Reggio Calabria, Nico D’Ascola: “la società può essere culturalmente orientata attraverso un confronto”

GIUNTA PER LE ELEZIONI“Siamo al secondo anno di vita. Il progetto rimane invariato. E’ quello di consentire alla città di conoscere cosa è la vera politica, la cultura,  di non aver questa drammatica e deformata immagine di una politica vissuta purtroppo in maniera estremamente negativa, perché interpretata in modo sbagliato”. Lo dichiara Nico D’Ascola, presidente della Commissione giustizia del Senato, durante la presentazione del nuovo corso della Scuola di cultura politica di cui è fondatore. “Vorrei che si verificasse il dislivello tra un pensiero politico che abbia una sua base culturale nel contesto del quale ciò che si dice è frutto di meditazione, di valutazione e che la gente capisca che ci possono essere delle persone in grado di poterle tutelare. La politica – prosegue D’Ascola – dovrebbe essere anche capacità di tutelare la gente oltre che un modello di società che si vuole realizzare e  l’idea che la politica deve difendere soprattutto i soggetti deboli, deve creare una società nella quale non ci siano troppi squilibri e non si creino delle distanze che negli anni passati erano state in qualche modo colmate. Adesso la società si sta nuovamente riformando, ma con prove di squilibri, posizioni diversamente costruite, anche diversamente tutelate  purtroppo, che non la rendono davvero democratica. Abbiamo fatto una quantità impressionante di cose.  I cittadini – evidenzia il presidente – dovrebbero avere fiducia in una  classe politica che sta cercando in ogni modo di portare fuori l’Italia dalle drammatiche condizioni nelle quali si trova. Se i risultati non sono del tutto entusiasmanti ciò lo si deve non certo alla scarsa applicazione delle forze di governo, ma soprattutto alla gravità della situazione nella quale eravamo sprofondati. Ma anche direi  al fatto che la gestione soprattutto a livello economico dei problemi nazionali non è soltanto affidata alle forze politiche governative altrettanto nazionali, perché in un’era caratterizzata da globalizzazione, dalla generalizzazione dei problemi, dalle interferenze di problemi che nascono magari in territori e contesti internazionali sulle vicende nazionali, gli spazi di azione non sono più quelli degli anni ‘50 – 60.  A prescindere da questo – conclude D’Ascola - vorrei che la gente riacquistasse fiducia valutando nel concreto, nei contenuti l’agire legislativo”.