Reggio Calabria prova a vendere grano grazie al tecnologo alimentare che ha riunito i panificatori reggini nel “Pane dello Stretto”

Reggio Calabria, Tecnologo Alimentare Antonio Paolillo ha riunito i panificatori reggini nel “Pane dello Stretto”, prodotto tipico del territorio

pane-dello-stretto-01Che Reggio Calabria non abbia mai venduto grano è, purtroppo, una frase che spesso si sente dire e in un contesto di panificazione, non si poteva non ricorrere a tale proverbio. A cosa è dovuta questa “mancata vendita”? E’ dovuta al fatto che alcuni imprenditori, specialmente negli anni passati, non sono riusciti a fare rete tra loro cosicché a Reggio non si è mai prodotto nulla di buono. Ogni prodotto, per ognuno degli imprenditori, è il migliore che esista e “l’erba del vicino” in alcune zone non è sempre la più verde ma quella da bruciare. Il successo del Pane dello Stretto, da poco insignito anche del marchio “Area dello Stretto” è il simbolo di un’imprenditorialità che collabora, si confronta, cerca insieme soluzioni ma anche una pregiatissima qualifica enogastronomica finalizzata alla promozione delle tipicità locali.

pane-dello-stretto-02Quando prese forma l’idea, da parte dell’Accademia delle Imprese Europea, di creare attorno al pane un marchio che lo potesse contraddistinguere, l’impresa si presentò già alquanto ardua perché significava coinvolgere più panificatori, ognuno con la propria ricetta e tradizione, verso la produzione di un unico prodotto da forno. Qui l’intervento del Tecnologo Alimentare Antonio Paolillo il quale riunendo i panificatori interessati al progetto ha illustrato loro, da subito, quale  fosse la tecnologia da applicare per la creazione del Pane dello Stretto, nel rispetto della tradizione produttiva di ogni panificatore, il tecnologo, ha raccolto le esperienze di tutti riuscendo a far confluire le diverse tecniche produttive verso un’unica direzione, così si è creato insieme ai panificatori un unico disciplinare che li riunisce sotto un marchio di sicura qualità.

paneProvenienze delle farine (100% Calabresi), lievitazione, tempo e temperature di cottura sono operazioni unitarie scrupolosamente rispettate dagli aderenti al progetto “Pane dello Stretto”. E’ di pochissimi giorni fa la pubblicazione dei dati emersi da un’analisi della Coldiretti nella quale si evidenzia un crollo del 3% degli acquisti nel 2015 riguardante il consumo di pane degli italiani raggiungendo il minimo storico. Questo dato fa emergere come siano cambiati i consumi degli alimenti da parte degli italiani. In momenti di crisi come questi, è ormai assodato, che l’unica via di uscita, specialmente nel comparto agroalimentare, è l’unione tra gli imprenditori. Il pane, da sempre fonte di nutrimento e convivialità, simbolo per eccellenza anche della religione cattolica, rientra a pieno titolo in quel paniere di alimenti come l’olio, il vino e il pesce che sin dall’antichità hanno rappresentato la pace, la salute e il benessere dei popoli. Il Pane dello Stretto oggi si pone anche l’obiettivo di sensibilizzare i consumatori a un consumo consapevole e partecipato. Sapere perché si mangia, è ovvio ma sapere cosa si mangia resta un mistero per molti di noi. Ripartiamo dunque dal pane quale alimento umile al pari dell’acqua fatto con pochi e semplici ingredienti ma che ha segnato da sempre la storia dei popoli e delle loro radici e tradizioni.