Ricordando Franco Mosino, convegno e scultura per il Nobel reggino

franco-mosinoAlta cultura al Museo Archeologico Nazionale questo 3 novembre quando otto delle principali associazioni ed istituzioni del reggino si sono riunite per ricordare il candidato Nobel Franco Mosino, il filelleno di Sbarre scomparso nell’estate dello scorso anno. Gli “Amici del Museo”, Circolo “Apodiafazzi” da Bova, Circolo “Calcidese”, Fondazione “Kessel” da Palmi, Unione delle Leghe Navali dello Stretto, Planetario “Pytagoras”, Convitto Nazionale “Tommaso Campanella” ed Associazione “Famiglia Ventura” unite in un tutt’uno. “L’occasione per presentare il mezzobusto del Professore è stato l’avvio di quello che potrebbe essere uno stupendo percorso di sintesi del pensiero di questo quasi Nobel, che tanto ha amato Reggio e la Calabria e che tanto potrebbe ancora dare alla comunità – spiega Francesco Ventura, organizzatore e moderatore dell’evento in rappresentanza dei vari intervenuti – Otto associazioni ed istituzioni unite dal condiviso spirito per la cultura in ogni sua sfaccettatura attraverso un personalità poliedrica come quella del Mosino. Per motivi di sintesi è impossibile riportare in un articolo il contributo di ognuno, così come difficile è stato condensare in due ore le relazioni degli intervenuti, una cosa è però certa, quando si fa quadrato ed ognuno mette del suo, l’associazionismo reggino fa onore alla millenaria storia e civiltà della propria città”.

Franco Mosino. Il cofondatore della rivista “Klearchos” nata quasi coetanea al Museo, per volere di Alfonso de Franciscis con l’obiettivo scientifico di diffondere l’archeologica calabro reggina nel mondo. Il filelleno che ha contribuito al recupero e la rinascita del calabrogreco della Bovesia. Il traduttore del “De Rebus Rheginis” esposto da Domenico Minuto. Lo scopritore di Appa, scrittura verticale decodificata nel primo canto dell’Odissea che gli valse la candidatura al Nobel per la letteratura e che portò studioso in una ricerca poliedrica sul territorio, che ha abbracciato la pesca dello Stretto, la geologia di Scilla, i Lestrigoni di Raso nella Tirrenica e le stelle del Mediterraneo sotto cui tutti noi viviamo ben prima della fondazione calcidese della nostra Reggio. Egli era questo e molto di più. Il mezzobusto raffigurante il grande intellettuale e realizzato in terracotta magnogreca dal maestro scultore Fortuna Violi ora riposa, in attesa di un 2017 itinerante che è tutto una programmazione.