A Reggio Calabria il Giubileo dei carcerati

giubileoNell’anno di grazia e del giubileo,  Papa Francesco ha voluto dedicare il 6 novembre una giornata alla popolazione detenuta per celebrare con loro in Vaticano il Giubileo dei carcerati. Papa Francesco, che ha voluto fortemente questo Anno Santo straordinario, ha pensato proprio a tutti e per i detenuti ha dedicato un momento straordinario chiamandoli a raccolta da tutte le parti d’Italia per celebrare l’Anno Santo a Piazza San Pietro in Vaticano. Per la prima volta oltre mille detenuti provenienti da tutte le carceri d’Italia hanno varcato la Porta Santa sperimentando l’abbraccio misericordioso del Padre che ha mandato suo figlio non per condannare ma per cercare e salvare ciò che era perduto. Con il Giubileo dei carcerati Papa Francesco ha cercato in tutti i modi di presentare, di annunciare e vivere la logica di un Dio che invece di fuggire i peccatori, va in cerca di ogni uomo segnato dalla fragilità umana e dal peccato, lo cerca, lo insegue, fintanto che non lo raggiunge con il suo sguardo d’amore e di compassione. La Casa Circondariale di Reggio Calabria ha risposto, all’invito del Papa ed anche del Ministero – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in maniera convinta e si è presentata all’appuntamento giubilare portando al cospetto di Papa Francesco diciotto detenuti dei due Istituti quello di Reggio Calabria San Pietro e Arghillà. Lo speciale pellegrinaggio,  voluto con tutte le forze dalla direttrice dei due istituti dott.sa Longo, è stato realizzato con l’impegno e lo sforzo di tutte le componenti che intervengono nell’azione rieducativa penitenziaria. L’impegno economico è stato affrontato generosamente attingendo al fondo otto per mille  messo a disposizione dal cappellano dell’Istituto reggino, che ha garantito le spese del pellegrinaggio per i detenuti di San Pietro e di Arghillà, un gesto di attenzione verso i detenuti con il chiaro intento di non farli sentire soli nella strada del “ritorno al Padre”. Il pellegrinaggio ha avuto un grande significato, ha mandato un chiaro segnale di unità oltre che ecclesiale anche di unità di intenti degli operatori. Assieme ai detenuti alla volta di San Pietro sono partiti in pellegrinaggio gli operatori penitenziari dell’area educativa, dell’area della sicurezza, i cappellani dei due istituti, i volontari e operatori di altre aree che hanno sposato l’iniziativa mettendosi al servizio. Al gruppo di Reggio, a Roma, provenienti da ogni parte con i propri mezzi, si sono aggregati i familiari dei detenuti. Si sono uniti al gruppo di Reggio Calabria anche i detenuti provenienti dalle vicine Case Circondariali di Locri e Palmi. Il programma ministeriale prevedeva un primo momento presso la chiesa di “San Giovanni Battista dei fiorentini” con l’incontro di tutti i gruppi provenienti d’Italia e di altri paesi europei per un momento di preghiera e fondamentalmente per un momento di penitenza e riconciliazione. Il programma Penitenziale ha condotto i detenuti a percorrere dalla chiesa  di “San Giovanni Battista dei fiorentini” un percorso simbolico di penitenza,  fino a varcare la Porta Santa della Basilica di San Pietro. Un’impressionante fila di detenuti e operatori, sotto le tante Croci della Misericordia:  da Castel Gandolfo a Via della Conciliazione fino a raggiungere la Porta Santa. Domenica 6 novembre finalmente l’atteso incontro con il Papa dentro la Basilica di San Pietro ove Papa Francesco ha abbracciato tutti ma fondamentalmente è stato abbracciato da tutti. La Basilica si è trasformata in un grande penitenziario proprio per il giubileo; sono arrivati da tutta Italia e da altre 11 nazioni: dalla Lettonia agli USA, dal Messico al Sud Africa. Mille in tutto: alcuni sono reclusi nelle carceri minorili, ma in gran parte tutti condannati in via definitiva e anche ergastolani. Le Parole di Papa Francesco nella sua Omelia  rimangono scolpite  nella memoria di tutti noi e  rappresentano il senso vero di questa Giornata Giubilare  e la traccia da seguire per  un reale cambiamento: “Oggi celebriamo il Giubileo della Misericordia per voi e con voi, fratelli e sorelle carcerati. Ed è con questa espressione dell’amore di Dio, la misericordia, che sentiamo il bisogno di confrontarci. Certo, il mancato rispetto della legge ha meritato la condanna; e la privazione della libertà è la forma più pesante della pena che si sconta, perché tocca la persona nel suo nucleo più intimo. Eppure, la speranza non può venire meno. Una cosa, infatti, è ciò che meritiamo per il male compiuto; altra cosa, invece, è il “respiro” della speranza, che non può essere soffocato da niente e da nessuno. Il nostro cuore sempre spera il bene” Cari detenuti, è il giorno del vostro Giubileo! Che oggi, dinanzi al Signore, la vostra speranza sia accesa. Il Giubileo, per la sua stessa natura, porta con sé l’annuncio della liberazione (cfr Lv 25,39-46). Non dipende da me poterla concedere, ma suscitare in ognuno di voi il desiderio della vera libertà è un compito a cui la Chiesa non può rinunciare.  A volte, una certa ipocrisia spinge a vedere in voi solo delle persone che hanno sbagliato, per le quali l’unica via è quella del carcere. Io vi dico: ogni volta che entro in un carcere mi domando: “Perché loro e non io?”. Tutti abbiamo la possibilità di sbagliare: tutti. In una maniera o nell’altra abbiamo sbagliato. E l’ipocrisia fa sì che non si pensi alla possibilità di cambiare vita: c’è poca fiducia nella riabilitazione, nel reinserimento nella società. Il pellegrinaggio dei detenuti al Giubileo appena conclusosi rappresenta l’ennesima offerta trattamentale che l’istituto di Reggio ha dato ai detenuti; un’offerta trattamentale speciale però, questa volta diversa dalle altre, rivolta a taluni detenuti che hanno già compiuto un percorso di reinserimento e che già godono dei permessi premio; uniti a loro anche detenuti già messi in semilibertà che hanno avuto concesso la licenza premio dal Magistrato di sorveglianza per recarsi a Roma. Poi l’Angelus a Piazza San Pietro. A Piazza San Pietro al momento dell’Angelus sotto una scrosciante pioggia, i detenuti  Reggini  hanno sventolato, dando segno della loro presenza, uno striscione con la scritta:

“RICUCIRE VALE LA PENA”

Striscione realizzato con cura  dalle detenute nel laboratorio di sartoria della sezione femminile di Reggio Calabria. L’esperienza del Giubileo è stata  intensa e vissuta da tutti con spirito di genuino impegno e responsabilità. La risposta dei detenuti in questo speciale evento è stata senz’altro positiva e indipendentemente dai frutti che in futuro si possono raccogliere, si è potuto assistere che ognuno di essi ha sostato davanti alla Porta santa con atto di umiltà rimettendosi alla Misericordia di Dio. La partecipazione al pellegrinaggio dei detenuti è stata volontaria e sia i detenuti che i semiliberi  hanno utilizzato rispettivamente i loro  permessi e le loro licenze che in genere sono dedicate alla famiglia. Il racconto di questo grande  e sicuramente Unico evento  avvenuto nella storia del sistema Penitenziario cui  gli Istituti Penitenziari di Reggio Calabria e Arghillà hanno avuto l’occasione di partecipare  con tutte le forze istituzionali  che possiede,  può  concludersi soltanto con le parole di Francesco:

Nessuno di voi, si rinchiuda nel passato,

 «La storia passata, anche se lo volessimo, non può essere riscritta.

 Ma la storia che inizia oggi, e che guarda al futuro, è ancora tutta da scrivere, con la vostra personale responsabilità.

 Imparando dagli sbagli del passato, si può aprire un nuovo capitolo della vita. Non cadiamo nella tentazione di pensare di non poter essere perdonati».

Emilio Campolo