Calabria Etica: 16 lavoratori vincono ricorso, la Fondazione deve pagare le mensilità

processoIl Dott. Riccardo Ionta, Giudice del Lavoro presso il Tribunale Civile di Catanzaro, con largo anticipo, rispetto al termine di sessanta giorni precedentemente indicato, ha depositato le congrue motivazioni della sentenza con la quale in data 21/10/2016, in accoglimento del “complesso” ricorso presentato dagli Avv.ti Aurelio e Steve Chizzoniti, nell’interesse di sedici lavoratori di Calabria Etica, letteralmente estromessi dal rapporto di lavoro a progetto, ha condannato la predetta Fondazione al pagamento di tutte le mensilità agli stessi dovute fino alla scadenza contrattuale del 31/10/2015. Il Magistrato adito, dopo una doviziosa ricostruzione dei fatti, ha puntualizzato, in via preliminare, che Calabria Etica resta un Ente strumentale ad interesse pubblico, distinto dalla Regione Calabria pur se dalla stessa finanziata. Ciò premesso, il decidente ha dissertato circa l’infondatezza della eccezione di nullità dei contratti a progetto, evidenziando che l’annullamento degli stessi “in autotutela” ha di fatto rifiutato la prestazione lavorativa dei dipendenti, allontanati dal posto di lavoro per “mancanza di mezzi finanziari”, laddove la stessa non costituisce giusta causa né sul versante del recesso, inidonea a travolgere totalmente la convenzione contrattuale, tanto meno può considerarsi la dedotta nullità del contratto “a valle determinata dalla presunta nullità a monte”. Evocando un rapporto di interdipendenza e collegamento negoziale fra gli atti prodromici assunti dalla Regione Calabria e quelli derivati acriticamente formalizzati da Calabria Etica attraverso il Commissario pro tempore. In quest’ottica, il Dott. Ionta, rammenta che l’eccezione di nullità contrattuale “pur riecheggiando genericamente la necessità di impegno di spesa, non individua alcuna norma imperativa riferibile ai soggetti contraenti e finalizzata a proibire direttamente ciò che l’operazione negoziale vuole realizzare”. Aggiungendo che la Fondazione ha confuso la causa del contratto con la causa dell’obbligazione, sottolineando altresì, che “non è possibile affermare una mancanza di accordo fondata sulla considerazione che la Fondazione ha concluso il contratto in assenza dei provvedimenti amministrativi dei finanziamenti da parte della Regione Calabria, poiché la stessa, sottoscrivendo il contratto, ha manifestato l’idonea volontà utile a formare l’impegno negoziale. A nulla rilevando la <<riserva>> mentale in ordine alla disponibilità della provvista necessaria ad onorare l’impegno assunto”. Sul punto, il Decidente ha stigmatizzato la condotta “ambigua” di Calabria Etica che, in relazione all’assunzione dei ricorrenti “si è avvalsa delle libertà proprie dell’autonomia negoziale”, mentre, al fine di sciogliersi dal vincolo contrattuale pattuito, tenta di avvalersi dei vincoli propri dell’agire della Pubblica Amministrazione, pur essendo la stessa soggetto di diritto privato. Quanto alla clausola ex art. 9 del contratto di lavoro che condizionava la retribuzione dei lavoratori all’erogazione dei relativi fondi da parte regionale, il Magistrato, rammentando che ne ha rilevato d’ufficio la nullità ex art. 1421 c.c. all’udienza del 16/09/2016, ha ulteriormente motivato sul punto che la stessa è nulla “per violazione di norma imperativa e perché contraria all’ordine pubblico ex art. 1418 c.c.”. Richiamando, altresì, il modello tecnico di cui all’art. 36 della Costituzione, ha chiosato affermando che “l’effetto ultimo della clausola ex art. 9, nel momento in cui subordina il pagamento del corrispettivo all’eventuale finanziamento regionale è quello di rendere il contratto potenzialmente gratuito e sostanzialmente e unilateralmente aleatorio. In base al quale il lavoratore non può sapere se riceverà o meno il corrispettivo, introducendo un inammissibile rischio imprenditoriale, proprio del lavoratore autonomo”. Per cui “sarebbe abnorme consentire alla parte che se ne avvantaggia di sciogliersi da un contratto che risulta squilibrato in pregiudizio della parte più debole”, non a caso, continua il Dott. Ionta “la giurisprudenza nega al contraente che si sarebbe avvantaggiato di una clausola illecita il potere di sollevarne la nullità”. Conclusivamente, il Giudicante ha rigettato anche la sollevata eccezione di inadempimento contrattuale a carico dei ricorrenti poiché “gli stessi non hanno prestato la propria attività lavorativa dall’aprile all’ottobre 2015 a seguito della nota datata 16/04/2015, con la quale il commissario di Calabria Etica ha comunicato ai lavoratori la cessazione del rapporto”. “Per cui la mancata prestazione”, conclude il Dott. Ionta, è ascrivibile alla “condotta del datore di lavoro che ha formalizzato il rifiuto di avvalersi della prestazione pattuita”.