Reggina allo sbando, ma il problema non era il Sant’Agata?!? La realtà è un’altra: la città ha voluto questa “merdiocrità”

Reggina, la squadra è allo sbando e dopo 4 sconfitte consecutive vede materializzarsi l’incubo della retrocessione in serie D. Ma il problema è molto più ampio, e non è certo (soltanto) dentro il rettangolo di gioco…

Reggina Foti Falcomatà Praticò (8)

In quest’articolo non parleremo di quello che sta succedendo in campo, perchè commentare tecnicamente le ultime performance della Reggina sarebbe inutile. Ci ritroveremmo senza parole: una pagina bianca. Basta dire che dopo l’ottimo avvio di stagione, gli amaranto hanno adesso rimediato 4 sconfitte consecutive con 12 gol subiti, affrontando le tre squadre più scarse del torneo (Vibonese, Siracusa e Melfi), tutte ultime in classifica quando hanno vinto contro la Reggina.

E non ci scaglieremo neanche contro mister Zeman: lui è la prima vittima di questa situazione. L’allenatore, additato erroneamente da molti come artefice di questo disastro, in realtà ha compiuto un autentico miracolo portando la Reggina a quota 11 punti in classifica dopo 9 giornate, vincendo il derby con il ben più forte Messina, pareggiando e facendo bella figura con due corazzate come Catania e Cosenza, regalando ai tifosi grandi soddisfazioni nei derby più sentiti.

LaPresse/Francesco Saya

LaPresse/Francesco Saya

Su StrettoWeb l’avevamo scritto in tempi non sospetti, il 1° settembre dopo la chiusura del calciomercato: questa squadra è stata allestita malissimo, l’unico obiettivo possibile era il penultimo posto, cioè evitare la retrocessione diretta e sperare in un miracolo per salvarsi tramite i playout. Qualcuno ci ha criticato, soprattutto quando la squadra andava bene riuscendo a battere con pieno merito persino la capolista Juve Stabia con una prestazione straordinaria. Addirittura sui giornali si parlava di “sogno playoff“, mentre noi anche nei momenti di massima euforia cercavamo di mantenere i piedi per terra e ribadire che l’unico obiettivo possibile per un organico costruito così male era la salvezza, e che i problemi prima o poi sarebbero emersi perchè nel calcio come nella vita nulla è frutto del caso. E l’improvvisazione si paga sempre.

Anche noi a dire il vero ci eravamo fatti coinvolgere nell’euforia, quando scrivevamo che visto l’andazzo della prima parte della stagione si poteva ambire alla salvezza diretta evitando i playout. Adesso sono stati i risultati a ribadire la realtà delle cose, che è evidente sin dalla preparazione stagionale. Questa Reggina non è attrezzata per disputare la Lega Pro, e un tifoso saggio ed equilibrato in questo momento può soltanto stringersi intorno al gruppo facendo quadrato su mister Zeman che ha già dimostrato di essere l’unico in grado di poter trovare le soluzioni tecnico-tattiche per evitare una drammatica retrocessione in serie D, già scritta nel destino di una squadra allestita malissimo.

pratico-profughi-stadio-5Il problema, quindi, è a monte. Troppo semplice additare adesso come colpevoli di tutta questa situazione i leader della nuova società targata Praticò-Martino. Che in effetti in poco più di un anno ne hanno combinate di tutti i colori, non solo da un punto di vista organizzativo, tecnico e sportivo, ma soprattutto dal punto di vista mediatico. Per un anno intero hanno elemosinato il Sant’Agata, utilizzando l’alibi dell’assenza del Centro Sportivo per mascherare il fallimento di un progetto nato male e naufragato subito. Ottenuto il Centro Sportivo, cos’è cambiato? E adesso quali saranno le nuove scuse per giustificare la deriva (senza precedenti storici) di una squadra che dopo il fallimento della Reggina Calcio, con la nuova società ha scritto le pagine più nere di sempre?

RoccellaE’ nata nel lontanissimo 1914 la Reggina, e tante volte ha cambiato società. Ma quello che è successo nell’ultimo anno e mezzo non era mai capitato prima, in termini di umiliazioni, mortificanti goleade e sconfitte clamorose contro club dilettantistici rappresentativi di piccoli borghi sconosciuti. L’anno scorso, in serie D, al Granillo hanno vinto – tra le altre – persino Agropoli, Scordia e Leonfortese. E in trasferta la Reggina ha perso subendo addirittura 3 reti sul campo del Roccella e della stessa Leonfortese. Quest’anno, poi, è arrivata la sconfitta più pesante di sempre nella storia dello stadio Oreste Granillo: il 2-6 contro il Matera allenato da quell’Auteri che Lillo Foti voleva portare in riva allo Stretto è il punteggio più pesante subito dalla Reggina in casa al Granillo. Neanche in serie A la Reggina aveva mai subito 6 reti in casa (e neanche 5), pur affrontando la Roma di Batistuta, la Juventus di Zidane, il Milan di Kakà, l’Inter di Mourinho.

juventus reggina 1999 delle alpiOggi, probabilmente, in tanti scoprono quanto quella vituperata Reggina Calcio, anche negli ultimi difficili anni, era un patrimonio straordinario da tutelare, proteggere e sostenere. Invece la città l’ha distrutta con una stagione di veleni che l’ha spinta nel burrone fino a distruggerla. Un trend che era iniziato già negli ultimi anni di serie A, quando la tifoseria reggina evidentemente era diventata di “palato fino” e non si accontentava più della “solita banale salvezza all’ultima giornata“. Il pubblico pretendeva l’accesso in Champions League, magari perchè no anche lo scudetto, e quella presunzione ha compromesso l’ambiente anche negli anni successivi, quando si riteneva di poter battere in modo agevole l’Albinoleffe, il Cittadella, il Crotone (tanto per citare alcune squadre che hanno vinto al Granillo negli ultimi anni di serie B) soltanto per il fatto di chiamarsi “Reggina”.

sant'agata regginaE’ arrivata la Lega Pro, ma neanche la miracolosa salvezza ai playout contro il Messina è riuscita a mettere fine ai veleni che hanno portato al fallimento del club e addirittura al sequestro del Centro Sportivo (“liberato” soltanto pochi mesi dopo e servito su un piatto d’argento alla nuova società per pochi spiccioli). Da “fiore all’occhiello” a “scempio“: così l’hanno chiamato, forse dimenticando quanto degradata era la discarica abusiva che occupava il Sant’Agata prima che la Reggina bonificasse l’area trasformandola in un gioiello, o quanti giovani quella società tanto impegnata nel sociale ha tolto dalle grinfie della ‘ndrangheta dandogli una chance professionale, lanciando fior fior di professionisti poi diventati calciatori della Nazionale e addirittura in alcuni casi Campioni del Mondo.

lillo fotiQuella stessa presunzione e quella stessa megalomania tanto simili a quello che a Reggio tanto ci si diverte a chiamare “buddacismo” d’oltremare, ci hanno portato ad assistere al peggio del peggio negli ultimi mesi: la convinzione di dover fare diecimila abbonati soltanto per il fatto che non c’è più Lillo Foti (in realtà sono di più quelli che non si abbonano più da quando è fallita la sua gloriosa Reggina, rispetto a quei pochi che non si abbonavano perchè c’era il dittatore baffuto), il degrado del Granillo senza agibilità, le futili polemiche su storia e identità alimentate dalla nuova dirigenza che anziché pensare a lavorare e scrivere la propria, di storia, ha pensato bene di gettare benzina sul fuoco per una sorta di “rivalsa” non si sa nei confronti di cosa e nei confronti di chi.

Ecco perchè è la città che ha voluto questa mediocrità. Sarà contento chi, anche tra gli addetti ai lavori, auspicava con convinzione che “è meglio stare 10 anni nei Dilettanti senza Foti anziché continuare con lui“, per poi aggiungere “ma vedrete che quando non ci sarà più lui torneremo con facilità nelle categorie che più ci competono“. Ma cosa “ci compete”? La parentesi da “grande” della Reggina che per un ventennio ha fatto la voce da leone, sempre tra serie A e i vertici della serie B, è stata unica in oltre 100 anni di storia, e dovuta esclusivamente alla guida di Lillo Foti. E oggi in tanti si rendono conto, non senza rimpianti, di avere perduto un patrimonio straordinario. E di averlo perduto senza aver mosso un dito per difenderlo. Siamo così tornati in quella mediocrità che ci compete davvero, perchè è quella che rispecchia le odierne condizioni della città.

Crociera Reggio CalabriaE’ proprio lo stesso percorso della città, che oggi ha un Aeroporto moribondo, che non funziona neanche nei collegamenti nazionali e rischia di chiudere da un giorno all’altro, e un Porto in cui quotidianamente attraccano soltanto barconi carichi di disperati. Eppure soltanto pochi anni fa quello stesso porto accoglieva le prime navi da crociera, di cui poteva diventare tappa fissa: da lì scendevano turisti facoltosi pronti a spendere tanti denari in città. Salvo trovare i negozi chiusi. E l’Aeroporto tra 2005 e 2012 si era lanciato persino sui voli internazionali, con quasi 95.000 passeggeri internazionali grazie ai charter con la Russia e ai collegamenti diretti con Malta, Parigi, Barcellona, Madrid, Atene, Berlino e saltuariamente anche in altre note località turistiche Mediterranee ed Europee.

scopelliti regginaEra la città del “Modello Reggio“, distrutto dai veleni proprio come la Reggina (la Reggina Calcio, quella che rendeva orgogliosi i calabresi nel mondo). Anche lì siamo riusciti a spodestare il dittatore brutto e cattivo che “si rubava i soldini” e “si faceva gli alberghi“. L’importante è aver eliminato lui, così come il baffo (quello vero, originale) nel calcio.

Oggi abbiamo un Sindaco giovane e bello, un Presidente vicino ai tifosi. E siamo tutti felici e contenti di sguazzare nella merdiocrità.
Dal calcio, a tutto il resto.