A Reggio Calabria la lezione del Master Universitario in Mediazione Penale e Culturale

università dante alighieri“La funzione rieducativa della pena in contesto di criminalità organizzata”.  Questo il titolo della lezione tenuta al Master Universitario di primo Livello in Mediazione Penale e Culturale dal Sostituto Procuratore della Repubblica della DDA Di Reggio Calabria, dott. Giuseppe Lombardo. Il Master organizzato dal Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Reggio Calabria, avv. Agostino Siviglia, in collaborazione con l’Universita’ per Stranieri “Dante Alighieri”, mira a qualificare la figura professionale del Mediatore Penale e Culturale, sempre più attuale nel dibattito riformatore che mira a rendere centrale il ruolo della “giustizia riparativa”: l’incontro cioè fra la vittima e l’autore del reato per tentare una riconciliazione fra le parti e ricomporre la relazione violata a seguito della commissione del delitto. ”I gravi fenomeni criminali si combattano con la formazione, e non la cultura come spesso si dice”, ha detto Lombardo in un passaggio cruciale della sua straordinaria lezione.  ”Bisogna essere formati, professionalmente ed umanamente, per potersi consapevolmente rapportare con le realtà e le persone devianti. È un cammino lungo, ma solo su questa strada si potrà compiere un effettivo processo di risveglio sociale. Nella mia esperienza professionale – ha continuato Lombardo – ho avuto forte la percezione che ci si può “salvare”, anche quando si è intranei a potenti contesti di criminalità organizzata”. ”Spesso”, ha affermato Lombardo, “in determinati contesti non c’è molta possibilità di scelta rispetto al proprio destino, anche perché le alternative di vita sono praticamente inesistenti. Eppure, nell’esercizio delle miei funzioni, ho potuto constatare che anche componenti apicali della criminalità organizzata – penso ai fratelli Barreca protagonisti della guerra di mafia degli anni “80, tutti condannati all’ergastolo e quindi svincolati da possibili atteggiamenti strumentali – possono imboccare la strada di significativi cambiamenti di vita. In questo caso infatti i Barreca, oltre ad avere approfondito gli studi durante la detenzione, laureandosi peraltro con il massimo dei voti, hanno tenuto e continuano a tenere un condotta carceraria esemplare, nel più conforme rispetto delle regole penitenziarie e della convivenza intramuraria, che certamente è di positivo esempio per tutta la popolazione detenuta. Ma questo non è l’unico esempio- ha continuato Lombardo- ecco perché io sono contrario agli automatismi che inibiscono l’accesso ai possibili benefici penitenziari, perché se si è potuto constatare nel corso della detenzione che vi è stata una progressione nel percorso di rivisitazione critica del proprio vissuto e di sostanziale rieducazione penale, le norme non possono ostacolare un processo di rieducazione ma al contrario lo devono governare, con chiarezza, non come accade ora: ci sono troppe norme così oscure e contraddittorie da diventare spesso inaccessibili anche per gli stessi giuristi. Insomma – ha concluso Lombardo – la pena se effettivamente concepita secondo il dettato costituzionale, con un trattamento individualizzato e non spersonalizzato, può davvero salvare, ed il ruolo del mediatore, competente e ben formato, può svolgere un ruolo cruciale nel percorso di risocializzazione del detenuto” Il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Reggio Calabria, avv. Agostino Siviglia, nel graziare il Sostituto Procuratore reggino, che come altri magistrati impegnati nell’attività didattica del Master, ha tenuto la sua lezione a titolo gratuito, si è detto molto soddisfatto del percorso formativo fin qui portato avanti, condividendo l’importanza cruciale della formazione che “attrezza” e che crede in professionisti qualificati che con consapevolezza delle realtà e degli interlocutori che si trovano a fronteggiare, possano concretamente agire per tentare di salvare, sempre, dal male e per il bene, anche chi, per scelta o per mancanze di alternative, si è reso protagonista di una vita criminale distruggendo la propria esistenza e quella dei propri simili. Certo – ha concluso Siviglia – è una via scivolosa ed impervia quella della rieducazione penale in un contesto, come il nostro, imbevuto di mafiosita‘ e devianza criminale, ma se non si punta risolutamente in una formazione adeguata a fronteggiare queste complesse problematiche che involgono le persone e le realtà di riferimento, la battaglia è persa in partenza. È necessario, insomma – ha concluso Siviglia – organizzare bene il bene, così come altrettanto bene è organizzato il male”.