A Reggio Calabria l’incontro sul tema “Francesco Giuseppe e la Finis Austriae”

franz_joseph_of_austria_1910_oldSi terrà martedì 15 novembre alle ore 18,00 presso la Sala di San Giorgio al Corso, promosso dall’Associazione Culturale Anassilaos, l’incontro sul tema “Francesco Giuseppe e la “Finis Austriae”, conversazione del Prof. Antonino Romeo nel centenario della morte dell’imperatore austriaco, uno dei protagonisti della Grande Guerra. Francesco Giuseppe è una figura che noi Italiani fin dai primi anni di scuola abbiamo, se non odiato, almeno detestato. L’impero che egli governava – crollato soltanto a conclusione della Grande Guerra – è stato infatti per tutto il XIX secolo l’ostacolo più grande al raggiungimento dell’Unità d’Italia che si poté realizzare e completare soltanto con le Guerre d’Indipendenza combattute tutte contro l’Austria. Dalla Prima (1849) conclusasi con la sconfitta a Novara di Carlo Alberto, Re di Piemonte ad opera di Radetzky, alla Seconda (1859) – con l’intervento della Francia di Napoleone III – che acquistò al Piemonte la Lombardia e mise in moto tutta quella sere di rivolgimenti che si concluse con la proclamazione del Regno d’Italia (marzo 1861), alla Terza (1866) che si concluse con l’annessione al Regno sabaudo del Veneto e infine alla Prima Guerra Mondiale, da taluni chiamata anche Quarta Guerra di Indipendenza, combattutasi quasi per intero tra Italia e Austria, che consentì al nostro Paese di raggiungere quelli che erano considerati i confini naturali con l’acquisizione del Trentino e dell’Alto Adige, del Friuli e della Venezia Giulia con la penisola dell’Istria tranne Fiume. Questo lungo processo storico vide sempre l’Impero Austriaco ostile all’Unità d’Italia e spiega l’avversione verso colui che di quell’impero era l’autocrate. A cento anni dalla morte di Francesco Giuseppe (21 novembre 1916), mutate ormai le condizioni storiche e superati gli antichi conflitti , la considerazione verso la sua figura, anche per noi italiani, non può che modificarsi. Oggi, in tempi così diversi nei quali anche il potere è divenuto chiacchiericcio indistinto e volgarità, ammiriamo in lui il senso del dovere nei confronti dello Stato di cui, si può ben dire, è stato il primo dei servitori; la dignità estrema con la quale ha affrontato le tragedie della storia e quelle domestiche che ne fanno una figura tragica: dalla fucilazione nel 1867 del fratello Massimiliano, effimero imperatore del Messico, al suicidio del figlio ed erede al trono Rodolfo nel gennaio del 1889 a Mayerling insieme alla giovane amante Marie Vetsera, all’assassinio della carissima moglie Elisabetta (la celebre Sissi) il 10 settembre 1898 a Ginevra ad opera dell’anarchico italiano Luigi Lucheni fino all’assassinio di Sarajevo (28 giungo 1914) dell’Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono, e della moglie Sophie che scatenò la Guerra Mondiale. Non sappiamo quanta responsabilità egli ebbe nelle vicende politiche e diplomatiche dei giorni successivi all’eccidio. Per fortuna non ebbe modo di vedere la fine del suo Paese al quale aveva dedicato sessantotto anni di vita (1848-1916) , la cosiddetta “finis Austriae” che segnò non soltanto la scomparsa di un impero multietnico con le conseguenze negative che portarono al secondo conflitto mondiale di lì a pochi anni, ma di tutta una civiltà artistica, letteraria, musicale e scientifica. Fu sepolto nella Cappella della Chiesa dei Cappuccini e Vienna dove, qualche anno dopo, nel 1922, fu sepolto il suo erede Carlo I, beatificato nel 2004 e molto più di recente nel 1989, la sua consorte Imperatrice Zita. Per l’ultima volta si ripeté per Francesco Giuseppe l’antico cerimoniale. Il ciambellano che accompagnava la bara bussava con forza alla porta d’ingresso della cripta. Il priore che si trovava dietro chiedeva allora in latino: “Chi è?” e il ciambellano rispondeva ricordando tutti i titoli che spettavano all’Imperatore. “Non lo conosciamo” rispondeva a sua volta il priore. Il Ciambellano bussando per la seconda volta rispondeva alla rinnovata domanda del Padre Cappuccino annunciando la presenza di “Sua Maestà Imperiale”. E il frate rispondeva ancora una volta “noi non lo conosciamo”. Il ciambellano bussava allora per la terza volta alla porta della cripta e il Priore chiedeva ancora “Chi è che bussa?”. La risposta del Ciambellano era “Un povero e miserabile peccatore”. Solo allora il priore apriva la porta e consentiva alla salma dell’imperatore di entrare nella cappella.