Reggio Calabria: “grandi cambiamenti previsti per l’agricoltura calabrese”

Grandi cambiamenti sono previsti per l’agricoltura calabrese secondo il consigliere regionale D’Acrì

agricoltura“Con il Piano di Sviluppo Rurale 2014/2020 abbiamo concretizzato scelte importanti e decisive che, se condivise e sostenute fino alla fine, potranno determinare il tanto auspicato e necessario cambio di passo per l’agricoltura calabrese; sono scelte che rispondo a criteri di modernità e forniscono risposte a precise esigenze del sistema agricolo regionale, dal ricambio generazionale alla cooperazione, dalle filiere da riconfigurare ai sostegni per la commercializzazione. Una vera e propria strategia che ha messo al centro di ogni scelta, e delle risorse assegnate, i punti critici da superare ed i fattori positivi da sostenere. In questa strategia rientrano a pieno titolo i Gal, i Gruppi di Azione Locale, organismi caratterizzati da partnership di natura mista, pubblico-privata, ed il cui compito prioritario è quello di elaborare il Piano di Azione Locale (PAL) da attuare grazie alle risorse destinate nell’ambito del PSR. Ed anche in questo caso occorre avere il coraggio della verità e dire, senza infingimenti, che era ed è completamente inutile continuare con la logica di finanziamenti a pioggia, dovevamo lasciarci alle spalle l’eccessiva frammentazione degli interventi ed un’articolazione in GAL le cui dimensioni erano tali da non poter seriamente parlare di progetti di sviluppo territoriale.

Così abbiamo fatto definendo 13 aree omogenee e di dimensioni sufficienti con ogni Gal che doveva esprimere in termini di risorse umane, finanziarie ed economiche, una massa critica sufficiente a sostenere una strategia di sviluppo duratura; insomma un approccio serio, non episodico e ben lungi dall’essere rivolto alla tutela di piccole logiche personali o di campanile. Venendo al merito delle osservazioni mosse dal presidente del Cogal Monteporo-Serre Vibonesi Paolo Pileggi  è bene mettere in evidenza quale sia stata la procedura seguita anche al fine di evitare che, come spesso è accaduto in Calabria, dichiarazioni avventate e polemiche personali gettino ombre su un percorso che non solo è stato lineare ma costituisce un esempio di modernità amministrativa e lungimiranza nella programmazione delle risorse comunitarie che viene presa ad esempio da regioni più “avanzate” della nostra. Il percorso è facilmente riassumibile: è stato emanato un bando pubblico sulla base del quale, all’interno di un’area geografica definita, più soggetti potevano candidarsi, attraverso la presentazione di un’apposita proposta progettuale; il bando prevedeva che all’interno della stessa area territoriale poteva essere selezionata, sulla base di una graduatoria di merito, una sola proposta progettuale; sia le caratteristiche dei soggetti proponenti che i criteri di valutazione delle proposte progettuali erano contenuti nel bando medesimo. Su 13 aree territoriali definite è bene evidenziare che in 12  è stata candidata una sola proposta progettuale, ragion per cui si è resa necessaria la valutazione di merito ma non la graduatoria; solo a Vibo Valentia sono state avanzate due proposte, entrambe ritenute ammissibili. Nel merito al GAL “ TERRE VIBONESI”  sono stati assegnati 49 punti e al GAL “ MONTE PORO SERRE VIBONESI” 44 punti; la  valutazione è stata effettuata da una commissione composta da funzionari del Dipartimento Agricoltura e da un panel composto da tre componenti del  “Nucleo regionale valutazione e verifica degli investimenti pubblici”  esperti in sviluppo locale/programmazione comunitaria,    sulla base di criteri non discrezionali ma fissati nel bando e dunque pubblici.

Parlare di complotto, come fa il presidente del Cogal Monteporo-Serre Vibonesi, Paolo Pileggi,    risulta, dunque assolutamente scorretto e fuorviante; contestare a prescindere senza nemmeno conoscere i singoli punteggi riportati nella griglia di valutazione è atteggiamento da respingere con forza perché le procedure sono state lineari ed i verbali della Commissione, come è naturale che sia, sono trasparenti e assolutamente accessibili ai portatori di interesse che ritengono lesi i propri diritti. Ciò che però non può essere consentito è che qualcuno alimenti polemiche e metta nero su bianco delle ovvietà  degne del miglior Catalano e che cioè i “fondi comunitari non possono essere ritenuti proprietà di una corrente politica”;  si tratta di ovvietà ma affermarle dopo aver adombrato l’esistenza di complotti e disegni preordinati le qualifica come dichiarazioni gravi ed estremamente diffamatorie. Al Presidente del Cogal Monteporo-Serre Vibonesi è consentito, naturalmente, contestare tutto ciò che vuole, verificare ciò che ritiene opportuno, divertirsi nelle polemiche politiche che più gli aggradano ma ciò che non  gli è affatto consentito è adombrare sospetti sulla correttezza dei comportamenti del sottoscritto o sminuire la competenza tecnica dei dirigenti che sono stati impegnati nella Commissione. Ed infatti, dopo aver dato per certe tutte le diffamatorie affermazioni contenute nel suo comunicato, alla fine afferma che se l’accesso agli atti dovesse confermare il “disegno preordinato” o il “complotto” investirà della  vicenda “le magistrature competenti anche europee”: Quindi il “complotto”, il “disegno preordinato”, i “fondi di proprietà di una corrente politica” come li consideriamo? Fatti asseriti come certi ma ancora  in attesa di conferma o un semplice  sproloquio per incontinenza polemica e politica?”