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Caso di favismo nel messinese: vietata la vendita di fave e piselli

A Mili San Marco, in provincia di Messina, si è verificato un caso di favismo: è stata vietata la vendita di fave e piselli

il_favismoFavismo Messina – Il Corpo di Polizia municipale è stato incaricato del controllo e dell’esecuzione dell’ordinanza del sindaco di Messina, Renato Accorinti, n. 431 di ieri, mercoledì 21, che vieta la coltivazione di leguminose fresche (fave e piselli), per un raggio di 300 metri in linea d’aria dalla residenza di un cittadino affetto da favismo, in via Giudeo a Mili San Marco. L’ordinanza prevede anche il divieto di vendita in forma sfusa di leguminose fresche per un raggio di 150 metri dalla stessa abitazione; in alternativa la vendita nell’esercizio commerciale, anche ambulante, può essere effettuata solo a condizione che le stesse siano preconfezionate in sacchetti o contenitori sigillati e che siano esposti, bene in vista, cartelli che segnalino al “cittadino a rischio di crisi emolitica da favismo” la presenza nel locale di leguminose fresche. E’ inoltre prevista l’estirpazione e la distruzione delle piantagioni di leguminose già sviluppate, eventualmente presenti nell’area interdetta. Nei confronti dei contravventori è prevista la denuncia all’Autorità giudiziaria (art. 650 del codice penale). Si ricorda che in tutti gli esercizi cittadini che commercializzano fave e piselli freschi, è obbligatorio, come disposto dal provvedimento sindacale n. 59 del 23 marzo 2012, apporre bene in vista ed all’ingresso, idonei cartelli che riportino in modo visibile, chiaro e leggibile, la dicitura “Attenzione zona rischio di crisi emolitica da favismo, derivante dalla vendita di leguminose fresche (fave e piselli) sfuse”.