Terremoto, forte scossa tra Calabria e Sicilia: magnitudo 5.7, epicentro nel vulcano Marsili [DATI INGV E MAPPE]

14876377_10210242362444924_1815035975_o-pngPaura al Sud Italia per una scossa di terremoto di magnitudo 5.7 che alle 22:02 di stasera ha colpito il basso Tirreno, tra Napoli e Palermo, a pochi chilometri dal vulcano Marsili, il “mostro” sommerso nel cuore del Mediterraneo. La scossa è stata molto profonda, con un ipocentro di 474km, quindi non ha provocato nessun danno. Ma le onde sismiche si sono comunque propagate in superficie, tanto che in Calabria tanti hanno avvertito il movimento sismico. Esattamente 10 anni fa, il 26 ottobre 2006, si era verificata una scossa analoga, di magnitudo 5.6 a 280km di profondità, tra Tropea e lo Stromboli.

Perchè si verificano i terremoti a grandi profondità del Tirreno meridionale

Ogni qualvolta un terremoto si verifichi a ridosso dell’ormai noto vulcano Marsili, in tanti si chiedono se la causa possa essere dovuta proprio ad un suo eventuale risveglio. In realtà si tratta dei terremoti al di sotto della crosta terrestre spiegati dalla tettonica a placche, che grazie alla spiegazione della dott. sa Lucia Margheriti, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, possiamo ampiamente spiegare. In queste aree si verificano generalmente eventi tellurici compresi tra i 100 e i 500 chilometri che non si verificano in altre zone d’Italia. In alcuni casi questi terremoti hanno magnitudo anche rilevante. Negli ultimi 5 anni ce ne sono stati due di magnitudo superiore a 5, e in passato, precisamente nel 1938, ce n’è stato uno addirittura di magnitudo 7,1, uno dei più forti registrati nell’area italiana. Come si distribuiscono gli ipocentri in profondità? Osservando in sezione, si nota un volume sismogenetico. Gli ipocentri in profondità non sono sparpagliati, ma si addensano formando una linea che viene chiamata piano di Wadati-Benioff, che definisce un piano inclinato dove la litosfera oceanica sprofonda sotto la litosfera continentale. Il nome deriva dagli scopritori, Hugo Benioff, del California Institute of Technology, e Kiyoo Wadati, dell’Agenzia Meteorologica Giapponese, due sismologi che riuscirono a identificare questi eventi prima ancora della teoria della tettonica a placche. Se osservassimo la sismicità a scala globale, osserveremmo che i terremoti non si distribuiscono su tutta la superficie terrestre, ma si limitano ad alcune zone: i margini delle placche litosferiche. I terremoti molto profondi a loro volta, si distribuiscono solo in alcune di queste aree, in particolare intorno alla placca Pacifica, dove si scontra con le placche circostanti.

La teoria della tettonica a placche spiega come la litosfera si muove e si deforma. In particolare quando due placche litosferiche si avvicinano, una delle due, la placca litosferica oceanica, si flette e va a finire sotto l’altra, formando una zona di subduzione, determinando terremoti superficiali e profondi. Quando due placche invece si allontanano, in un margine divergente, lasciano spazio al mantello per risalire, in particolare alla parte astenosferica dello stesso, formando delle zone di fratturazione se ci troviamo su una placca continentale, o delle dorsali oceaniche. Nel caso specifico del Tirreno, la placca ionica si inflette sotto la Calabria e scende verso nord-ovest, al di sotto del bacino tirrenico. L’antico oceano della Tetide quindi, (il Mar Ionio) si inflette sotto la Calabria e sprofonda sotto il Mar Tirreno dando luogo a un’attività sismica particolarmente profonda. La subduzione non è evidenziata solo dai terremoti profondi, ma anche da un’area che rappresenta un’anomalia di velocità. Come sappiamo la Calabria si muove in direzione opposta all’Africa di 3,5 mm annui, quindi al di sotto della regione c’è una vera zona di subduzione che un tempo era più grande e correva lungo tutta la catena appenninica. Oggi, a causa di rispettivi strappi nella litosfera, la subduzione è limitata a 200 chilometri sotto la Calabria, ed è proprio sotto questa ristretta zona che si verificano i terremoti profondi che osserviamo generalmente al largo del Mar Tirreno.

L’esperto geologo dell’INGV, Alberto Michelini, spiegò ai microfoni di MeteoWeb nel caso di una scossa analoga che “questa rilevante profondità non è un caso raro in questa zona, quella tirrenica appunto, dove il mare unisce Calabria Sicilia ed isole Eolie“. L’esperto, infatti, illustra le specifiche secondo cui la litosfera oceanica sul quale si trova il basso Tirreno è soggetta a continui movimenti subduzionali, oltre alla presenza del vulcano di Stromboli che con la sua attività spesso causa tremori e vibrazioni sul territorio. “E’ logicamente necessario specificare – precisa l’esperto – che l’attività vulcanica stromboliana ed il sisma odierno sono eventi completamente separati: si tratta di due cause molto diverse che portano ad un sisma. Nel caso vulcanico infatti, è il movimento della lava vulcanica e la pressione del gas al suo interno che provocano un tremore in tutta la zona circostante, che accompagnano di solito l’intera eruzione e colata lavica. L’origine è dovuta al movimento di subduzione della litosfera oceanica che sprofonda nella litosfera continentale e questo punto di “scontro-unione” è la causa ed origine di tutte le frequenti scosse che si registrano nella zona“.

Michelini quindi intende specificare che “in questo caso, l’evento sismico è completamente indipendente dall’attività vulcanica stromboliana” Del resto gli esperti hanno confermato come la conformazione subduzionale è molto particolare in questa zona, con uno strappo di circa 200 chilometri in corrispondenza della Calabria in linea di massima.