Tirocini negli Uffici giudiziari, i partecipanti al bando della Regione Calabria: “controllate quei certificati, è dichiarato il falso”

Tirocini negli Uffici giudiziari, ricorsi e richieste per il bando della Regione Calabria: “nei certificati in molti hanno dichiarato il falso”

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In merito al bando della Regione Calabria per i tirocini negli Uffici Giudiziari, stamattina l’assessore al lavoro della Regione Calabria, Federica Roccisano, ha messo le mani avanti: “per fare chiarezza tra i vincitori della graduatoria ed evitare facili strumentalizzazioni o altro è opportuno specificare che abbiamo provveduto a convocare il tavolo tecnico con gli uffici giudiziari per il prossimo 18 ottobre, per definire la convenzione da sottoscrivere e la ripartizione dei tirocinanti beneficiari. Successivamente, saranno avviate tutte le procedure tecniche per iniziare il percorso. Il nostro interesse prioritario è quello di assicurare procedure chiare e trasparenti, nonchè di accelerare i tempi di inizio attività“.

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Già. Ma c’è un passaggio precedente, molto più importante, che i partecipanti al bando chiedono a gran voce, e cioè la verifica della graduatoria. Nei giorni scorsi, infatti, un gruppo di lavoratrici in mobilità in deroga che ha lavorato presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria dal Febbraio 2009 al Settembre 2010 con contratto prestato per il tramite di agenzia interinale (TEMPORARY) e successivamente entrate in mobilità, ha inviato al governatore Oliverio e al dirigente del dipartimento lavoro Varone una nota chiedendo controlli e verifiche sulla graduatoria del bando per mille posti a tempo determinato presso il Ministero di Grazia e Giustizia, partendo dall’evidenza dei fatti che a questo gruppo di lavoratrici non è stato consentito di effettuare i tirocini formativi mentre è stato concesso ad altri dello stesso gruppo che avevano lavorato a Catanzaro.

oliverio (6)Nella nota, viene spiegato in modo dettagliato il bando con una richiesta importante: “non abbiamo dichiarato, ai fini del punteggio, i 20 mesi di esperienza formativa formativa maturata presso gli Uffici giudiziari in quanto presupponevano, come chiaramente detto nel bando, che solo i tirocini formativi presso gli uffici giudiziari avrebbero potuto essere indicati nella domanda di candidatura e come tali valutati. E’ avvenuto, invece, che quasi tutti i candidati ammessi hanno indicato in domanda tutti i periodi di lavoro svolti presso gli uffici giudiziari, senza distinguere i tirocini formativi dal lavoro in somministrazione prestato per il tramite delle agenzie interinali, così da qualificare come esperienza formativa non solo i tirocini formativi ma tutti i periodi di lavoro effettivamente svolti (dichiarando il falso), che sono stati valutati ai fini della graduatoria. In conseguenza di ciò le sottoscritte si sono ritrovate oltre i 1500esimo posto in graduatoria e quindi hanno proposto ricorso a tale valutazione. In conseguenza di tali ricorsi e di altri probabilmente, la Regione, tramite gli uffici competenti, ha ristrutturato solo parzialmente la graduatoria ma, ciò nonostante, le sottoscritte sono state ulteriormente retrocesse in graduatoria oltre il posto 2000“.

Logo-regione-Calabria-1Adesso le partecipanti reggine chiedono a gran voce un intervento di controllo da parte della Regione, per garantire legalità e trasparenza in un bando pubblico: “ci chiediamo – scrivono – se almeno al momento della chiamata i candidati dovranno presentare i certificati dei tirocinei formativi dichiarati, visto che la commissione non li ha controllati, anche semplicemente incrociandoli con i curricula formativi presentati nella stessa domanda dai candidati (non si possono fare nella stesso periodo lavorativo formazione e dipendenza da agenzie di lavoro !!!)“.

Infine, chiedendo un riscontro immediato, fanno comunque presente che senza risposte adeguate adiranno alle autorità competenti “al fine di giungere ad un accertamento sulla legittimità della procedura di selezione di cui al suindicato bando“. Ma l’augurio è che non ce ne sia bisogno e la Regione si faccia garante di quella trasparenza essenziale per un ente pubblico che in una terra come la Calabria dovrebbe assolutamente rappresentare un esempio di legalità.