Reggio Calabria, la Sogas è fallita. Ethos: “va a picco un modo di far politica che per anni ha imperato in città”

aeroporto dello stretto“Fallisce la Sogas e con essa,inutile nascondersi dietro un dito,fallisce un modo di far politica che per anni ha imperato nella nostra città e che ancor oggi continua ad essere modus operandi di una gran parte della classe dirigente reggina e regionale. Soldi pubblici per decine di milioni di euro sperperati e gettati nel pozzo senza fine di un ente gestito non per fornire servizi ai cittadini,ma voti ai vari rais di turno di destra e di sinistra che lo hanno gestito come un feudo personale,riuscendo nella memorabile impresa di farlo fruttare per loro e farlo fallire per noi. Delle assunzioni fatte a piè di lista,degli stipendi faraonici,della mancanza di un serio piano industriale, di un assoluta mancanza di manager seri e competenti,della cronica mancanza di collegamenti verso la Sicilia e verso il nostro entroterra è inutile parlarne ancora,visto che questi temi sono stati esposti in più riprese dalla nostra associazione,ma del futuro forse è ancora utile parlarne”, scrive in una nota Giovanni Sergi, presidente di Ethos. “Già il futuro che attende il nostro scalo- prosegue-  può essere ancora un futuro economicamente sostenibile in un solo caso e cioè nel caso in cui la politica smetta di occuparsi dello stesso e dia spazio ad una gestione mista che coinvolga capitali e management privati con in più una componente di privati cittadini (public company) che possa liberamente gestire e programmare su base pluriennale una politica seria e sostenibile. Ma visto che il lupo perde il pelo ma non il vizio ecco che la longa manus della politica calabrese ha già intravisto la possibilità di uno strepitoso “pago uno e prendo tre” e stia cercando di appropriarsi del Tito Minniti e dello scalo crotonese attraverso la società di gestione dell’aeroporto di Lamezia Terme,dalla padella alla brace,senza che ne la politica nostrana ne i nostri imprenditori battano un colpo,meglio non disturbare il manovratore chissà che qualcosa in cambio del silenzio prima o dopo non arrivi”, conclude.