo Jannacci al pianoforte, Gianfranco Reverberi al vibrafono, Paolo Tomelleri al clarino e Nando De Luca alla batteria. Poco considerato da pubblica e critica, per il singolo successivo, “Amore”, Tenco usa lo pseudonimo di Gigi Mai. Un dato curioso da sottolineare – e che pochi ricordano – è che Tenco nel corso della sua carriera userà altri due pseudonimi: quello di Gordon Cliff nel 1960 e di Dick Ventuno. Dal 1959 al 1963 incide per il gruppo Ricordi un album che prende il suo nome e una ventina di singoli, tra i quali “Mi sono innamorato di te” e “Io sì”. Dal 1964 al 65 incide per la Saar (etichetta Jolly) un altro album “Luigi Tenco”, intitolato ancora una volta, stranamente, con il suo solo nome e tre singoli. In questo periodo il cantante alterna le canzoni d’amore (“Ho capito che ti amo”, “Ah .. l’amore, l’amore”) con ballate di carattere sociale (“Vita sociale”, “Hobby”, “Giornali femminili” e altre ancora), che verranno pubblicati però solo dopo la sua morte. Nel 1966 firma un contratto con la RCA, per la quale pubblica un album (“Tenco”) e due singoli, “Un giorno dopo l’altro” e “Lontano, lontano”. Nello stesso anno nasce le relazione con la cantante Dalida. Nel 1967 partecipa – come si diceva- spinto dalla sua casa discografica al Festival di Sanremo, una manifestazione poco consona alla sua sensibilità artistica, che acuirà la già profonda crisi interiore che il cantante covava da tempo. Il resto è cronaca giudiziaria e gossip alimentato nel corso degli anni da rivelazioni presunte e da testimonianze fallaci, specchio di una Italia complottista che non riesce a darsi ragione di un gesto terribile ma umanamente comprensibile . Il corpo di Tenco fu trovato esanime nella camera da letto dell’Hotel Savoy in cui alloggiava. Si parlò di un biglietto, scritto dallo stesso cantante e trovato nella sua stanza, in cui l’artista adduceva quale ragione del suicidio l’incomprensione della giuria del Festival che bocciava la sua “Ciao amore, ciao” per promuovere canzoni come “Io, tu e le rose” e “La rivoluzione”. Tenco, a dare ascolto a chi lo conosceva bene, era un uomo e un artista lacerato da un lato da una smaniosa ansia di essere riconosciuto e apprezzato come artista dal più ampio pubblico possibile e dall’altra dal desiderio di rimanere “autentico” dal punto di vista artistico, senza cedere a pressioni commerciali o a svilimenti della sua vena poetico-musicale. Erano, d’altra parte, tempi difficili. Il ‘68 era ancora da venire e la tradizione melodica italiana – il Festival del 1967 fu vinto non a caso da Claudio Villa e Iva Zanicchi con “Non pensare a me” – con i suoi testi scontati e melensi la faceva ancora da padrona. I cantautori Un dissidio che riuscì a risolvere soltanto con la morte. Qualche mese dopo anche Dalida, scossa dalla vicenda, tenta il suicidio. Salvata continua una carriera ricca di successi ma la tragedia del 1967 continua a incombere su di lei e nel 1987 – a vent’anni dalla morte di Tenco – si uccide. Anche all’artista italo-francese, peraltro di origini calabresi, l’Associazione Anassilaos dedicherà prossimamente un incontro.

Foto di repertorio