Referendum, bagno di folla a Lamezia per “La Calabria che dice sì”

plateaGrande partecipazione all’iniziativa “La Calabria che dice sì”, promossa dal consigliere regionale del Partito democratico, Antonio Scalzo, per sostenere le ragioni del “Sì” alla riforma costituzionale in occasione del prossimo referendum del 4 dicembre, che si è tenuta presso il “T-Hotel” di Lamezia Terme. Un momento di confronto politico-istituzionale, coordinato dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri e a cui hanno preso parte il vicesegretario nazionale del Pd,  Lorenzo Guerini, il presidente della commissione parlamentare “Aldo Moro”, Giuseppe Fioroni, il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, il presidente del Consiglio regionale, Nicola Irto, il presidente della Provincia di Catanzaro, Enzo Bruno e il segretario regionale del Pd Calabria, Ernesto Magorno. Presenti, inoltre, parlamentari, consiglieri e assessori regionali, consiglieri provinciali, sindaci e amministratori locali, nonché esponenti del mondo del lavoro e della società civile.

Ad introdurre i lavori lo stesso Antonio Scalzo, rappresentante della Calabria nel Comitato delle Regioni di Bruxelles che ha sottolineato come “la riforma sia stata votata, dopo un lungo iter parlamentare, anche da chi sostiene il ‘No’ che oggi ha cambiato strategia politica facendo la guerra al Pd. Coloro che sostengono il ‘No’ – ha aggiunto Scalzo – lo fanno solo perché non sono stati loro a proporre questa riforma, ma non hanno una proposta alternativa per il Paese. Sono quelli che vogliono che nulla cambi. Coerentemente noi sosteniamo questa riforma perché ci sono temi come sanità, trasporti, infrastrutture e turismo che devono avere un marchio Italia, una strategia ed un progetto nazionale. Questa riforma serve a spingere l’Italia verso la modernità, verso lo snellimento e la semplificazione, allineandola al resto delle democrazie europee e mondiali più avanzate”.

“Questa riforma – ha spiegato Irto – mette nelle condizioni la Calabria e le regioni del Meridione di accorciare le distanze con il Nord. Con questa riforma sono convinto che potremmo rimettere al centro delle politiche nazionali il nostro sviluppo anche perché si ridisegnano i confini delle competenze tra Stato e Regioni”.

Sul superamento del bicameralismo paritario e la ricaduta della riforma sulla Sanità si è poi soffermato Fioroni. “Credo – ha detto – che ci sia nella riforma un dato che comprendono tutti gli italiani: si impiegherà la metà del tempo per fare una legge. Un’altra valutazione riguarda la sanità. La riforma stabilisce una volta per tutte quella che è la competenza nazionale di garantire, indirizzare e programmare l’eguaglianza dei diritti e della loro fruizione da parte del cittadino e lascia alle Regioni la responsabilità della gestione”.

“In Calabria – ha sostenuto il presidente Oliverio – c’è ancora molto da lavorare. Oltre al superamento del bicameralismo paritario un altro nodo fondamentale è la regolazione chiara dei rapporti tra Stato e Regioni. Il Mezzogiorno rispetto a questa riforma gioca una partita importante. La sua debolezza dipende anche dalle posizioni che assume in questi momenti storici. La Calabria deve stare dalla parte del cambiamento”.

A Lorenzo Guerini, vicesegretario nazionale del Pd, sono state affidate le conclusioni dell’incontro. “Al 4 dicembre – ha dichiarato – dobbiamo arrivare con una disposizione d’animo volta al confronto, perché si tratta di un voto importante per il Paese. Si tratta di una riforma che ha ottenuto una larga condivisione in Parlamento. Oltre al merito di questa riforma, però, c’è un significato politico ancora più importante che è quello di dimostrare di essere un Paese che riesce ad andare fino in fondo. Il popolo italiano quel giorno sarà chiamato ad essere costituente a prescindere dall’esito. Decideranno se superare il bicameralismo paritario o no, se avere due Camere che fanno le stesse cose o un Senato delle autonomie, se avere lo stesso numero dei deputati e senatori o ridurlo. Abbiamo la possibilità di fare il passo finale e non tornare ancora una volta al punto di partenza, come credibilità del Paese e della politica stessa”.