L’Euro si prepara a compiere i suoi primi quindici anni

euro_coins_and_banknotesNelle tasche di milioni di cittadini europei l’euro si prepara a compiere, il prossimo 1° gennaio, i suoi primi quindici anni. Un anniversario agrodolce: mentre l’economia continentale pare in recupero, infatti, la valuta Ue si trova in uno dei punti più bassi nel suo rapporto col dollaro. La parità col biglietto verde è vicina, dopo che nei giorni scorsi è stato toccato il livello più basso da 14 anni a questa parte. Un deprezzamento figlio soprattutto dell’annuncio della Federal Reserve statunitense, che lo scorso 14 dicembre ha aperto la strada a un aumento dei tassi d’interesse di 25 punti base. A quindici anni dalla propria entrata in circolazione, e dopo essersi lasciato alle spalle concetti come “troika” e “salvataggio”, per la moneta unica non mancano poi nuovi fantasmi da affrontare: a partire dalla Brexit per arrivare alle nuove relazioni – ancora da scrivere – tra Washington e Bruxelles. Il cammino della divisa europea, ad ogni modo, comincia ben prima del 2002. Le radici del progetto affondano nel Trattato di Maastricht, datato 1992, nel quale si stabilisce che i Paesi interessati a unirsi al club monetario dovevano prefiggersi un rapporto deficit/Pil inferiore al 3% e un rapporto debito/Pil inferiore al 60%. Per vigilare sul raggiungimento di questi obiettivi, cinque anni dopo viene firmato il Patto di stabilità e crescita, tuttora alla base delle revisioni di bilancio e delle raccomandazioni in materia fiscale fornite alla Ue ai suoi Stati membri. Il 1998 è quindi l’anno in cui la Banca centrale europea stabilisce il cambio fisso tra le allora monete nazionali e l’euro. Mentre la nascita ufficiale della moneta unica – che vede la partecipazione di Belgio, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Lussemburgo, Olanda, Austria, Portogallo e Finlandia – è datata 1° gennaio 1999. Due anni dopo, e siamo appunto nel 2002, ben 300 milioni di cittadini in 12 Paesi iniziano a utilizzare l’euro in forma di monete e banconote. Tempo un anno ancora e Francia e Germania rompono il patto di stabilità: la procedura d’infrazione, però, non fa il suo corso. Le scosse più dure, per la moneta Ue, devono comunque ancora arrivare. Nel 2007, la crisi dei mutui subprime statunitense sbarca in Europa sotto forma di crisi dei debiti sovrani: la parola “salvataggio” inizia a essere pronunciata nelle riunioni dell’Eurogruppo. Seguono le ben note vicende della Grecia, ma anche le peripezie affrontate da Irlanda, Portogallo, Spagna e Cipro. Difficoltà che negli anni hanno accresciuto le divisioni tra i cittadini dei Paesi creditori e quelli dei Paesi debitori, esacerbate dalle forze eurofobiche e – solo sei mesi fa – dalla decisione del Regno Unito (che pure dell’eurozona non ha mai fatto parte) di lasciare la Ue. Una scelta che non ha mancato di rinfocolare i timori delle piazze finanziarie mondiali rispetto alla stabilità del blocco. In un momento storico in cui, tra l’altro, si attendono le prime mosse da presidente di Donald Trump, che in campagna elettorale non ha nascosto la propria propensione al protezionismo. Alla vigilia del suo quindicesimo compleanno, insomma, la moneta unica non vede spianarsi di fronte a sé una strada semplice verso la maggiore età.