Reggio Calabria, “demansionamento” di una dipendente: ATAM condannata a risarcire il danno [DETTAGLI]

Reggio Calabria, ATAM condannata a risarcire una dipendente con una somma vicina ai cinquemila euro

Atam Reggio Calabria (1)Il Tribunale di Reggio Calabria Sez. Lavoro con sentenza n. 1332 del 24 novembre 2016 ha dichiarato l’Atam S.P.A. (difesa dall’Avv. Giuseppe Mazzotta) responsabile del demansionamento della dott.ssa Maria Angela Romeo (difesa dall’Avv. Pasquale Melissari), perché per il periodo compreso da gennaio 2015 al 27 maggio 2015, per disposizione dell’Amministratore Unico Prof. Antonino Gatto, era stata incaricata ad espletare mansioni al di sotto della professionalità raggiunta ai sensi dell’art, 2103 c.c. o del parametro formale per cui per quattro mesi la ricorrente ha subito una condotta demansionante. Questa in sintesi la condotta censurata dal Giudice del lavoro, in persona del Dott. Arturo D’Ingianna.

Il Tribunale ha condannato la Società ATAM S.p.A. ad una “somma riparatoria della lesione comunque alla dignità della persona del lavoratore”, stimata di giustizia sulla base della metà dell’ultima retribuzione mensile netta per il periodo 28/01/2015 al 228/05/2015 per complessive € 4.927,5.

L'avvocato Pasquale Melissari, difensore della signora Romeo

L’avvocato Pasquale Melissari, difensore della signora Romeo

Il Tribunale del Lavoro è giunto a tale conclusione dopo un lunga fase cautelare, che in un primo tempo aveva reintegrato nell’incarico di responsabile Amministrazione Finanza e Controllo di Gestione, la Dott.ssa Romeo, alla quale era stato assegnato di fare l’inventario generale dell’Azienda e il riallineamento tra i dati contabili e di magazzino, sollevandola dall’incarico che svolgeva da oltre quindici anni e per cui aveva superato un concorso pubblico, affidando tale ruolo ad altro dipendente, di livello inferiore, al quale dopo qualche tempo è stato definitivamente affidato il settore guidato dalla Dott.ssa Romeo perché promosso sul campo in applicazione dell’art.2103 c.c.

L’Atam, nonostante tale dictum del Tribunale, non dava esecuzione al provvedimento, che appunto ordinava all’Atam il ripristino immediato della ricorrente nelle precedenti mansioni, ovvero l’attribuzione di mansioni equivalenti. Tale provvedimento fu revocato successivamente, a seguito di reclamo dell’Atam poiché il Collegio preso atto di una modifica organizzativa dell’ATAM e dell’assegnazione con ordine di servizio del 06/11/2015 della responsabilità dell’Area Affari Generali & Forniture, nonché trattandosi delle tre aree in staff all’Amministratore Unico della società, coordinate e dirette da personale con parametro uguale a quello della Dott.ssa Romeo, ha concluso che con tale nuovo incarico la ricorrente risultava titolare di attività complessa; che inoltre la ricorrente era funzionario apicale con due collaboratori.

Quindi, nella sentenza secondo il Giudice del lavoro “il compito dell’inventario ancorchè di una realtà aziendale consistente, è una mera attività ricognitiva e amministrativa e non si prova da parte del datore in quale modo richiedesse l’esercizio del patrimonio professionale acquisito dopo molti anni dalla ricorrente con responsabilità anche di gestione e direzione del personale”. Il Tribunale, poi, non ha riconosciuto il danno biologico, sia per mobbing, sia per demansionamento , ritenendo il demansionamento di contenuta entità sia quantitativa sia temporale e non ricorrendo quelle specifiche condizioni di vessatorietà, di intento persecutorio e di prostazione per almeno sei mesi. Inconsueta infine è la motivazione con cui si compensano le spese dei giudizi, ben due cautelari e uno di merito: “tenuto conto della complessa attività, anche in sede cautelare, e della parziale fondatezza della domanda per una somma di molto inferiore a quella richiesta e rifiutata pure in sede di tentativo di conciliazione”.

La vicenda è molto complessa e continuerà nelle sedi giudiziarie; si spera che nei gradi successivi di giudizio l’ATAM non venga ulteriormente condannata a pagare cifre notevoli e che ricadono sull’intera collettività, trattandosi di impresa pubblica in stato di crisi.