Calabria, Federico: “Renzi a quando la riforma dell’Agenzia dei Beni Confiscati?”

Il dr Lorenzo Federico chiede al premier Renzi: “a quando la riforma dell’Agenzia dei Beni Confiscati?”

messina-palacultura-renzi-11Il Direttore, Prefetto Umberto Postiglione, ed il Consiglio Direttivo dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ( acronimo ANBSC ), al cui tavolo siedono anche un Dirigente Generale  del Ministero dell’Economia e Finanze e due Magistrati, tra cui  il Procuratore Nazionale Antimafia dr. Franco Roberti, hanno lanciato un grido di allarme: “L’Agenzia per i Beni Confiscati ha bisogno di 300 lavoratori”, così come riportato in un articolo della Gazzetta del Sud di ieri, 1° novembre. Federazione Intesa Funzione Pubblica, da circa due anni,  è impegnata a segnalare l’esiguità delle risorse umane  a fronte di un patrimonio da amministrare, acquisito dall’Agenzia del Demanio, di circa 15.000 beni confiscati tra aziende, immobili e beni mobili. Per sgombrare subito il campo da eventuali accuse di “inefficienza”, occorre dire  che l’Agenzia ha destinato, dalla sua istituzione, agli Enti previsti dalla normativa vigente, oltre 7.000 dei predetti beni. Nessuno dica che i dipendenti dell’Agenzia ( attualmente 102 ), tutti in posizione di comando, distacco o fuori ruolo, tranne uno inquadrato nei ruoli dal 2013, sono lì “a girarsi i pollici”. Pochi, ma con tanto spirito di abnegazione e voglia di far funzionare un’importante istituzione pubblica, simbolo della lotta alla criminalità organizzata, con il passaggio del testimone  da chi la lotta la conduce con encomio tutti i giorni, Magistratura e Forze dell’Ordine. Il grido di allarme lanciato dal Direttore e dal Consiglio Direttivo dell’ANBSC, anche per ciò che concerne la “sopravvivenza o meno” delle sedi secondarie di Palermo, Milano e Napoli, ha, però, i suoi destinatari. Eravamo ad agosto del 2015 quando l’on. Donatella Ferranti, magistrato, del Partito Democratico, Presidente della 2^ Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, all’interno  della quale era in discussione la riforma al c.d. “Codice Antimafia”, quindi anche dell’Agenzia dei Beni Confiscati, dichiarava : “Tra dicembre 2015 e gennaio 2016 il provvedimento sarà definitivamente varato.”  Il relatore della predetta riforma, l’on. Davide Mattiello del Partito Democratico,  dichiarava invece: “L’Agenzia deve avere la potenza di fuoco  pari almeno a quella dell’ANAC guidata da Cantone”. Peccato che ciò non si sia ancora avverato. Non solo. Il testo rilasciato dalla predetta Commissione e votato alla Camera dei Deputati nel novembre dell’anno 2015, ha previsto la “soppressione”  delle sedi secondarie di Palermo, Milano e Napoli, veri e propri presidi di legalità ed indispensabili per la gestione  in quelle regioni con il più alto numero  di beni confiscati, e  lo “spostamento” della sede principale da Reggio Calabria a Roma, con il “declassamento” della sede reggina. Non è stato previsto, ciliegina sulla torta, alcun aumento, peraltro annunciato, della dotazione organica del personale. L’emendamento nr. 22.1 dell’on. Rosy Bindi sempre del Partito Democratico, condiviso in Commissione anche dai parlamentari del Movimento 5 Stelle, gli onorevoli  Giulia Sarti e Riccardo Nuti, ha prodotto i suoi “effetti”. Veniamo ai giorni nostri. E’ passato un anno e 4 mesi dai citati “spot” e la riforma dell’Agenzia dei Beni Confiscati è ancora all’esame della 2^ Commissione Giustizia del Senato, presieduta dal Senatore reggino on. Nico D’Ascola. Il Partito Democratico, di cui il  Premier Matteo Renzi è Segretario, rimedierà in Senato a quanto si è consumato alla Camera dei Deputati ??? Non venga però mai dimenticato che l’ubicazione a Reggio Calabria della sede principale dell’Agenzia dei Beni Confiscati venne decisa all’unanimità dal Parlamento Italiano. Eravamo nel 2010,  per qualcuno, forse molti, è solo un  lontano ricordo. Il desiderio, anche se le speranze sono minime, è che la città non venga nuovamente mortificata, magari stavolta “a colpi di fiducia” e con il voto di chi in Calabria, a Reggio Calabria, ha pensato solo a “bleffare”, conclude  il dr. Lorenzo FEDERICO  – Dirigente Sindacale – Federazione Intesa FP.