Reggio Calabria, strutture psichiatriche nell’ASP 5: “il blocco dei ricoveri è inciviltà e negazione dei diritti minimi sanciti dalla legge”

medico“È ormai da un anno e mezzo che non vengono effettuati ricoveri presso le strutture esistenti nella città di Reggio Calabria. Ne consegue che di fatto vengono negati i diritti degli utenti alla cura nel territorio di residenza, circostanza particolarmente grave perché porta allo sradicamento dal territorio e dal tessuto sociale con contestuali  disagi e/o impossibilità per i familiari e amici a rendere visita agli utenti dei servizi, circostanze necessarie sia dal punto di vista umano che terapeutico.  Peraltro, seppur non costituisca questo elemento essenziale di valutazione,  è opportuno sottolineare come tale circostanza comporti un aumento dei costi per l’ASP in quanto la retta pagata per gli utenti che devono recarsi “fuori sede“ è più alta del costo in loco; altresì si deve considerare che nelle strutture dell’ASP 5 esistenti in città opera personale dell’ASP che, ovviamente quanto doverosamente, continua ovviamente ad essere retribuito ; in altre parole l’ASP  così si trova a pagare due volte il costo delle prestazioni sanitarie rese (costo per gli operatori sanitari dell’ASP 5 ; retta alla struttura fuori sede)”. Lo afferma in una nota il Presidente dell’associazione di volontariato Pandora, Saverio Pagnotta.

“E’ bene chiarire innanzitutto come  le circostanze  per  cui l’ASP 5, su delibera predisposta dal DSM, ha disposto il blocco dei ricoveri, non possono certo essere dovute a fattori imprevedibili e non legati alla cattiva gestione della cosa pubblica. E’ infatti ovvio e scontato come debba essere l’Ente pubblico ( e non certo le organizzazioni del privato sociale) a dover garantire la continuità (oltre che la qualità) delle prestazioni erogate, attraverso una programmazione attenta e tempestiva. Che in questo caso di certo non c’è stata. Ma c’è dell’altro! Nel caso specifico il blocco dei ricoveri appare anche come la conseguenza di un vizio logico-amministrativo.  La normativa infatti prevede, da tempo, che nuovi ricoveri non possono essere disposti nelle strutture non accreditate. Ora l’ASP e la Regione starebbero delineando ( usiamo il condizionale perché forse non tutte le componenti dell’ASP appaiono in tal senso determinate) un percorso che dovrebbe condurre all’accreditamento delle strutture ( che in atto sono ancora pubbliche in quanto ivi opera il personale sanitario dell’ASP e sono da questo personale ancora dirette)  in capo al soggetto del privato sociale che sinora ha nelle diverse strutture gestito il servizio socio-riabilitativo.E’ bene chiarire altresì che, seppur con un provvedimento probabilmente discutibile ma comunque in vigore, la Regione Calabria, sin dai tempi della Giunta Loiero, ha disposto come le strutture pubbliche esistenti nel territorio  siano accreditate “Ope legis”.  Pertanto non si riesce a capire per quale motivo le strutture, ancora “pubbliche”,  non possano “godere” del regime di accreditamento “ope legis” di cui sono state formalmente private, attraverso un atto deliberativo dell’ASP, solo perché è stato avviato ( ma non certo completato!!) il percorso dell’accreditamento in capo al soggetto del privato sociale.  Non vogliamo pensare che tale impostazione, che presenta evidenti analogie con il meccanismo che governa il messaggio “a doppio legame”, non sia frutto di una svista e pertanto auspichiamo che l’illogico quanto assurdo blocco ai ricoveri, imposto sulla pelle degli utenti e dei familiari, venga immediatamente rimosso!”

“Altresì l’Associazione “Pandora” intende ancora una volta rimarcare la necessità che il percorso intrapreso dall’ASP e dalla Regione per la  (necessaria) riorganizzazione delle strutture psichiatriche venga corretto e riportato nei canoni previsti dalla lege quadro che governa il settore . In particolare occorre modificare alcuni parametri, come di seguito indicato. Il numero degli operatori previsto nelle strutture per 20 utenti è di sole 11 unità : 2 educatori, 6 operatori socio sanitari e 3 infermieri. Ciò vuol dire  che, nelle necessarie turnazioni di 24 ore, sarà  estremamente  difficile garantire la presenza di soli due operatori in tutto ( es. 1 Operatore Socio Sanitario  ed 1 educatore) rendendo difficile la funzione assistenziale e sostanzialmente impossibile lo svolgimento di ogni attività riabilitativa; per tale motivo occorre sicuramente garantire un numero maggiore di operatori. Ma non solo. La presenza di due soli educatori costituisce un abnorme passo indietro anche rispetto il recente passato ( nella precedente programmazione Regionale erano previsti 6 educatori, 4 istruttori, 1 coordinatore ); così la funzione riabilitativa prevista dalla legge  Basaglia  è fattivamente completamente “dimenticata”. Altresì nella attuale “programmazione” le strutture sono omologate in  un’unica tipologia, con stessi standard di personale ; ciò costituisce un grave errore in quanto i bisogni dell’utenza sono molto diversificati e quindi non possono, di certo, trovare la stessa risposta. Infine l’Associazione Pandora intende sottolineare come non siano stati previsti quei vincoli necessari per poter qualificare le strutture come “socio-riabilitative”. Mancano infatti i vincoli sulla collocazione nel territorio ( area abitata e idonea a favorire l’inserimento sociale) , mancano i vincoli sull’effettuazione dei servizi (vitto, pulizia locali etc. ) in proprio ed in loco e non affidati a ditte esterne, non viene richiesto lo svolgimento di attività riabilitative e risocializzanti; tutto viene lasciato  alla volontà del soggetto convenzionato”.

“L’Associazione “Pandora”  auspica come vengano al più presto rimosse le circostanze sopra riportate e che venga disposto l’immediato “sblocco” dei ricoveri , circostanza quest’ultima palesemente ingiusta ed indegna di un paese e di modalità amministrative civili, consumata sulla pelle di soggetti deboli. In mancanza l’Associazione si vedrà costretta a ricorrere ad ogni mezzo di opposizione  democratica a questo sistema”.