Cosenza: in scena “Filumena Marturano”, l’opera di Eduardo De Filippo [FOTO]

A Rende, in provincia di Cosenza, va in scena “Filumena Marturano” l’opera di Eduardo De Filippo

filumena-marturanoLa programmazione organizzata dal Centro Arti Musica e Spettacolo, presso il Teatro Auditorium Unical, riprende con uno spettacolo da non perdere: sabato 19 e domenica 20 novembre sarà di scena l’immortale vicenda di “Filumena Marturano“, nella versione diretta da Liliana Cavani. “Filumena Marturano”, senza dubbio la commedia italiana del dopoguerra più conosciuta e rappresentata all’estero, vede in scena due grandi protagonisti del teatro italiano: Mariangela D’Abbraccio, che ha iniziato la sua carriera diretta proprio da Eduardo, nella Compagnia di Luca De Filippo, e Geppy Gleijeses, uno tra gli allievi prediletti dello stesso Eduardo. A dirigere la commedia una delle più grandi registe del cinema italiano, Liliana Cavani, che con questo allestimento debutta nel teatro di prosa. Ad impreziosire il tutto le musiche originali di Teho Teardo, uno dei principali compositori del cinema e del teatro italiano dei nostri giorni.

Lo spettacolo, che in entrambe le repliche è previsto per le ore 20:30, parte da un’opera che ha un ruolo centrale nella produzione di Eduardo De Filippo, collocandosi tra i primi testi di quella “Cantata dei giorni dispari” che, a partire da “Napoli milionaria!”, raccoglie opere complesse e problematiche, in cui si riversano i drammi, le ansie e le speranze di un Paese e di un popolo sconvolti dalla guerra. Come in un ideale ring immaginario, Filumena Marturano e Domenico Soriano si affrontano per far valere le loro ragioni, dietro cui si celano verità troppo a lungo nascoste e sentimenti esasperati. Come da tradizione, Eduardo De Filippo parte da una reazione emotiva dei personaggi per sviscerare quello che lui definisce come “il conflitto tra individuo e società”. Nel dramma di Filumena, che rifiuta di rivelare all’amante quale dei tre figli da lei messi al mondo sia effettivamente suo, si rappresenta appieno un’allegoria dell’Italia lacerata e in larga misura depauperata anche moralmente e che preannuncia la volontà di riscatto.