Reggio Calabria: sessanta corsisti, tra direttori di gara e giudici, allo stage arbitri regionale del Csi Calabria

csi-1Sport di cittadinanza: il percorso del Centro Sportivo Italiano di Reggio Calabria tracciata per il quadriennio 2016-2020. Uno Sport che diventa percorso per le vite di chi lo pratica e per fare ciò si serve, in primis, del rispetto delle regole. Nasce da quì l’idea, condivisa con il Coordinamento regionale del Csi Calabria, di promuovere il classico stage arbitri a Gambarie d’Aspromonte. Sessanta corsisti da tutta la regione hanno condiviso un week end formativo con i professionisti del centro nazionale del Csi, Carmine Di Pinto, Alessandro Armellino e Cristiano Nicosia. Un training che è iniziato con un allenamento culturale di primo piano assieme al Presidente della Commissione Giustizia del Senato della Repubblico, Nico D’Ascola, ordinario di diritto penale e senatore. A D’Ascola è stato posto un vero e proprio question time che ha permesso agli sportivi presenti di interagire con una carica istituzionale discutendo di temi complessi partendo da esempi «da campo». “La giustizia che educa” è stato il tema del confronto alla presenza anche del Direttore dell’Area Sviluppo del Sud del Csi, Salvatore Maturo. «La giustizia per educare deve essere una giustizia in grado di determinare un orientamento culturale all’interno della società», ha spiegato il Senatore D’Ascola. Ma come calare questo assioma nella realtà dello sport di base? «L’arbitro – spiega Paolo Cicciù, presidente provinciale Csi e promotore dell’incontro – ha un ruolo di garante dell’equità. In fondo, proprio come prevede l’ordinamento, si stila un patto sociale tra atleta ed ente di promozione sportiva, quale il Csi, che deve prevedere una visione altra della sanzione». A tal proposito nel corso della conversazione è emersa la buona prassi del Centro Sportivo Italiano relativo alle pene alternative alle squalifiche, ossia la possibilità di «scontare in attività di volontariato le sanzioni disciplinari che superino i tre turni di inibizione», come ha spiegato il responsabile della Commissione giudicante del Csi, Carmine Di Pinto. Un’intuizione che l’assemblea dei convenuti chiede al senatore D’Ascola di sostenere rispetto anche al mondo federale. «L’articolo 27 della nostra Costituzione – spiega il senatore Nico D’Ascola – fissa il principio di rieducazione. La pena deve tendere alla rieducazione». Un principio che ben si coniuga con il gesto simbolico che è stato parte integrante dell’incontro. Sono stati, infatti, consegnati i fischietti a tre ragazzi della Comunità ministeriale di Reggio Calabria che, nelle more del protocollo operativo “Le Regole del Gioco” con il Garante dei detenuti reggino, inizieranno la loro attività da direttore di gara nei campionati giovanili del Csi. «Ci sta un’attenuazione del valore della rieducazione», ha stigmatizzato D’Ascola, plaudendo all’iniziativa. Questa però non è l’unica battaglia da condividere con le Istituzioni: in ballo c’è il diritto di tantissimi bambini a cui viene negata l’opportunità di disputare i campionati degli enti di promozione sociale nel nome di strumentali logiche di appartenenza. Su questo punto, il Presidente della Commissione Giustizia del Senato, Nico D’Ascola, ha dato appuntamento ai vertici regionali e nazionale del Csi ad un’audizione ad hoc per approfondire il tema. «Nella storia del Csi – ha concluso Giorgio Porro, presidente regionale dell’ente – è ridondate la ricerca di dialogo con le Istituzioni. Vogliamo giocarci una partita importante: quella dell’inclusione sociale attraverso lo Sport».