Calabria, il disastro archeologico di Kaulon: un patrimonio storico abbandonato e devastato

kaulon“Calabria perla del Mediterraneo” recita il titolo di una pubblicazione di Egidio Bevilacqua, su una delle regioni che può essere considerata a tutti gli effetti tra le più affascinanti e interessanti del nostro Paese. Una perla, però, con qualche “macchia nera” che ne mina la bellezza e anche, purtroppo, la preziosità. Sono numerosi gli esempi di luoghi potenzialmente interessanti e di valenza storica non indifferente, che vengono però trascurati e abbandonati al loro destino. L’archeologo Francesco Cuteri ha postato sulla pagina Facebook di “Tekne, spazio radiofonico sulle identità locali” il deprimente video che mostra come l’antica Kaulon, (ovvero Kaulonia che fu una colonia della Magna Grecia i cui resti sorgono nei pressi di Punta Stilo, nel comune di Monasterace, in provincia di Reggio Calabria) stia sparendo poco alla volta, distrutta dal mare, tra l’indifferenza di chi dovrebbe correre ai ripari per preservare un luogo così affascinante e ricco di storia.

A seguito di una serie di mareggiate, poi, la situazione è persino peggiorata. Come ha dichiarato Cuteri: “La furia delle onde ha portato via integralmente i resti della cinta muraria, dell’antica porta a tenaglia e quello che non ha portato via il mare probabilmente nei prossimi giorni continuerà a franare per via del cedimento strutturale della duna. Sono immagini drammatiche, che documentano un punto a cui non si doveva giungere. Purtroppo è così, testimonianze drammatiche di una distruzione, distruzione totale. Solo l’antico altare è rimasto in piedi. Sono scomparse in un istante testimonianze di secoli e secoli di storia, una pagina importante della nostra storia. Resti del tempio, blocchi e pietre nel mare“.

Forse, piuttosto che una fiction romanzata sulla ‘ndrangheta, questa regione avrebbe bisogno di una serie di documentari che dimostrino e spieghino a tutti cosa accade quando gli interessi dei singoli sono più importanti degli interessi di un’intera popolazione, che potrebbe fare del turismo la principale e più fruttuosa voce della proprio economia. Ma, d’altronde, lamentarsi senza agire è cosa tipica di una buona parte di italiani. Diverso sarebbe se istituzioni ed enti pubblici e privati preposti si rimboccassero le maniche e si dessero da fare per costruire un futuro degno di essere vissuto.