Reggio Calabria, Città del Sole: “disappunto per come vengono gestite le strutture psichiatriche”

Gli operatori della Città del Sole di Reggio Calabria mostrano disappunto per come vengono gestite le strutture psichiatriche

struttura-psichiatricaEgregio Commissario, vogliamo qui esternare il nostro disappunto per alcune circostanze che riguardano la gestione delle strutture psichiatriche nel nostro territorio. La Cooperativa “Città del Sole” opera nel settore della residenzialità psichiatrica da più di 25 anni , presso una delle primissime strutture alternative all’Ospedale Psichiatrico aperte nella città di Reggio Calabria. Il bando ad evidenza pubblica tramite cui è avvenuta l’assegnazione del servizio a “Città del Sole”, sulla scorta delle vigenti normative regionali, prevedeva una gestione mista pubblico – privato sociale. Nello specifico la titolarità della struttura nonché la fornitura dell’edificio rimaneva contrattualmente in capo all’Azienda Sanitaria, mentre la cooperativa doveva assicurare il servizio socio-riabilitativo ed alberghiero. Vi è da dire che successivamente il processo che portò alla chiusura dell’Ospedale Psichiatrico fu caratterizzato da grande confusione, “giustificata” ( come spesso accade nel nostro territorio) sulla scorta dell’emergenza. Senza entrare nei dettagli va rilevato come “saltarono” ampiamente i parametri di personale richiesti ai soggetti convenzionati dalle normative allora vigenti ( 6 educatori, 4 istruttori, 1 coordinatore, 4 addetti ai servizi) e furono previste ampie “deroghe” al numero massimo di 20 utenti previsti per ogni struttura. Vi furono casi che consentivano, a chi metteva a “disposizione” un immobile ( in alcuni casi a pagamento in altri “gratuitamente”, così veniva dichiarato) di “ospitare” ( si fa per dire) fino a 60 utenti con standard di personale davvero esigui. In tal modo, attraverso il meccanismo di retribuzione della retta diaria, quindi basato sul numero di utenti presenti, si sono realizzate situazioni certamente particolarmente gradite dai soggetti convenzionati, altrettanto certamente non convenienti per gli utenti.

Tali anomalie, sulla scorta della spinta dei movimenti di volontariato, della Legacoop e delle altre organizzazioni del terzo settore, avrebbero dovute essere risolte tenendo conto che comunque nel territorio erano emerse esperienze positive, realizzate da “Città del Sole” cosi come da altre organizzazioni del terzo settore, che avrebbero dovuto orientare le scelte dell’Ente pubblico verso la valorizzazione di alcuni modelli riabilitativi che necessitano dell’apporto delle figure professionali addette alla riabilitazione in numero adeguato Invece, inspiegabilmente e ormai dal 2012, le scelte dell’ASP 5 si sono orientate, tra un ” contratto ponte ” ed un altro, verso un regime di provvisorietà che ormai prosegue sostanzialmente dal 1990, adottando modelli assistenziali che mortificano la funzione riabilitativa che viene relegata ad una simbolica presenza di due soli educatori in totale per ogni struttura di 20 ospiti. Scelte a cui l’Ente pubblico è ricorso riferendosi ad un atto deliberativo della Giunta Regionale (141/09 ) in cui si stabilivano dei parametri per “superare l’emergenza” degli Ospedali Psichiatrici di Girifalco e Serra D’Aiello. Con buona pace del povero “Basaglia” e della legge quadro che porta il suo nome. Anche qui, senza entrare in questa sede nei dettagli, operando l’Ente pubblico senza tenere conto dei pronunciamenti più recenti del TAR Calabria da cui erano emerse indicazioni ben diverse rispetto le modalità di riorganizzazione delle strutture alternative.

Ma non è finita qui!! In attesa della definizione del percorso che dovrebbe portare all’accreditamento delle singole strutture in capo al soggetto del privato sociale che finora ha gestito il servizio socio riabilitativo l’ASP, con atto deliberativo redatto dal DSM oramai da ben un anno e mezzo a questa parte ha bloccato ufficialmente tutti i ricoveri nelle strutture psichiatriche avviate verso il processo di accreditamento, strutture che a tutt’oggi sono pubbliche ivi operando personale dell’ASP che ne ha anche la direzione. Situazione da far-west che penalizza in maniera drammatica l’utenza psichiatrica ( ed i familiari), oltre a costituire un evidente aggravio di spesa per l’ASP che non può trovare motivazione logica nell’assunto del deliberato dell’Ente pubblico . Che “giustifica” tale blocco richiamando la circostanza che presso le strutture esistenti mancherebbe il requisito dell’accreditamento. Ma “dimenticando” che dette strutture sono tuttora pubbliche e che nella Regione Calabria le strutture pubbliche sono accreditate “ope legis”! Dimenticanza che appare strana laddove si pensi che le strutture alternative esistenti nel territorio hanno potuto operare, da sempre, in tale regime di accreditamento.

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E’ ovvio come da siffatta situazione scaturiscano conseguenze estremamente negative per gli utenti, in primis, ma anche per quei soggetti convenzionati che, come Città Del Sole, credono nel servizio di riabilitazione e per questo impiegano operatori in numero e con qualifiche adeguati. I cui sforzi rischiano di risultare irrimediabilmente e definitivamente compromessi per alcune “scelte” effettuate dall’ASP. Come quelle che riguardano l’edificio presso cui opera la “Cooperativa Città del Sole”. Tale edificio, a suo tempo selezionato dall’Azienda Sanitaria, è stato ed è oggetto di una diatriba pluridecennale tra Comune ed ASP, con la conseguenza che non sono mai stati fatti i lavori dovuti da parte dell’Ente Pubblico, con ogni immaginabile conseguenza. Orbene la cooperativa andando oltre i doveri contrattuali ma nell’interesse degli utenti si è fatta carico, nel tempo e nei limiti del possibile, di sopperire alle mancanze di intervento da parte dell’ente pubblico. Quando poi si è iniziata a delineare l’ipotesi di percorso di accreditamento come struttura privata ha in più circostanze formalizzato la propria disponibilità a farsi carico, assumendo la titolarità la titolarità dell’edificio attraverso le vie considerate più idonee dall’Ente pubblico, di ogni intervento necessario. Ciò non è stato possibile in quanto l’ASP non è giunta ad una soluzione del contenzioso con il Comune. Pertanto la cooperativa ha inteso cercare una soluzione alternativa almeno altrettanto valida sul piano della collocazione nel territorio, trovandola in un edificio nuovo e realizzato ad hoc. La cooperativa ha formalizzato la richiesta ed ha chiesto l’autorizzazione a trasferire la struttura provvisoriamente in attesa di definizione del processo d accreditamento . Con rammarico constatiamo come nessuna autorizzazione al trasferimento è pervenuta . E che nel frattempo il numero degli utenti “assegnati” dal Dipartimento di Salute Mentale alla struttura si è progressivamente ridotto fino al numero di   sole 13 unità tanto da rendere concreto ogni evidente rischio di conseguenze drammatiche anche per i lavoratori . C’è chi dice che l’autorizzazione al trasferimento non sia  pervenuta perché l’immobile in questione trovasi proprio accanto all’abitazione del Direttore del DSM. Ma noi, ancora, non vogliamo crederci. Certo è strano che in altre circostanze l’autorizzazione al trasferimento (giustamente!) sia stata concessa nelle immediatezze. Come è strano che altrove siano stati concessi nuovi ricoveri “in deroga” al blocco e che la struttura di “Città del Sole” sia l’unica ad essere stata lasciata con   soli 13 utenti, nonostante abbia in organico personale numeroso,   con qualifiche ed esperienza nel settore. Noi, per ora non vogliamo crederci e ci aspettiamo una soluzione immediata, auspicando di non dover essere costretti a tornare sull’argomento“, concludono gli operatori.