Reggio Calabria, AN sul Piano di riequilibrio finanziario di Palazzo San Giorgio

palazzo san giorgio (1)In questa città sempre più consegnata all’oblio passa inosservato ogni tentativo di prendere in giro il cittadino, come si è appurato a seguito della trasmissione alla Corte dei Conti della delibera con la quale il Consiglio Comunale di Reggio Calabria aveva approvato la proposta di rimodulazione del Piano di riequilibrio finanziario ai sensi della Legge di stabilità 2016. Era la seconda rimodulazione dell’originario Piano di riequilibrio finanziario, visto che nel 2013 l’Ente aveva già ottenuto una anticipazione di liquidità di € 187 mln per fare fronte a debiti certi liquidi ed esigibili maturati alla data del 31 dicembre 2012. Il 6 settembre 2016 la Corte dei Conti – Sezione Regionale di Controllo per la Calabria, valutando le poche e confuse carte inviate dalla Città dello Stretto, ha emesso ordinanza interlocutoria con la quale ha pesantemente bacchettato Palazzo San Giorgio molto  più di quanto dica il linguaggio ovattato dei giudici contabili.La clamorosa bocciatura non si è limitata ad una mera verifica documentale, dalla quale è comunque emerso il mancato invio  all’organo di controllo della nota del Ministero degli Interni dello scorso febbraio, dei necessari pareri dell’Organo di Revisione e di regolarità tecnica e contabile, della delibera consiliare n. 100 del 10 luglio 2015 (per intenderci, quella del primo bilancio “trasparente”, a sentire l’assessore Neri) e di  tanto altro ancora.Vi è molto di più, giacchè è il merito della proposta di rimodulazione del Piano a denunciare una impostazione ben distante dall’osservanza della legge, con buona pace degli slogan  di trasparenza e legalità nei quali l’assessore Neri ed il giovane Sindaco amano cimentarsi ad ogni piè sospinto.  Il punto di partenza, ed al tempo stesso il punto nevralgico, della questione, è il dato che Palazzo San Giorgio ha accertato ufficialmente che dal 31.12.2014 in poi è maturata una quota di maggior disavanzo di € 143.338.307,45.Questa cifra, sommata al disavanzo di € 87 mln già accertato sino al 31.12.2014, porta l’esposizione complessiva dell’Ente ad € 230.584.675,54. Come far fronte alla quota di maggior disavanzo di € 143 mln? Il Comune di Reggio Calabria, con la “proposta indecente” trasmessa il 18 luglio 2016 alla Corte dei Conti calabrese, intende ripianare quei 143 milioni di ulteriore disavanzo con 30 rate costanti di € 4,7 mln sino al 2045, cosa del tutto ammessa,  ma ha preteso di spalmare in 30 anni anche i residui 87 mln di disavanzo che furono accertati sino alla data del 31.12.2014, e ciò non è ammesso in quanto il relativo impegno, già assunto a norma di legge, dovrà continuare ad essere onorato in 10 anni con rata annuale pari a poco più di € 11 milioni. Su questa operazione la Corte dei Conti Sezione di Controllo per la Calabria ha intimato ai signori della “Svolta” un perentorio altolà, avanzando serie perplessità derivanti dalla formulazione della Legge di Stabilità 2016, per di più richiamando l’orientamento della Corte dei Conti Sezione Autonomie con delibera n. 13 nell’adunanza del 15 aprile 2016, secondo cui  “non è consentito rimodulare anche il pregresso Piano di Riequilibrio”, rimanendo “impregiudicati i vincoli e gli impegni già assunti da ciascun ente al momento dell’approvazione del piano”. Ecco, quindi, che quello messo in campo da Palazzo San Giorgio è un giochino aritmetico che magari andrà bene alla play station, ma non quando si tratti di uniformare l’azione amministrativa ad una legge fondamentale dello Stato, qual è appunto la Legge di Stabilità. Il controllo esercitato il 6 settembre scorso dalla Corte dei Conti calabrese si è risolto, per il momento, nell’invito al Comune di Reggio Calabria -in realtà un sonoro ceffone- a procedere alle necessarie integrazioni istruttorie ed a rendere “ostensibili” le ragioni di diritto poste a base di una tecnica contabile all’evidenza inaudita e non consentita. Ci siamo chiesti dove il Comune intendesse “andare a parare” con i suoi “effetti speciali”, e, soprattutto, se quelli di Palazzo San Giorgio “ci sono” o “ci fanno”. Visto e considerato che i numeri sono governati da una scienza esatta, può escludersi che la atipica tecnica contabile utilizzata avesse l’obiettivo di recuperare oltre € 8 milioni annui di risorse da mettere a disposizione di spaesati amministratori comunali che non finiranno mai di stupire con la loro palese incapacità? Non essendo consentito rimodulare il pregresso Piano di Riequilibrio, l’importo annuale della rata di € 11.091.804,10 dovrà necessariamente restare invariato per i dieci anni programmati, e dunque non potrà essere spalmato in 30 annualità, con rate annuali di € 2.538.485,47, come pretenderebbe la finanza creativa di Palazzo San Giorgio  con la proposta trasmessa alla Corte dei Conti. Stante il netto divieto della Legge di Stabilità 2016, la programmata e vanamente agognata disponibilità di risorse in ragione di € 8.553.318,63 (pari alla differenza tra la rata reale di 11.091.804,10 e quella sperata di € 2.538.485,47, ottenuta spalmando in 30 anni l’ammontare del deficit accertato sino al 31.12.2014) è solo un’aspirazione sganciata dalla realtà normativa. Un tesoretto, questo, che, si badi bene, non andrebbe comunque ad incidere sulla pressione fiscale, alleggerendola. Un tesoretto che, tuttavia, non ricadrà come benefica pioggia sulle associazioni culturali o presunte tali al seguito della impalpabile amministrazione del nulla. E la “trasparenza” amministrativa? Che fine ha fatto? Se non è più uno slogan accattivante, che lo annuncino!  Sono ampiamente decorsi i trenta giorni assegnati per trasmettere quanto richiesto dall’Organo di Controllo ed il Sindaco e l’Assessore comunale al Bilancio non hanno ancora detto una sola parola alla Città della magra figura rimediata con quella proposta indecente, con definitiva pace della Carta di Avviso Pubblico!  La città ha tutto il diritto di essere informata di cosa nell’interesse dell’Ente sia stato inviato e dedotto davanti ai giudici contabili. Che ciò avvenga con estrema sollecitudine: basta solo sacrificare una minima parte del tempo di norma impiegato per sostenere, tra un apericena e l’altro, un referendum col quale si pretende di affossare definitivamente Reggi ed il Meridione d’Italia e di consegnare l’intera Nazione ai globalismi che mirano a realizzare un nuovo ordine mondiale.