Referendum, continua la campagna a favore del “no” dei repubblicani reggini

priLo scorso 12 Novembre,  nella sede della Biblioteca comunale di Brancaleone,  organizzato dal Comitato per il No dell’Area Grecanica, si è tenuto un incontro dibattito sulle Modifiche Costituzionali proposte dal Governo Renzi,  relatori:  il Prof. Claudio  DE FIORES – Prof. Ordinario di diritto costituzionale dell’Università degli studi di Napoli ed il Coordinatore della Federazione Metropolitana dei Repubblicani di Reggio Calabria, Carmelo PALMISANO. Ad assistere al dibattito un folto gruppo di cittadini ed alcuni Sindaci dall’Area Grecanica i quali, particolarmente interessati, alla fine dell’incontro  sono intervenuti per chiedere al professore alcuni chiarimenti in ordine al citato referendum. Apre i lavori  Palmisano che, dopo aver ricordato i cinque punti in cui si articolerà il quesito referendario, non  manca di sottolineare la diversità  ed eterogeneità degli argomenti sottoposti alla votazione complessiva,  che dimostra la volontà del Governo di voler imporre ai cittadini, l’approvazione di tutto il blocco delle modifiche. “Tra l’altro – aggiunge Palmisano – la riforma Boschi-Renzi è caratterizzata da una scrittura raffazzonata,  difficile da leggere e comprendere,  ma soprattutto di non facile applicazione, a conferma dell’ attacco che si vuole sferrare all’attuale Costituzione. Conclude Palmisano: “un terzo del testo costituzionale verrà stravolto, il combinato disposto con l’Italicum,  produrrà l’effetto di svuotare le funzioni del Parlamento accentrando il potere al futuro Capo del Governo. Con un Senato non più eletto dal popolo, verrà indebolito il principio della sovranità popolare.  Un vero pasticcio, che sicuramente creerà notevoli conflitti d’interessi a scapito della democrazia e della libertà partecipativa dei cittadini.” Il Prof. De Fiores invece nel suo intervento entra nel merito di ogni articolo della legge sottoposta a referendum popolare,   evidenziando  da giurista,  tutte le sue contraddizioni e le difficoltà applicative ed esecutive in quanto molti di questi articoli  richiedano per entrare in vigore  l’emanazione di regolamenti attuativi, tra l’altro demandati al Governo stesso. Preliminarmente il Prof. De Fiores pone all’attenzione dell’uditorio come la stessa Riforma costituzionale sia sotto alcuni aspetti, prettamente  giuridici,  da considerarsi non legittima perché prodotta da un Parlamento eletto con una legge elettorale,  come sentenziato dalla Corte Costituzionale; “Anziché superare il bicameralismo paritario, la riforma lo rende più confuso,  creando conflitti di competenza tra Stato  e Regioni e tra Camera e nuovo Senato,  non eletto dai cittadini, bensì dai consiglieri regionali, non rispettando, tra l’altro, la rappresentanza dell’intero territorio regionale; I costi della politica, contrariamente a quanto afferma il Governo, non diminuiscono, se non in misura minima. Ben altre potrebbero essere i risparmi, Come la riduzione degli stessi parlamentari, l’eliminazione degli sprechi, la riduzione dei costi in generale e l’eliminazione degli Enti inutili e non solo il CNEL; Con  questa Riforma il Governo accentra su di sé  il potere della gestione di tante materie,  già di competenza delle Regioni, di fatto defraudandole delle sue prerogative, con grave pregiudizio per la loro stessa esistenza, nel momento in cui le Provincie stanno per essere abolite. La “clausola di supremazia”, contenuta nel nuovo articolo 117, conferma la matrice marcatamente statalista e accentratrice della nuova Costituzione ed è in netto contrasto con il principio di preferenza dell’ autorganizzazione della società rispetto allo Stato, cardine della Costituzione del 1948, ripercuotendosi così sugli stessi principi supremi della Costituzione. E’ previsto l’innalzamento da 50.000 a 150.000 del numero minimo di firme da raccogliere per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare e passerà da 500.000 a 800.000 il numero minimo di firme da raccogliere per il referendum abrogativo qualora si volesse ridurre il quorum”.   Il professore conclude  il suo intervento ribadendo alcuni  cardini insiti in una buona Costituzione: “Ogni Nazione dovrà avere una legge fondamentale che più si adatta alla propria  storia, naturalmente diversa da quella degli altri paesi le cui origini possono essere diverse per cultura e tradizioni. Non si costruisce una Costituzione scopiazzando alcune parti ora  di  una  ed  ora dall’altra. La Costituzione deve parlare a tutti i cittadini, salvaguardando e tutelando i lori interessi”. I Governi passano, la Costituzione  resta per salvaguardare lo spazio democratico del popolo.